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SVIZZERA

Il presidente del Centro difende l'aumento IVA per l'esercito

Il suo partito è l'unico a sostenere chiaramente questa posizione.
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Fonte ats
Il presidente del Centro difende l'aumento IVA per l'esercito
Il suo partito è l'unico a sostenere chiaramente questa posizione.

BERNA - Per il presidente del Centro Philipp Matthias Bregy, un aumento temporaneo dell'IVA a favore dell'esercito è una soluzione che può ottenere il sostegno della maggioranza.

Il suo partito è l'unico a sostenere chiaramente questa posizione.

"Vediamo che la situazione della sicurezza si sta aggravando drasticamente e che la Svizzera non è in grado di farvi fronte", ha affermato il consigliere nazionale vallesano oggi alla radio SRF, aggiungendo che bisogna trovare delle soluzioni. Per lui, un aumento dell'imposta sul valore aggiunto è "la strada democraticamente giusta".

Il riferimento va al progetto presentato dal ministro della difesa Martin Pfister - anche lui del Centro - di coprire il fabbisogno supplementare per la sicurezza (31 miliardi di franchi) con un aumento dell'IVA dello 0,8% per dieci anni.

Contrariamente a quanto proposto dal Governo, per il Centro il rialzo dovrebbe avere una componente "sociale" e l'aliquota ridotta, così come quella speciale, dovrebbero rimanere invariate. "In questo modo si alleggerisce la pressione sulla classe media e sui più poveri", ha fatto notare Bregy.

Il presidente del partito confida che le entrate supplementari saranno utilizzate in modo mirato, nonostante i passati fallimenti negli acquisti nel settore degli armamenti. "Si è imparato dagli errori del passato e sicuramente non li si ripeterà nella stessa misura".

Ben diversa la posizione della sinistra. Sia i Verdi che il PS hanno bocciato l'aumento proposto, evocando l'esplosione dei costi in ambito militare dovuta all'acquisto degli F-35. Malcontento è emerso anche a destra: UDC e PLR sono certo favorevoli a maggiori fondi per l'esercito, ma ritengono che l'aumento delle tasse sia la strada sbagliata. Oltre al Centro, solo i Verdi Liberali non hanno respinto categoricamente i piani del Consiglio federale, ma hanno mosso diverse critiche.

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