Partono da Lugano in bici e puntano all'Australia

Solidarietà, imprevisti e incontri straordinari accompagnano Nicola e Marvin lungo un viaggio di un anno attraverso 25 Paesi. L'obiettivo? Raccogliere fondi per portare l'elettricità nei villaggi del Nepal.
Solidarietà, imprevisti e incontri straordinari accompagnano Nicola e Marvin lungo un viaggio di un anno attraverso 25 Paesi. L'obiettivo? Raccogliere fondi per portare l'elettricità nei villaggi del Nepal.
LUGANO / SYDNEY - «Sono le persone che incontriamo lungo la strada a rendere questa esperienza così preziosa».
Ne sono convinti Nicola e Marvin, due ragazzi ticinesi partiti l’11 aprile da Lugano in sella alle loro biciclette. L’obiettivo? Raggiungere Sydney nell’arco di un anno, attraversando circa 25mila chilometri e 25 Paesi. Un viaggio nato da un desiderio personale, ma con una finalità benefica: raccogliere fondi per SEED OF LIGHT, associazione di cui fanno parte).
Li raggiungiamo telefonicamente in Turchia, mentre stanno per attraversare il confine con la Georgia. «Dopo cinque o sei anni di studi - spiegano - ci siamo detti che, una volta concluso il percorso universitario, ci saremmo concessi un anno sabbatico. Siccome amiamo viaggiare in bicicletta, abbiamo deciso di trasformarlo in una grande avventura su due ruote. Era il classico sogno nel cassetto che volevamo realizzare».
Inizialmente la meta era Singapore, una delle mete più lontane raggiungibili in bicicletta. «Poi abbiamo deciso di spingerci oltre, includendo Indonesia e Australia. Ci affascina l’idea di arrivare dall’altra parte del mondo pedalando. Ci siamo sempre detti che il successo del viaggio non dipende dalla destinazione finale: l’importante era partire, tutto il resto sarebbe stato un valore aggiunto».
Il viaggio non è pianificato nei minimi dettagli. «Seguiamo una rotta praticabile e compatibile con la situazione geopolitica, ma per il resto lasciamo spazio agli incontri e agli imprevisti. Sono proprio le persone che incontriamo lungo la strada a rendere questa esperienza così preziosa». Perché la bicicletta? «È un mezzo umile, che ti permette di entrare in una cultura in modo diretto, senza barriere. Attraversi villaggi, percorri strade secondarie e vivi i luoghi da vicino. È un modo di viaggiare completamente diverso rispetto all’automobile».
Il viaggio ha anche uno scopo solidale: «Dopo un’esperienza di volontariato in Nepal, legata alla realizzazione di impianti idroelettrici, abbiamo fondato l’associazione SEED OF LIGHT. L’idea è sfruttare la visibilità del viaggio per raccogliere fondi destinati a futuri progetti». Attraverso il progetto "Biking for Seed of Light" è possibile sostenere l’associazione con una donazione libera oppure partecipare a una sorta di scommessa solidale, impegnandosi a donare una cifra per ogni chilometro percorso. I fondi verranno utilizzati per finanziare un progetto idroelettrico in Nepal che porterà la luce a 850 persone di 4 villaggi.
Negli ultimi giorni Nicola e Marvin hanno attraversato zone montane molto isolate. «In alcuni villaggi siamo arrivati esausti e affamati, chiedendo semplicemente del pane. Le persone ci accoglievano, ci offrivano cibo, un posto dove dormire e persino la colazione del mattino seguente. È stata un’ospitalità straordinaria. Nelle aree rurali abbiamo trovato una generosità che ci ha profondamente colpiti. In luoghi dove probabilmente non vedono spesso viaggiatori stranieri, siamo stati trattati come ospiti d’onore».
Gli aneddoti non mancano: «Un apicoltore ci ha visti passare mentre lavorava agli alveari. Ha lasciato tutto, ci ha invitati nella sua baracca e ci ha offerto ciò che aveva: pane, frutta, crema al cioccolato e tè. Abbiamo trascorso un’ora insieme, comunicando come potevamo. È uno di quegli incontri che danno senso a un viaggio come questo». Oppure: «Quando si è verificato un problema meccanico, un abitante del posto si è mobilitato per aiutarmi. Ha contattato un negozio di biciclette nella città vicina, organizzato il trasporto e fatto in modo che l’officina rimanesse aperta fino al nostro arrivo. Sono gesti che lasciano il segno».
Esperienze come queste portano inevitabilmente a riflettere. «Ci siamo chiesti se, trovandoci in Svizzera davanti a uno sconosciuto nella stessa situazione, avremmo fatto altrettanto. È una domanda che questo viaggio ci ha lasciato e che continuerà ad accompagnarci».








