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«La paga ridotta per malattia aumenta i rischi di contagio al LIS?»

Richiesti chiarimenti al Consiglio di Stato sull'impatto delle modifiche salariali sulla salute degli ospiti e sull'efficacia delle attuali misure di prevenzione.
«La paga ridotta per malattia aumenta i rischi di contagio al LIS?»
Ti-Press
Fonte Red
«La paga ridotta per malattia aumenta i rischi di contagio al LIS?»
Richiesti chiarimenti al Consiglio di Stato sull'impatto delle modifiche salariali sulla salute degli ospiti e sull'efficacia delle attuali misure di prevenzione.

BELLINZONA - La riduzione dello stipendio nei primi giorni di malattia potrebbe spingere i dipendenti degli Istituti sociali di Lugano (LIS) a lavorare anche in presenza di sintomi, esponendo al contagio persone anziane e altri ospiti fragili. È il timore sollevato in una bozza d’interrogazione al Consiglio di Stato, datata 2 novembre, presentata dal deputato socialista Danilo Forini e cofirmata dalla collega dei Verdi Giulia Petralli.

Al centro dell’atto parlamentare c’è la modifica dell’articolo 71 del Regolamento del personale del LIS, contenuta nel Messaggio municipale numero 12288 e recentemente approvata dal Consiglio comunale di Lugano. La nuova disposizione riduce all’80% il salario durante i primi tre giorni di malattia. Dal 15esimo al 60esimo giorno, invece, lo stipendio viene versato al 90%.

La prima misura è stata presentata come un modo per ridurre le assenze lavorative di breve durata. I firmatari affermano di comprendere «l’esigenza di mantenere un buon tasso di produttività e di limitare le assenze ingiustificate», nell’interesse del servizio offerto agli utenti. Ritengono tuttavia che la natura delle attività svolte nelle strutture LIS e la fragilità di parte degli ospiti pongano interrogativi sanitari.
Il rischio, sostengono Forini e Petralli, è che un dipendente con sintomi evidenti o già malato decida comunque di presentarsi al lavoro per evitare una riduzione dello stipendio a fine mese. Una scelta che potrebbe favorire la trasmissione di virus o batteri a persone particolarmente vulnerabili, in primo luogo gli anziani.

Nella premessa, i due firmatari richiamano gli insegnamenti della pandemia di Covid: non sottovalutare i sintomi delle malattie infettive facilmente trasmissibili e considerare le maggiori conseguenze che queste possono avere sulle persone fragili. Un raffreddore, un’influenza stagionale o un’infezione batterica curabile possono infatti comportare rischi più seri per anziani, malati e bambini piccoli.

L’interrogazione ricorda inoltre che l’influenza stagionale e le infezioni polmonari figurano, durante i periodi di picco, tra le cause dell’aumento della mortalità nelle case per anziani e nelle strutture medicalizzate. Accanto alle misure igieniche e sanitarie già applicate negli istituti sociosanitari, viene quindi considerata essenziale un’attenta autovalutazione dello stato di salute da parte del personale e dei visitatori.

Il LIS è un ente autonomo comunale e il Governo cantonale non ha una competenza diretta sul suo Regolamento del personale. Secondo i firmatari, il Consiglio di Stato è però competente per la vigilanza sanitaria e per la verifica del rispetto del contratto di prestazione. Ogni istituto di cura riceve inoltre un’autorizzazione d’esercizio che contempla requisiti di polizia sanitaria fissati dall’Ufficio del medico cantonale. Il Cantone, sottolinea l’atto, ha un obbligo di vigilanza sulle case per anziani in base alla Legge sanitaria e alla Direttiva sulla qualità del 2003, mentre il Medico cantonale ha emanato direttive sui controlli sanitari del personale.

Forini e Petralli chiedono quindi se il Consiglio di Stato fosse a conoscenza della modifica prima della sua adozione e se i servizi competenti del Dipartimento della sanità e della socialità abbiano valutato le possibili conseguenze per la salute degli ospiti. Domandano anche quale sia la posizione del Medico cantonale e se esistano studi svizzeri o internazionali che confermino o smentiscano il rischio che una decurtazione salariale induca il personale sintomatico a lavorare, facilitando la trasmissione di influenza, Covid-19, gastroenteriti virali e infezioni delle vie respiratorie.

Un altro punto riguarda le regole già in vigore: i firmatari vogliono sapere se prevedano l’obbligo, per il personale sintomatico, di non lavorare e se misure come mascherine e disinfettanti siano considerate sufficienti a proteggere gli anziani fragili in caso di contatti ravvicinati con un dipendente contagioso.

Infine viene chiesto al Governo se intenda monitorare, nell’ambito della propria attività di vigilanza e del contratto di prestazione, gli effetti della nuova regola, verificando l’eventuale insorgenza di focolai e l’andamento delle assenze o della presenza al lavoro con sintomi. In caso di criticità, l’interrogazione domanda se il Cantone sia disposto a intervenire presso il LIS o presso altri enti stazionari e di cura a domicilio che dovessero adottare disposizioni analoghe.

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