Rendimenti in rialzo, la Svizzera risente dei mercati globali

I titoli della Confederazione a dieci anni rendono lo 0,58%. Il movimento segue le tendenze internazionali, seppure in modo attenuato.
ZURIGO - Nonostante la Banca nazionale svizzera (BNS) mantenga il tasso guida allo 0,0%, anche nella Confederazione chi presta denaro allo Stato riceve oggi un interesse nettamente più elevato rispetto al recente passato. Il rendimento dei titoli elvetici a dieci anni, i cosiddetti «Eidgenossen», è passato dal minimo annuale dello 0,18%, registrato all'inizio della guerra in Iran, allo 0,69% di fine settembre, massimo del 2026. Attualmente si attesta allo 0,58%.
La ragione principale è legata all'andamento dei mercati obbligazionari internazionali. La BNS determina il prezzo del denaro a breve termine, ma non controlla direttamente il rendimento delle obbligazioni decennali. Sulle scadenze più lunghe incidono infatti le aspettative sulla futura politica monetaria, l'inflazione, la crescita, le finanze pubbliche e la domanda di titoli.
«Il mercato obbligazionario elvetico non è completamente immune ai movimenti internazionali dei tassi, ma reagisce in modo molto più attenuato rispetto ai grandi mercati esteri», spiega all'agenzia Awp Markus Thöny, esperto presso Lombard Odier Investment Managers. A differenza di Paesi come Stati Uniti, Francia o Giappone, la Svizzera beneficia di finanze pubbliche relativamente solide e il rialzo dei rendimenti non riflette quindi un crescente timore sulla sostenibilità del debito.
Un altro fattore è l'inflazione: a settembre il rincaro nella Confederazione è risalito all'1,0% per la prima volta da due anni, soprattutto a causa dei maggiori costi energetici, restando comunque nella fascia obiettivo dello 0-2% della BNS. Anche il franco ha un ruolo particolare: nei periodi di incertezza la domanda della valuta può aumentare, con ripercussioni sulla politica monetaria. Un franco forte tende a frenare i prezzi, ma pesa sull'economia d'esportazione.
Il contesto globale resta determinante. Negli Stati Uniti incidono deficit elevati, una grande offerta di titoli di Stato e l'incertezza su inflazione e crescita, mentre le imprese richiedono ingenti capitali per investimenti in intelligenza artificiale, data center, energia e infrastrutture. In Europa pesano, a seconda dei Paesi, le necessità di spesa per infrastrutture e difesa e le incertezze fiscali e politiche; in Giappone la banca centrale ha invece avviato la normalizzazione dopo decenni di politica monetaria ultra-espansiva.



