«Siate profeti per la Svizzera»

Dal San Gottardo l'omelia del Primo Agosto di monsignor Alain de Raemy: «Amare la vita del bambino non ancora nato, del malato, dello straniero e di chi non la pensa come me»
AIROLO - «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». Comincia con questa frase del vangelo l’omelia dell’amministratore apostolico Alain de Raemy per la tradizione messa al passo del San Gottardo per il primo agosto.
«Svizzera terra di profeti e cristiani»
«Chissà quante sono le voci profetiche che la nostra Patria non ha forse voluto ascoltare», sottolinea il vescovo, ricordando come spesso chi cresce in un determinato ambiente venga giudicato sulla base dell'immagine che gli altri si sono costruiti di lui. «Se uno dei nostri comincia a profilarsi diversamente, non sembra più la stessa persona che abbiamo conosciuto e che pensavamo di conoscere».
Nell’omelia de Raemy ricorda come la Svizzera, «prima di organizzarsi a poco a poco in una confederazione di cantoni, come la conosciamo oggi, era già terra di cristiani, terra di profeti». E ancora: «Non possiamo che essere anche oggi dei profeti. Non per rinnegare la Svizzera, ma proprio per valorizzarla, anche quando non veniamo capiti. È sempre difficile andare un po’ o tanto a controcorrente. Ma è sempre bellissimo stare con Gesù e amare come Lui».
L'invito ad amare
Infine, l’amministratore apostolico della diocesi di Lugano invita ad «amare la vita del bambino non ancora nato. Amare la vita del malato e dell’anziano da tutti condannati. Amare la vita dello straniero che non sa dove andare. Amare la vita del più povero e misero. Amare la vita di chi si dichiara nostro nemico. Amare la vita di chi non la pensa come me.
Alla cerimonia partecipano anche i vescovi Jean-Marie Lovey (Sion), Joseph Maria Bonnemain (Coira), il vescovo emerito Pier Giacomo Grampa (Lugano) e il vescovo ausiliare emerito Pierre Farine (Losanna, Ginevra, Friburgo). La celebrazione è animata dal coro Diocesano – diretto da Michele Tamagni con l’organista Stefano Keller – dal quartetto di ottoni “Avanbrass” e dai corni delle alpi del gruppo “Nüm dal corno”.



