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26.01.2021 - 17:500

Situazione gravissima, serve l'aiuto di tutti

HotellerieSuisse Ticino

La situazione è molto più grave di quello che si possa pensare: serve l’aiuto di tutti. Siamo dell’idea infatti che sia giunto il momento di trasmettere un segnale forte dal Ticino, poiché senza hotel e strutture ricettive è a repentaglio l’intera destinazione. Senza risorse finanziarie si riducono gli investimenti, gli effettivi, e con pochi collaboratori anche il livello di accoglienza calerà vertiginosamente.

Pregandovi di prendere visione della lettera sottostante, vi chiediamo sinora un incontro, anche virtuale, al fine di spiegare al meglio la nostra situazione e la natura delle nostre richieste.

Alla luce delle nuove direttive a livello federale, il nuovo messaggio che conterrà le misure di aiuto per i casi di rigore, sarà discusso dal Parlamento nella seduta del 25-27 gennaio 2021. È necessario fare sentire ora la voce del Ticino turistico che sostiene l’economia per oltre il 10% del PIL. Nessun imprenditore vuole correre il rischio di vedere vanificato lo sforzo imprenditoriale di anni nel giro di pochi mesi considerato che allo stato attuale, non ci si sia ancora resi conto di quanto il nostro settore (alberghi, ristorante e la filiera) è importante.

Come Hotelleriesuisse ci siamo adoperati per portare avanti gli interessi della categoria, purtroppo siamo stati solo parzialmente ascoltati. Ora ci serve l’aiuto e il sostegno della politica.

Il settore della ristorazione beneficerà direttamente degli aiuti a fondo perso, senza dover più dimostrare la perdita di fatturato, e senza nessuna distinzione tra business e leisure.

Il settore alberghiero è invece in un limbo molto pericoloso perché non sono chiare le condizioni di chi abbia accesso agli aiuti e non è possibile fare nessuna pianificazione strategico-finanziaria per i prossimi mesi. Nel messaggio 7948 del 23.12.2020, si parla di aiuti per il turismo degli affari (MICE) e non di turismo in generale. Questa distinzione è per noi inaccettabile ed insostenibile. Come si fa a definire un albergo “business” o leisure”? Come si fa ad aiutare una sola parte degli albergatori di una destinazione ben precisa? Riteniamo più sensato agire su cifre concrete, ossia sulla perdita di fatturato.

Ogni qualsiasi distinzione non ha nessun senso e risulterebbe molto discriminante e pericolosa. Confederazione e Cantone devono capire che è fondamentale applicare gli aiuti a tutto il settore turistico.

Qui riassumiamo le nostre principali considerazioni e chiediamo alla Deputazione ticinese il proprio intervento:

1. Nessuna distinzione tra turismo degli affari e turismo leisure: la prima grande incognita è questa. Nessuno capisce cosa significhi turismo d’affari e soprattutto come possa essere calcolata tale difformità. In Ticino nessun albergo si può definire al 100% congressuale. La crisi ha colpito tutti, business e leisure. La chiusura forzata in primavera e poi la chiusura dei ristoranti in autunno ha bloccato la domanda alberghiera. Una buona estate non compensa i mesi arretrati e non può compensare la perdita di business da novembre 2020 all’estate 2021, perché la domanda non riprenderà prima dell’estate. Il riferimento non è attribuito a quelle strutture che sottostanno alle chiusure stagionali, ma di tantissimi hotel che restano aperti tutto l’anno, con grande sacrificio. Sono anni che si parla di destinazione da destagionalizzare. Sono anni che si chiede agli hotel di rimanere aperti anche d’inverno. Ma con la chiusura dei ristoranti e la non chiusura degli hotel, siamo “morti che camminano”. E anche chi ha un ristorante in hotel, lo tiene aperto obbligato dalle circostanze, ma la perdita economica è grande. Le strutture che hanno avuto una stagione relativamente positiva, non raggiungeranno il calo della cifra d’affari richiesta per essere considerati casi di rigore e si autoescluderanno dagli aiuti (lo stesso vale per le strutture stagionali). Non serve quindi la distinzione tra turismo d’affari e turismo leisure, che è discriminatoria ed è impossibile da dimostrare. Chiediamo che sia preso in considerazione il settore turistico in generale, come fatto negli altri Cantoni. È sufficiente fare un giro sui vari portali (https://covid19.easygov.swiss/it/casi-di-rigori-punti-dicontatto-cantonali/) per rendersi conto che non è stata applicata alcuna distinzione al settore turistico-alberghiero.

2. 30% invece del 40%: una perdita della cifra d’affari del 40% è troppo alta. Chiediamo sia abbassata almeno al 30%. Ricordiamo che l’intero settore della ristorazione sarà considerato in automatico come casi di rigore, senza dover dimostrare alcuna perdita. Anche loro hanno avuto una buona estate e hanno beneficiato dei vari incentivi cantonali, eppure, e questa lettera lo testimonia, siamo ancora costretti a proteggere il settore alberghiero, quello maggiormente colpito.

3. Investimenti: negli ultimi 4 anni sono stati investiti più di 100 milioni nel settore alberghiero ticinese. Ora, senza aiuti, si rischia di vanificare lo sforzo intrapreso negli ultimi anni per innovare e riposizionare il settore. Sono da proteggere le strutture sane, all’avanguardia e virtuose di questo Cantone e inviare un chiaro segnale: “vi siamo vicini, non smettete di essere imprenditori”;

4. Assunzioni: la totale incertezza della situazione, mette in pericolo centinaia di posti di lavoro. Impossibile pianificare la stagione. Ottenere gli aiuti permetterebbe di pianificare l’anno e trasmetterebbe sicurezza agli albergatori per assumere il personale così da garantire un alto standard di accoglienza;

5. Fallimenti: vista la sempre più difficile situazione, inizieranno i fallimenti, come già sta succedendo nel resto della Svizzera. Il rischio è che le strutture che chiuderanno, non apriranno più, con conseguente perdita di posti letto per la destinazione. E non parliamo di strutture già in difficoltà prima della crisi, ma ci riferiamo soprattutto alle strutture medio-piccole, che tanto hanno investito ma che non hanno la forza finanziaria per reggere una seconda ondata di zero turismo;

6. Schiaffo morale per gli imprenditori: gli albergatori che hanno costantemente investito e non si sono mai fermati nell’innovare il proprio prodotto, ora si trovano in difficoltà, per cause a loro non attribuibili. Che senso ha continuare ad investire allora? La totale incertezza influenzerà gli investimenti nelle strutture, le assunzioni di personale o addirittura la chiusura delle attività. Ne sono toccate tutte le realtà imprenditoriali - anche quelle sane -, che da anni investono, innovano, frequentano corsi di formazione come la pop-up Academy Ticino, ma che sono a rischio di veder vanificati tutti gli sforzi di questi ultimi anni. Siamo a favore degli aiuti per il settore della ristorazione, ma vedere realtà che hanno fatto ben poco per innovarsi negli anni passati, ricevere il 20% a fondo perso in automatico e lasciare la categoria degli albergatori, che tanto ha investito, in balia di sé stessi è un segnale assolutamente negativo. Alcuni imprenditori virtuosi si sentono abbandonati anche perché sono quelli che in questi anni hanno investito molto nell’innovazione, nel riposizionamento, nel know-how proprio e dei propri collaboratori.

In conclusione, siamo a rendere attenta la Deputazione ticinese della situazione difficile che il settore alberghiero sta vivendo.

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