«Ero una testa calda, la kickboxing mi ha salvato la vita»

Francesco Laquale, campione europeo della categoria K1, parla della sua carriera (ancora agli inizi) e di quanto praticare uno sport di combattimento lo abbia cambiato
LUGANO - La violenza è un tema d’attualità. Nelle ultime settimane abbiamo infatti più volte riferito di battibecchi o di vere e proprie risse avvenute nel nostro Cantone. Di calci e pugni ne sa qualcosa Francesco Laquale, un ragazzo ticinese che si sta facendo sempre più strada nel mondo della kickboxing. Nella categoria K1 per la precisione, in cui si è recentemente laureato campione europeo.
Superare i propri limiti - È da poco rientrato dal Marocco dove ha partecipato - vincendo per ko - a un combattimento organizzato dalla Federazione locale contro una selezione europea. Il “boxeur” però ci tiene subito a chiarire: «Indubbiamente l’obiettivo è battere l’avversario, ma non c’è il desiderio di fargli del male. Combattere contro un avversario ti permette di superare i tuoi limiti e di conoscere meglio te stesso. Se fosse violento ci sarebbero insulti e spintoni, invece alla fine del combattimento ci si dà la mano e ci si abbraccia» dice, sfatando il mito secondo cui sport di combattimento e violenza vadano a braccetto.
La palestra come scuola di vita - Appassionatosi alla boxe grazie ai film di Rocky Balboa, Francesco ammette che quand’era un adolescente non era «il ragazzo più tranquillo del mondo». «Mi è capitato più volte di fare a botte fuori dal ring, ma da quando ho iniziato ad allenarmi sono cambiato». Una frase che suona come un invito rivolto a chi, magari dopo qualche birra di troppo, si “lascia andare” ad atteggiamenti eccessivamente aggressivi. «Gli allenamenti mi hanno aiutato ad affrontare la vita in modo più tranquillo e a controllare meglio le situazioni difficili. Questo sport mi ha salvato la vita», aggiunge il 23enne
Pochi sponsor e costi elevati - La sua è una passione difficile da coltivare. Contrariamente a sport comuni alle nostre latitudini come calcio o basket, praticare la kickboxing nel nostro Cantone non è facile. Gli sponsor mancano, così come «nonostante sia uno sport in crescita anche da noi» mancano i compagni con cui allenarsi. Francesco combatte quindi per un team di Milano - alla palestra di Ahmed Chahidi - dove affina pure la tecnica, anche se la parte fisica la cura in Ticino, a Barbengo.
Tra dilettantismo e professionismo - Al di fuori del ring, che non gli permette ancora di guadagnarsi da vivere, è giardiniere presso una ditta di Comano. «I costi sono elevati perché spesso le trasferte sono lontane. In questo momento mi trovo in quella fase di transizione in cui sponsor e premi sono quelli che sono. Non sono professionista però combatto già contro i professionisti», conclude il 23enne che prossimamente sarà il rappresentante del nostro Paese al Kick&Punch in programma il 20 gennaio a Milano. Più in là, chissà. L’obiettivo dichiarato è di vincere il titolo Mondiale, anche se «la strada è ancora lunga».



