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Allevamento ovicaprino, è tempo di avere dei numeri

Un quadro aggiornato permetterebbe di adottare misure adeguate per scongiurare quello «che si potrebbe prefigurare come un vero e proprio tracollo», dovuto ai grandi predatori
Allevamento ovicaprino, è tempo di avere dei numeri
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Fonte Il Centro
Allevamento ovicaprino, è tempo di avere dei numeri
Un quadro aggiornato permetterebbe di adottare misure adeguate per scongiurare quello «che si potrebbe prefigurare come un vero e proprio tracollo», dovuto ai grandi predatori

Il Centro chiede dati sul calo dell'allevamento ovicaprino: «Si rischia un vero tracollo»

BELLINZONA - Quante pecore e quante capre restano in Ticino, e quanti alpeggi vengono ancora caricati? A chiederlo al Consiglio di Stato è il Gruppo il Centro + Giovani del Centro, con un'interrogazione presentata il 3 novembre dal deputato Giovanni Berardi e cofirmata da Corti, Cotti, Dadò, Demir, Ghisla e Pinchetti.

L'atto parlamentare punta a ottenere dati statistici aggiornati sull'evoluzione di un settore che, ricordano gli interroganti, deriva dall'antica pratica dell'agricoltura di sussistenza e ha contribuito a forgiare un territorio «in buona parte molto impervio e ostile». Grazie all'allevamento ovicaprino, si legge nella premessa, in passato anche gli angoli più reconditi poterono essere gestiti, con beneficio non solo per la sussistenza della popolazione, ma anche per la conservazione dello spazio rurale e un'occupazione decentrata del territorio, principi stabiliti dall'articolo 104 della Costituzione federale.

Oggi però, osservano i firmatari, anche a causa del ritorno dei grandi predatori si assiste a una contrazione degli effettivi e degli allevamenti, soprattutto di ovini, e delle aziende e degli alpeggi, in particolare quelli a carattere accessorio e gli alpeggi discosti, raggiungibili solo a piedi. Disporre di dati precisi, sostiene il Centro, permetterebbe all'ente pubblico di capire l'evoluzione in atto e di adottare misure adeguate per scongiurare quello «che si potrebbe prefigurare come un vero e proprio tracollo con gravi conseguenze territoriali ed economiche».

Le prime due domande riguardano i numeri: l'evoluzione negli ultimi vent'anni degli allevamenti di ovini e caprini nel Cantone, con il numero di capi e di allevamenti suddivisi per categoria, e quella degli alpeggi caricati con ovini e caprini, compresi i dati sui carichi di ovicaprini negli alpeggi misti con altre categorie di animali, per esempio le mucche da latte.

Gli interroganti chiedono poi al Governo quale sia il suo giudizio sulla tendenza in atto e se si possa ipotizzare un nesso diretto tra questa evoluzione e il ritorno dei grandi predatori. E domandano se il Consiglio di Stato intenda indagare presso gli allevatori sui motivi che li spingono ad abbandonare gli alpeggi e l'allevamento ovicaprino.

Il Centro solleva anche la questione di principio: l'evoluzione non è forse problematica al punto che saranno disattesi i principi costituzionali che propugnano un'occupazione decentrata del territorio, la salvaguardia delle basi vitali naturali e la conservazione del territorio?

L'ultima domanda riguarda le contromisure. Gli interroganti chiedono se il Governo intenda chinarsi sul problema e individuare misure adatte perlomeno a frenare la tendenza in atto, e quali passi voglia compiere in relazione alla difficile convivenza fra allevamento ovicaprino e grandi predatori. Il Ticino, è la domanda conclusiva, intende «fungere solo da ente esecutore della strategia federale oppure si avrà un approccio attivo e propositivo per contribuire a migliorare la strategia nazionale sui grandi predatori affinché quest'ultima tenga conto delle peculiarità territoriali del Canton Ticino?».

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