Giro di vite per la vendita di terreni e immobili a stranieri

La proposta: annullare le modifiche apportate alla "Lex Koller" negli ultimi decenni
BERNA - Un balzo nel passato di ben 40 anni per quanto attiene alla vendita di case e terreni a stranieri: è quanto propone una mozione adottata in parte dalla Commissione dell'economia e dei tributi del Nazionale (CET-N) che chiede di annullare tutte le modifiche apportate alla "Lex Koller" negli ultimi decenni.
Il consigliere nazionale Thomas Aeschi (UDC/ZG) giustifica il suo atto parlamentare con le difficoltà per molte famiglie del ceto medio di acquistare un'abitazione, un problema che a suo dire affligge anche le piccole e medie imprese alla ricerca di spazi per le proprie attività.
A parere del deputato, il forte aumento dei prezzi degli immobili svizzeri è dovuto, oltre alla scarsità di terreni e alla forte immigrazione netta di più di 1,5 milioni di persone dall'introduzione della libera circolazione nel giugno 2002, anche alla notevole domanda estera. Per questo motivo, il Consiglio federale dovrebbe sottoporre un disegno volto a inasprire la "Lex Koller", ossia la legge federale sull'acquisto di fondi da parte di persone all'estero (LAFE), abrogando tutte le misure decise negli ultimi quarant'anni per ritornare alla situazione ante 1985.
Un'opinione condivisa anche dalla maggioranza della CET-N secondo cui bisogna porre un freno alla speculazione fondiaria e all'aumento dei prezzi dei terreni. Una minoranza dubita tuttavia che l'inasprimento delle norme in vigore possano contrastare la scarsità dell'offerta di appartamenti in affitto e di proprietà.
Qualcosa si muove già
A proposito di "Lex Koller", il Consiglio federale ha già presentato un progetto con cui intende rivedere l'attuale normativa. La revisione prevede che i cittadini di Paesi non appartenenti all'Unione europea e all'AELS necessiteranno di un'autorizzazione per acquistare un'abitazione principale, che dovranno poi rivendere entro due anni nel caso si trasferiscano.
Il governo mira inoltre a limitare l'acquisto di case di vacanza e di unità abitative in apparthotel da parte di persone residenti all'estero, riducendo i contingenti annui assegnati ai Cantoni e reintroducendo l'obbligo di autorizzazione quando un alloggio di questo tipo viene venduto da uno straniero a un altro straniero.
È pure previsto un giro di vite per gli immobili commerciali: le persone residenti all'estero non potranno più comprarne a scopo di locazione, ma potranno continuare ad acquistarne senza autorizzazione se intendono utilizzarli per la propria attività. Infine, il progetto introduce un divieto generale per gli stranieri di acquistare azioni quotate di società immobiliari residenziali e quote negoziate regolarmente di fondi immobiliari e SICAV (società d'investimento a capitale variabile).
Pareri discordanti
In base alla procedura di consultazione conclusasi nel luglio scorso, UDC e PS hanno accolto con favore le proposte, e vedrebbero di buon occhio un loro ulteriore inasprimento. Il Centro e le società immobiliari, invece, hanno messo in guardia dalle possibili ricadute negative.
Per il PS si tratta di un miglioramento atteso da tempo per gli inquilini e per chi desidera acquistare una casa. Oggi gli investitori stranieri possono entrare nel mercato immobiliare svizzero semplicemente acquistando azioni in borsa, aggirando così la Lex Koller. Una posizione analoga è stata espressa dall'UDC, secondo cui il capitale straniero contribuisce ad alimentare l'aumento dei prezzi degli immobili. Il partito vorrebbe che le norme siano ancora più restrittive, includendo anche i cittadini dell'UE e i frontalieri.
Di tutt'altro avviso il Gruppo svizzero per le regioni di montagna (SAB), secondo cui i piani del Consiglio federale danneggerebbero le regioni alpine senza contribuire a risolvere la carenza di alloggi. Secondo il SAB, la causa principale del problema risiede nella pianificazione territoriale, che frena la densificazione edilizia auspicata nei centri urbani.
Anche secondo il Centro le cause sono da ricercare nelle lunghe procedure e nelle norme edilizie restrittive. Il partito considera inoltre un segnale sbagliato il ripristino dell'obbligo di autorizzazione per i cittadini di Paesi terzi residenti in Svizzera.
Anche Swiss Prime Site, il maggiore gruppo immobiliare del Paese, ha messo in guardia dalle conseguenze della riforma, sostenendo che essa rimette fondamentalmente in discussione la possibilità per le società immobiliari di finanziarsi sul mercato dei capitali.



