Castelli o Fortezza?

I cittadini di Bellinzona sono chiamati oggi alle urne anche per decidere il futuro del progetto da 19 milioni di franchi
BELLINZONA - La domanda, in estrema sintesi, è quella riportata nel titolo, ma non si tratta solo di una semplice questione di nome. Dietro, come andremo a breve a ripercorrere, c'è molto di più. Castelli o Fortezza? I cittadini di Bellinzona andranno oggi alle urne anche per esprimersi su quello che sarà il futuro dello storico comparto, riconosciuto da oltre un quarto di secolo come patrimonio dell'UNESCO.
Di Fortezza, nella capitale, si parla ormai già dal 2021, anno del cambio di denominazione. La questione ha però raggiunto il suo culmine solo nei primi mesi di quest'anno, sfociando infine nella raccolta di oltre 4'600 firme per il referendum (oltre 3'700 quelle infine validate dal comune) "Salviamo i nostri Castelli" in opposizione al progetto da 19 milioni di franchi licenziato dal legislativo bellinzonese.
I "punti cardinali" del "no" alla Fortezza
I contrari al progetto ─ tra i quali anche Brenno Martignoni Polti, già sindaco di Bellinzona e oggi membro del legislativo cittadino per il NOCE ─ hanno compilato un elenco di quindici punti. I punti cardinali dell'opposizione alla Fortezza sono però, sostanzialmente, quattro. E il primo riguarda proprio il nome, perché, citiamo, «i Castelli di Bellinzona non sono un brand da reinventare. Sono storia, identità, bene comune». Vi è poi la questione, molto calda, dell'introduzione di un biglietto d'ingresso per le aree della Galleria della Murata e la corte interna di Castelgrande, oggi liberamente aperte al pubblico.
Infine, ci sono la gestione e i costi. La prima, come noto, passerebbe dopo la fase 1A nelle mani di una Fondazione. L'ultima invece pone sotto la lente la sostenibilità finanziaria del progetto. Presentando i propri argomenti alla stampa, il fronte del "no" ha invitato la cittadinanza a considerare il credito complessivo di 19,061 milioni di franchi alla luce della situazione finanziaria cittadina. «Ci sono i tagli sulla scuola, i tagli sugli anziani» e «in un momento come questo tutti i soldi pubblici devono essere destinati in maniera prioritaria alle cose più urgenti».
«Facciamoci Belli»
A contrapporsi al "no", sostenendo il progetto della Fortezza, è invece il comitato civico "Facciamoci Belli" ─ composto da un ampio fronte di figure legate a commercio, ristorazione, settore alberghiero, cultura, imprenditoria, sport e informazione ─ che guarda in primis alle ricadute positive per il turismo e, più in generale, per tutto il tessuto economico e culturale locale.
Il sito riconosciuto dall'UNESCO è, citiamo, un «regalo della storia» da valorizzare. Inoltre, ricorda il fronte del "sì", dei 19 milioni di franchi previsti solamente 4,5 saranno a carico della Città mentre il resto della cifra arriverà da Cantone e Confederazione. La "Fortezza", sempre secondo il comitato, porterà in dote cinque nuovi posti di lavoro e un indotto stimato in oltre 14 milioni di franchi, ampliando l'attrattiva dell'offerta turistica durante tutto l'anno e creando i presupposti per ulteriori investimenti locali.
Il "sì" delle Città
A pochi giorni dal voto, il progetto ha incassato inoltre il pubblico sostegno anche da parte dei sindaci di Lugano, di Locarno, di Chiasso e di Mendrisio, che hanno parlato di un progetto «che favorisce tutto il Ticino». Quella di Bellinzona «è un’iniziativa complementare a quanto fatto dalle nostre Città nell’ambito culturale ma non solo, rientrando appieno nel concetto di Città-Ticino. In un’epoca positivamente influenzata dall’avvento, oramai dieci anni fa, della nuova Galleria di base del Monte Ceneri, un’opera che ha avvicinato ulteriormente i nostri centri, un importante investimento locale come quello della Fortezza è più che mai favorevole anche alle realtà collegate, in un’ottica di complementarità dell’offerta turistica cantonale».



