Vent'anni dopo, le detenute hanno di nuovo uno spazio loro

La nuova sezione femminile della Stampa è ufficialmente operativa. Con 11 nuove celle, una delle quali adibita ad accogliere una madre con il figlio (fino a 3 anni). Gobbi: «L'impegno dello Stato per una dignità elevata anche in carcere»
La nuova sezione femminile della Stampa è ufficialmente operativa. Con 11 nuove celle, una delle quali adibita ad accogliere una madre con il figlio (fino a 3 anni). Gobbi: «L'impegno dello Stato per una dignità elevata anche in carcere»
LUGANO - Non si parla semplicemente di spazio. «Avere degli spazi è una questione tecnica, avere un nuovo concetto operativo è una risposta più strutturata e intelligente». Quelle usate dal direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, oggi al termine della presentazione della nuova sezione femminile del carcere La Stampa sono quelle che riassumono al meglio quale sia stato il lavoro realizzato in questi ultimi tre anni.
Tempi e fenomeno che «vanno e vengono»
I numeri sono quelli che già conosciamo. Vale la pena tuttavia di ripercorrere almeno quelli principali. Undici nuove celle ─ tra le quali una attrezzata per poter accogliere una madre con il proprio figlio, fino all'età di tre anni ─, un investimento di oltre tre milioni di franchi e un iter che ha preso il via nella primavera del 2023, quindi al termine della scorsa legislatura. E parlando di tempi, va ricordato che la sezione non è una novità. Già in precedenza, e fino al 2006, il penitenziario sul Piano della Stampa aveva il suo comparto esclusivamente femminile, in seguito dismesso per la sostanziale assenza di detenute.
Ma tempi e fenomeni «vanno e vengono» e, nella sua ciclicità, il numero di detenute è tornato negli ultimi anni ad aumentare. E non solo in Ticino. «Tocca tutta la Svizzera» e quindi tutti i concordati di esecuzione. Così, bocciata l'ipotesi di "riesumare" il Naravazz di Torricella-Taverne ─ in disuso dal 2013 e che, come ricordato dalla direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, avrebbe avuto costi molto elevati e lunghi tempi d'attesa ─ si è giunti alla soluzione che oggi è realtà.
Nove posti già occupati
Finora ─ perché la nuova sezione è già operativa e i trasferimenti hanno preso il via negli scorsi giorni ─ le detenute erano collocate presso il carcere giudiziario della Farera (o, nel caso di pene di maggiore durata, fuori Cantone) in un regime carcerario più severo. Quindi meno ore al di fuori delle celle, meno opportunità di formazione e di lavoro e meno spazio. Per dirla ancora una volta con i numeri e chiarire quale sia la differenza, «in Farera beneficiavano da due a sei ore fuori cella al giorno», ha spiegato il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini, mentre «nei nuovi spazi il tempo fuori cella è di oltre 13 ore».
E a far capire quanto fosse impellente la necessità di una nuova struttura, con un nuovo concetto, c'è anche il fatto che i nuovi spazi sono già quasi al completo. «Abbiamo nove donne in esecuzione pena anticipata», per le quali il trasferimento è già avvenuto o avverrà entro la giornata di oggi, ha precisato Laffranchini che a più riprese si è soffermato sulla specificità della detenzione femminile e al percorso che le detenute devono affrontare, con una gestione un po' meno «securitaria» e quindi più declinata all'accompagnamento.
Le chiavi "di casa"
«Dal momento che si vuole che le persone di sesso femminile possano contribuire attivamente al decorso della propria giornata, abbiamo modificato l'ordine del giorno e abbiamo moltiplicato le possibilità», ha aggiunto il direttore. Questo si traduce in una maggiore autonomia nei movimenti e nelle attività quotidiane, dal lavoro alla cucina, fino al passeggio, grazie alla presenza di un laboratorio e di spazi dedicati.
Inoltre, «le donne dispongono della loro chiave, quindi possono chiudere la propria cella». Ovviamente, da fuori (le celle dispongono di due serrature, ndr.). E «il fatto di avere una certa privacy nei propri spazi, seppure minime, è chiaramente importante».
Detto questo, maggiori opportunità di formazione e lavoro passano anche attraverso l'interazione con la popolazione carceraria maschile. Un'interazione che sia «virtuosa e non scada in molestie o prevaricazioni». Dei «momenti condivisi dove, seguite e sostenute, le persone detenute possono re-imparare o imparare ad approcciarsi in modo rispettoso verso l'altro sesso, sono di fatto parte della risocializzazione».
A misura di madre e figlio
Tra le celle, come detto, ce ne sarà una in cui madre e figlio potranno vivere insieme. «Ci si scandalizza perché vengono incarcerati bambini e ci si scandalizza perché i bambini vengono separati dalle madri nel caso in cui non venissero incarcerate. Quindi, dal momento che ci si scandalizza a prescindere, abbiamo pensato per questa sezione che se il bambino sta con la mamma, allora gli offriamo delle possibilità», le parole di Laffranchini. Una soluzione che intende tradurre, con particolare sensibilità, «l'impegno dello Stato per una dignità elevata anche all'interno delle strutture carcerarie», ha sottolineato Gobbi. Perché «anche le mamme, purtroppo, delinquono».
Una boccata d'aria
La boccata d'aria però è più ampia. Di riflesso, l'apertura della sezione femminile sembra poter alleviare di un poco anche gli altri problemi strutturali del nostro (ma non solo) sistema carcerario. In primis, il sovraffollamento, che in Ticino riguarda il carcere giudiziario. Già il solo spostamento di detenuti dalla Farera al carcere penale ha quindi, indirettamente, «un impatto positivo». E anche guardando a quelli che sono gli effetti sul personale, Laffranchini guarda alla nuova situazione con ottimismo, rilevando in particolare «l'entusiasmo» accresciuto da parte delle agenti donna. «La presenza nei turni normali, anche a contatto con la popolazione maschile, possa essere solo costruttiva. E quindi, più il mio personale è soddisfatto, più conto di ritrovare numeri più importanti in futuro».








