Quei datori di lavoro UDC che assumono lavoratori stranieri

In vista della votazione sull'iniziativa contro una "Svizzera a 10 milioni di abitanti", diverse aziende legate al partito continuano a reclutare personale all'interno dell'UE.
BERNA - In piena campagna sull'iniziativa dell'UDC contro una "Svizzera a 10 milioni di abitanti", diverse aziende guidate da figure del partito continuano però a reclutare personale fuori dai confini svizzeri e "pescando" da diversi Paesi dell'Unione europea.
Una mancanza «di specialisti formati in Svizzera»
Aziende legate a personalità UDC, come Green.ch o Swiss Life, riconoscono di reclutare occasionalmente nell'Unione europea quando il mercato svizzero non basta a soddisfare le loro esigenze. A Berna, queste rivelazioni alimentano le critiche degli avversari dell'iniziativa. Diversi eletti vi vedono la dimostrazione delle tensioni che attraversano l'economia svizzera, largamente dipendente da una manodopera straniera che anche alcuni difensori di una limitazione dell'immigrazione faticano a sostituire.
I datori di lavoro UDC molti attivi nella ricerca di personale nell'UE nonostante l'aumento dell'immigrazione
Nel mese di maggio, diverse inserzioni pubblicitarie sono apparse su siti tedeschi come StudySmarter.de e su piattaforme internazionali come talent.com e jobsleads.com. «Questi siti pubblicano autonomamente offerte di lavoro per posizioni presso EMS-CHEMIE, senza che EMS-CHEMIE ne fosse a conoscenza o li avesse incaricati di farlo» precisa l'azienda, sostenendo anche che «EMS-CHEMIE ha bisogno di assumere alcuni specialisti stranieri nei settori dell'automobile e delle materie plastiche a causa della mancanza di formazioni specializzate in Svizzera». La società «impiega 1'000 persone in Svizzera».
Contattata da RTS, Magdalena Martullo-Blocher non ha preso personalmente posizione con RTS. In sua difesa corre l'altra vicepresidente Céline Amaudruz, che ha preso posizione durante il programma Forum: «In nessun caso la nostra iniziativa contro una popolazione di 10 milioni di cittadini svizzeri impedisce l'assunzione di persone dall'estero. Nessuno lo afferma! Si tratta solo di pignolerie e di accuse contraddittorie rivolte all'UDC».
Anche altri dirigenti dell'UDC stanno facendo lo stesso
«Green.ch, fornitore di servizi internet e data center con sede nel Canton Argovia, fino a poco tempo fa guidato dal Consigliere nazionale dell'UDC Franz Grüter, pubblicizza i propri servizi anche all'estero» riporta RTS. Il suo ufficio stampa indica inoltre che «l'azienda sta attivamente reclutando personale all'interno dell'UE tramite agenzie specializzate». Anche la compagnia assicurativa SwissLife, «presieduta da Rolf Dörig, membro dell'UDC, riconosce di dover talvolta reclutare personale direttamente dall'estero, sebbene, secondo il suo portavoce, si tratti piuttosto di un'eccezione». Emil Frey, l'importatore di automobili guidato da Walter Frey, «uno dei principali finanziatori del partito, afferma tuttavia di non assumere mai attivamente personale all'interno dell'Unione Europea». Lo stesso vale per Ernst Fischer AG, l'azienda con sede in Turgovia diretta dalla Consigliera Nazionale Diana Gutjahr. Quest'ultima ammette, tuttavia, di impiegare cittadini europei «che risiedono in Svizzera da tempo ».
La doppia morale
L'inchiesta di RTS, tra i corridoi dei palazzi della politica, non sembra sorprendere più di tanto. Ma sia a destra che a sinistra non si nasconde la doppia morale dell'UDC sul tema. Per Vincent Maitre, vicepresidente dell'Alleanza del Centro, «persino la signora Blocher non ha altra scelta che ricorrere alla manodopera straniera per continuare a prosperare». Critiche all'iniziativa dei 10 milioni arrivano da un imprenditore di area UDC, Peter Spuhler di Stadler Rail, che considera «troppo estrema» la chiamata alle urne su quella questione, che avrebbe come conseguenza la «fine della libera circolazione delle persone». Per Spuhler i settori dell'industria, della ricerca e della sanità subirebbero un duro contraccolpo, non riuscendo ad avere più personale a sufficienza.
La questione dei proclami anti-immigrati e dei lavoratori stranieri assunti proprio da coloro che ne osteggiano l'inserimento lavorativo, aveva interessato anche il Ticino molti anni fa, con le polemiche che avevano investito lo storico presidente leghista Giuliano Bignasca.



