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ISRAELE

Scrutinio terminato, ora si tratta. L'ombra del Qatar sul voto

Il voto arabo continua a essere al centro dell'attenzione, tanto da suscitare una presa di posizione dello Shin Bet
Scrutinio terminato, ora si tratta. L'ombra del Qatar sul voto
Amir Levy/Getty Images
Fonte Silvana Logozzo, Ansa
Scrutinio terminato, ora si tratta. L'ombra del Qatar sul voto
Il voto arabo continua a essere al centro dell'attenzione, tanto da suscitare una presa di posizione dello Shin Bet

TEL AVIV - A spoglio completato, la mappa elettorale uscita dalle urne resta come 24 ore prima. Ma un'ombra è calata sull'entusiasmante affluenza ai seggi israeliani fotografata il 27 ottobre.

Il presunto ruolo del Qatar
Informazioni «eccezionalmente gravi» riferite dal capo dello Shin Bet, David Zini, hanno spinto il presidente della Commissione elettorale centrale israeliana, Noam Sohlberg, a chiedere al servizio di intelligence di indagare sul sospetto che il Qatar abbia inviato ingenti fondi per influenzare il voto arabo.

Doha ha negato con un lungo comunicato. Il Likud di Benjamin Netanyahu ha reagito immediatamente soprannominando la vicenda 'Ra'amgate', dal nome del partito arabo di Mansour Abbas. E ha fatto circolare la notizia secondo cui sarebbe in procinto di presentare un ricorso per chiedere l'annullamento dei risultati elettorali nei seggi dove esiste il sospetto di corruzione.

Eisenkot contro Netanyahu
Gadi Eisenkot ha attaccato: «Netanyahu, abituato a gestire la realtà attraverso menzogne, manipolazione dell'opinione pubblica e creazione di caos, sta orchestrando una campagna per costruire una delegittimazione artificiosa sull'operato della prossima Knesset». Il presidente Isaac Herzog è intervenuto mettendo in chiaro che «anche in un momento delicato come questo, non si deve infangare un'intera comunità che ha cercato di esercitare il proprio diritto di voto e di prendere parte attiva alla democrazia».

Lo Shin Bet interviene
In una rara nota ufficiale, quindi, lo Shin Bet ha chiarito che le informazioni alla base dell'inchiesta «derivano dalla raccolta di dati svolta dall'agenzia e non provengono da alcun partito o entità di alcuno schieramento politico». Inoltre «è un'inchiesta mirata e circoscritta, che non ha l'obiettivo di incolpare un intero settore (quello arabo, ndr) che si è recato alle urne democraticamente e legalmente».

Lo stallo
Per comprendere le posizioni attuali delle due parti politiche contrapposte bisogna guardare i numeri usciti dalle urne: il blocco di Netanyahu ha 53 seggi, quello del Cambiamento 48, i partiti arabi ne hanno 19. Il Likud del premier uscente resta il partito più grande con 27 seggi, mentre Yashar dell'ex capo dell'Idf resta a 21.

Di fatto non è stata raggiunta una maggioranza determinante, facendo permanere la situazione di stallo che si era già vista nei sondaggi pre-elettorali. Il primo ministro martedì ha dichiarato che le elezioni sono state «rubate dai partiti arabi».

C'è un terzo polo
Giovedì la risposta di Sami Abou Shahadeh, leader di Balad, uno dei partiti arabi della Lista Unita: «Un uomo accusato di corruzione, frode e abuso continua a incitare all'odio contro il 20% dei cittadini del Paese». Ancora più ferma la replica di Mansour Abbas, capo di Ra'am, che rivolgendosi a Netanyahu, come viene chiamato in arabo, dice: «Ad Abu Yair (padre di Yair), che impiega agenti qatarini nel suo ufficio, diciamo che non ci sarà nulla, Ra'am non c'entra nulla».

Il capo dei Democratici Yair Golan, che in giornata ha incontrato Abbas per discutere di un esecutivo guidato da Eisenkot, ha rincarato, «Netanyahu ha subito una schiacciante sconfitta. Il popolo lo ha destituito e lui si rifiuta di accettare la decisione. Sta cercando di contestare i risultati elettorali attraverso una vile campagna di delegittimazione contro il popolo arabo».

Ora, la Lista Unita (che riunisce tre fazioni arabe) e Ra'am sono il terzo polo, l'arbitro delle prossime trattative. Anche se gli analisti ritengono improbabile che le opposizioni tentino un'alleanza con partiti arabi o formino un governo di minoranza con il loro sostegno, dato che molti di loro non intendono unirsi con fazioni non sioniste.

Presunta corruzione elettorale, quattro arresti
Come se non bastasse, la polizia ha arrestato nel sud di Israele quattro uomini con l'accusa di presunta corruzione elettorale; tre sono presidi di scuole a Tel Sheva e Segev Shalom. L'indagine della polizia non è collegata al caso di sospetta interferenza del Qatar nelle elezioni di cui si occupa lo Shin Bet. A cui la Commissione elettorale ha chiesto di avere le conclusioni delle indagini entro una settimana.

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