Vertice G7 al confine, la Svizzera teme proteste e milioni di spese

Il Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri chiede chiarimenti al Consiglio federale su rischi per la sicurezza e i costi per garantirla.
BERNA/EVIAN-LES-BAINS - Si avvicina il G7 in programma dal 15 al 17 giugno a Evian-les-Bains, in Francia ma a ridosso del confine svizzero, e crescono le preoccupazioni per le possibili ripercussioni sul territorio elvetico. Secondo quanto segnalato, è prevedibile che molte proteste si svolgano in Svizzera, in particolare a Ginevra e Losanna, con autorità locali che avrebbero lamentato una carenza di coinvolgimento e informazioni da parte francese. Il precedente del 2003, quando il G8 si tenne sempre a Evian, resta un punto di riferimento: allora gran parte delle manifestazioni si spostò oltreconfine, con una partecipazione stimata tra le 50’000 e le 100’000 persone. In quell’occasione si registrarono episodi di violenza, vandalismi, danni materiali, vetrine infrante, saccheggi e scontri con la polizia.
Secondo l’interpellanza presentata al Consiglio federale dal consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega dei Ticinesi), il rischio è che la situazione possa essere ancora più critica rispetto a 23 anni fa. Il testo sottolinea come l’estrema sinistra sia oggi «ancora più violenta, intollerante e animata dall’odio», richiamando anche la manifestazione pro-Pal dell’11 ottobre a Berna, che avrebbe causato danni milionari e messo in pericolo vite umane.
Sul piano finanziario, i costi per garantire la sicurezza in Svizzera durante il G7 sono stimati in circa 25 milioni di franchi: 17,5 milioni a carico di Ginevra, mentre il resto sarebbe suddiviso tra i Cantoni Vaud e Vallese. La Confederazione, secondo quanto indicato, sarebbe pronta a coprire l’80% della spesa, pari ad almeno 20 milioni di franchi complessivi a carico dei contribuenti svizzeri.
Nell’interpellanza, Quadri chiede chiarimenti al Consiglio federale su diversi punti: dalla qualità del flusso di informazioni con la Francia alle modalità e ai tempi del coinvolgimento delle autorità svizzere, fino alla valutazione dei rischi legati alle proteste. Il parlamentare solleva inoltre il tema di eventuali disordini, chiedendo se questi possano rafforzare la necessità di vietare in Svizzera i movimenti «Antifa», come previsto da una mozione «che il Consiglio federale invita a respingere». Infine, viene posto il tema dei costi: «Come intende il Consiglio federale recuperare dalla Francia i costi di cui la Confederazione si farà carico e che potrebbero superare i 20 milioni di franchi? Blocco dei ristorni dei frontalieri? Decurtazione dei contributi "di coesione" all’UE? Altro?» chiede il consigliere.



