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CAMIGNOLO

Caso Camignolo, la Federazione di polizia: «Il rischio è che gli agenti esitino a intervenire»

La sezione luganese esprime solidarietà ai due colleghi coinvolti nei fatti del 13 ottobre 2025 e solleva dubbi sulle alternative operative indicate dalla Procura. Le critiche toccano anche alla strumentalizzazione politica della vicenda.
Caso Camignolo, la Federazione di polizia: «Il rischio è che gli agenti esitino a intervenire»
Tipress
Fonte FSFP
Caso Camignolo, la Federazione di polizia: «Il rischio è che gli agenti esitino a intervenire»
La sezione luganese esprime solidarietà ai due colleghi coinvolti nei fatti del 13 ottobre 2025 e solleva dubbi sulle alternative operative indicate dalla Procura. Le critiche toccano anche alla strumentalizzazione politica della vicenda.

CAMIGNOLO - La Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia (FSFP), sezione di Lugano, prende posizione sulla vicenda legata all'intervento del 13 ottobre 2025 a Camignolo, in occasione della presenza del consigliere federale Ignazio Cassis.

In un comunicato diffuso oggi, 2 novembre, la Federazione esprime «profonda preoccupazione» per i recenti sviluppi giudiziari e manifesta la propria solidarietà ai due colleghi. Una presa di posizione che, precisa, avviene «nel pieno rispetto dell'indipendenza della magistratura e del principio di presunzione d'innocenza», ma che intende richiamare l'attenzione su interrogativi che vanno oltre le singole responsabilità penali.

Le perplessità sulle alternative d'intervento
Al centro delle preoccupazioni della FSFP ci sono le considerazioni del procuratore generale Andrea Pagani sulle modalità alternative con cui gli agenti avrebbero potuto gestire l'intervento, poste anche a fondamento delle contestazioni formulate nei loro confronti.

La Federazione esprime «profonda perplessità» rispetto a queste valutazioni, sottolineando che le scelte operative della polizia rispondono a procedure professionali e a precise esigenze di sicurezza, tanto per gli agenti quanto per le persone coinvolte.

Secondo la FSFP, occorre distinguere tra la possibilità teorica di individuare un'alternativa e la sua concreta applicabilità sul campo. Una differenza che chiama in causa competenze professionali, protocolli operativi e condizioni di sicurezza che, sostiene la Federazione, non possono essere trascurati nelle valutazioni giudiziarie.

Le critiche alla strumentalizzazione politica
La sezione luganese interviene anche sul dibattito pubblico che accompagna la vicenda, criticando l'atteggiamento di chi, di fronte a procedimenti giudiziari ancora aperti, coglie l'occasione per alimentare contrapposizioni politiche e delegittimare l'operato della polizia.

«Prima di formulare giudizi così categorici, sarebbe quantomeno doveroso attendere che la giustizia abbia concluso il proprio corso», sottolinea la Federazione, che invita a non trasformare una vicenda giudiziaria ancora in corso in uno strumento di scontro politico.

«Il pericolo più grave è scoraggiare gli agenti»
Ma è soprattutto sulle possibili ripercussioni per il lavoro quotidiano dei poliziotti che si concentra l'avvertimento della FSFP.

«Il pericolo più grave non è soltanto quello di scoraggiare gli agenti, ma di creare le condizioni perché, di fronte a situazioni critiche, inizino a esitare prima di intervenire», si legge nel comunicato.

Il timore è che vicende di questo genere possano trasmettere un messaggio negativo all'intera categoria professionale, incidendo sulla fiducia e sulla motivazione degli operatori chiamati a prendere decisioni in situazioni complesse.

La Federazione precisa di non chiedere alcuna forma di immunità per gli agenti: «Non rivendica una polizia sottratta al controllo della giustizia o alla critica politica», ma sollecita una riflessione sul modo in cui le difficoltà e le specificità della professione vengono considerate nel dibattito pubblico e nelle valutazioni sull'operato della polizia.

Il rischio, secondo la FSFP, è che una considerazione insufficiente di questi aspetti finisca per minare la fiducia e la motivazione degli agenti.

Il comunicato, firmato dal presidente della sezione luganese Massimo Mascucci a nome del comitato, si chiude con un richiamo: «Il rispetto dello Stato di diritto passa anche attraverso il rispetto di chi, ogni giorno, è chiamato a farlo osservare».

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