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LUGANO

«Ero una testa calda, la kickboxing mi ha salvato la vita»

Francesco Laquale, campione europeo della categoria K1, parla della sua carriera (ancora agli inizi) e di quanto praticare uno sport di combattimento lo abbia cambiato
«Ero una testa calda, la kickboxing mi ha salvato la vita»
«Ero una testa calda, la kickboxing mi ha salvato la vita»
Andrey AK
«Ero una testa calda, la kickboxing mi ha salvato la vita»
Francesco Laquale, campione europeo della categoria K1, parla della sua carriera (ancora agli inizi) e di quanto praticare uno sport di combattimento lo abbia cambiato
LUGANO - La violenza è un tema d’attualità. Nelle ultime settimane abbiamo infatti più volte riferito di battibecchi o di vere e proprie risse avvenute nel nostro Cantone. Di calci e pugni ne sa qualcosa Francesco Laqu...

LUGANO - La violenza è un tema d’attualità. Nelle ultime settimane abbiamo infatti più volte riferito di battibecchi o di vere e proprie risse avvenute nel nostro Cantone. Di calci e pugni ne sa qualcosa Francesco Laquale, un ragazzo ticinese che si sta facendo sempre più strada nel mondo della kickboxing. Nella categoria K1 per la precisione, in cui si è recentemente laureato campione europeo.

Superare i propri limiti - È da poco rientrato dal Marocco dove ha partecipato - vincendo per ko - a un combattimento organizzato dalla Federazione locale contro una selezione europea. Il “boxeur” però ci tiene subito a chiarire: «Indubbiamente l’obiettivo è battere l’avversario, ma non c’è il desiderio di fargli del male. Combattere contro un avversario ti permette di superare i tuoi limiti e di conoscere meglio te stesso. Se fosse violento ci sarebbero insulti e spintoni, invece alla fine del combattimento ci si dà la mano e ci si abbraccia» dice, sfatando il mito secondo cui sport di combattimento e violenza vadano a braccetto.

La palestra come scuola di vita - Appassionatosi alla boxe grazie ai film di Rocky Balboa, Francesco ammette che quand’era un adolescente non era «il ragazzo più tranquillo del mondo». «Mi è capitato più volte di fare a botte fuori dal ring, ma da quando ho iniziato ad allenarmi sono cambiato». Una frase che suona come un invito rivolto a chi, magari dopo qualche birra di troppo, si “lascia andare” ad atteggiamenti eccessivamente aggressivi. «Gli allenamenti mi hanno aiutato ad affrontare la vita in modo più tranquillo e a controllare meglio le situazioni difficili. Questo sport mi ha salvato la vita», aggiunge il 23enne

Pochi sponsor e costi elevati - La sua è una passione difficile da coltivare. Contrariamente a sport comuni alle nostre latitudini come calcio o basket, praticare la kickboxing nel nostro Cantone non è facile. Gli sponsor mancano, così come «nonostante sia uno sport in crescita anche da noi» mancano i compagni con cui allenarsi. Francesco combatte quindi per un team di Milano - alla palestra di Ahmed Chahidi - dove affina pure la tecnica, anche se la parte fisica la cura in Ticino, a Barbengo.

Tra dilettantismo e professionismo - Al di fuori del ring, che non gli permette ancora di guadagnarsi da vivere, è giardiniere presso una ditta di Comano. «I costi sono elevati perché spesso le trasferte sono lontane. In questo momento mi trovo in quella fase di transizione in cui sponsor e premi sono quelli che sono. Non sono professionista però combatto già contro i professionisti», conclude il 23enne che prossimamente sarà il rappresentante del nostro Paese al Kick&Punch in programma il 20 gennaio a Milano. Più in là, chissà. L’obiettivo dichiarato è di vincere il titolo Mondiale, anche se «la strada è ancora lunga».

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