Anche la GISO replica all'UDC: «I vostri risparmi rischiano di ricadere sulle famiglie»

Alla "Dichiarazione di Ascona" i giovani socialisti rispondono con un'iniziativa parlamentare di Yannick Demaria che chiede l'obbligo di valutare gli effetti delle riduzioni delle prestazioni pubbliche prima di ogni decisione
I tagli alla spesa pubblica possono alleggerire i conti del Cantone, ma rischiano di trasferire i costi direttamente sulle famiglie. È l'accusa che la Gioventù socialista rivolge all'UDC in risposta alla Dichiarazione di Ascona, con la quale i democentristi propongono di risanare le finanze cantonali attraverso il contenimento della spesa, escludendo aumenti di imposte e tasse.
Per rendere visibili le conseguenze dei tagli sulla popolazione, la GISO sostiene un'iniziativa parlamentare di Yannick Demaria, elaborata con il contributo dell'Associazione per la difesa del servizio pubblico, il cui obiettivo è introdurre l'obbligo di valutare gli effetti delle riduzioni delle prestazioni pubbliche prima che vengano decise.
«Il bisogno rimane, anche quando il Cantone taglia»
Secondo la GISO, la strategia dell'UDC trascura un aspetto fondamentale: quando lo Stato smette di finanziare una prestazione, il bisogno non scompare necessariamente. A cambiare è chi deve sostenerne il costo. Le conseguenze, sottolineano i giovani socialisti, possono assumere forme diverse: una prestazione privata da pagare, un aiuto al quale rinunciare oppure ore di assistenza che i familiari devono assumersi personalmente, magari riducendo la propria attività lavorativa.
«Un risparmio per il Cantone può essere semplicemente una spesa trasferita alla popolazione. Le famiglie pagano attraverso nuove fatture, minori prestazioni o lavoro gratuito, spesso svolto dalle donne a scapito del reddito e dell'indipendenza economica. Chi promette di proteggerne il potere d'acquisto deve rendere conto anche di questo prezzo, invece di fermarsi alla cifra cancellata dal bilancio», afferma Demaria.
Una valutazione obbligatoria prima dei tagli
Per affrontare il problema, l'iniziativa parlamentare generica propone di modificare l'articolo 57 della legge sul Gran Consiglio, introducendo nei messaggi governativi una valutazione dell'impatto sulle prestazioni pubbliche.
In concreto, prima di sopprimere, ridurre in modo sostanziale, esternalizzare o privatizzare un servizio, il Consiglio di Stato dovrebbe analizzare le conseguenze della decisione su diversi aspetti: l'accessibilità delle prestazioni, la loro qualità e continuità, le condizioni del personale e il mantenimento delle competenze all'interno dell'amministrazione pubblica.
La valutazione dovrebbe inoltre quantificare gli eventuali oneri trasferiti ai Comuni, agli utenti e alle famiglie. Il Governo sarebbe chiamato anche a illustrare le alternative prese in considerazione e a prevedere verifiche successive, con la possibilità di introdurre correttivi qualora emergessero conseguenze problematiche. L'intento, spiega la GISO, è fare in modo che le decisioni di risparmio non vengano giudicate esclusivamente in base alla riduzione della spesa cantonale, ma tengano conto anche degli effetti economici e sociali sulla popolazione.
La richiesta all'UDC: «Dite quali prestazioni volete ridurre»
C'è inoltre una richiesta rivolta ai democentristi, a cui viene chiesto di indicare quali prestazioni pubbliche si intenda ridurre per raggiungere gli obiettivi di risanamento finanziario annunciati nella Dichiarazione di Ascona, chiarendo inoltre chi sarebbe poi chiamato a sostenerne le conseguenze. «Le famiglie non possono continuare a essere la riserva sulla quale scaricare il risanamento».



