Alloggi Ticino, l'acquisizione totale da parte del Cantone divide la politica

L'acquisizione totale solleva interrogativi su rischi finanziari e compatibilità normativa, lasciando la decisione al Gran Consiglio.
Il progetto del Governo ticinese di assumere il pieno controllo di Alloggi Ticino SA incontra un ostacolo in Parlamento. In Commissione gestione e finanze, UDC, PLR e Lega si sono schierati contro lo stanziamento di 9,42 milioni di franchi necessario per acquistare tutte le azioni. Favorevoli invece Centro, PS e Verdi. Lo riferisce la RSI.
Attualmente il Cantone detiene il 38% della società, che gestisce un patrimonio di 38 immobili e 1'256 appartamenti. Il 36% appartiene alla Confederazione, il 23% a Logis Suisse AG e il resto a BancaStato e Banca Cler. L'obiettivo del Consiglio di Stato è rafforzare il proprio ruolo nella promozione di abitazioni a pigione moderata.
Due posizioni contrapposte
Per la maggioranza commissionale, rappresentata nel rapporto dal deputato UDC Alain Bühler, il Cantone dovrebbe piuttosto creare le condizioni affinché privati ed enti locali sviluppino l'offerta di alloggi accessibili. Bühler osserva inoltre che l'acquisizione non porterebbe nell'immediato nuovi appartamenti e solleva dubbi sulla compatibilità dell'operazione con la Legge sull'abitazione, che limita di regola al 50% la partecipazione cantonale. Il Governo ritiene invece possibili deroghe senza modifiche legislative.
Di altro avviso Paolo Caroni (Centro), firmatario del rapporto di minoranza. Secondo il deputato, il controllo totale permetterebbe al Cantone di perseguire con maggiore efficacia gli obiettivi della società, evitando divergenze tra azionisti, soprattutto sulla distribuzione degli utili. Il Cantone preferisce infatti reinvestirli anziché versare dividendi.
Restano i rischi finanziari, legati soprattutto ai tassi d'interesse e alla manutenzione degli immobili. Caroni richiama una perizia secondo cui la società sarebbe in grado di sostenere anche un aumento dei tassi, ma precisa che dovrà mantenersi autonoma finanziariamente, senza ulteriori interventi cantonali.
La parola passa ora al Gran Consiglio, dove l'esito della votazione rimane incerto.



