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Cancro alla prostata, in Svizzera è buona l'assistenza sanitaria

Secondo il rapporto, l'adozione di criteri di screening più uniformi e discussioni interdisciplinari potrebbe ridurre le terapie superflue nei casi a basso rischio.
Cancro alla prostata, in Svizzera è buona l'assistenza sanitaria
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Fonte red
Cancro alla prostata, in Svizzera è buona l'assistenza sanitaria
Secondo il rapporto, l'adozione di criteri di screening più uniformi e discussioni interdisciplinari potrebbe ridurre le terapie superflue nei casi a basso rischio.

ZURIGO - La qualità dell'assistenza per il cancro alla prostata in Svizzera è complessivamente buona, con una mortalità bassa e tassi di sopravvivenza elevati rispetto al resto d'Europa. Resta però un margine di miglioramento per evitare sovradiagnosi e trattamenti non necessari, in particolare nei tumori a basso rischio. È quanto emerge da una nuova analisi nazionale del Servizio nazionale di registrazione dei tumori (SNRT), realizzata insieme alla Società Svizzera di Urologia (Swiss Urology).

Lo studio ha preso in esame per la prima volta gli indicatori relativi alla diagnosi e al trattamento usando i dati dei registri dei tumori di tutta la Svizzera: oltre 35'000 casi diagnosticati tra il 2020 e il 2023. Nello stesso periodo si sono registrati in media 8'929 nuovi casi all'anno e 1'340 decessi annui. Il cancro alla prostata è il tumore più diffuso tra gli uomini nel Paese.

Nel 76% dei casi la malattia viene individuata nell'ambito di uno screening opportunistico, mentre il 13% delle diagnosi deriva da un riscontro casuale e nel 7% dei casi sono i sintomi a portare agli accertamenti. Con l'aumentare dell'età, cresce la quota dei tumori scoperti a seguito di sintomi o casualmente.

Un elemento importante dello screening opportunistico è il test del PSA, l'antigene prostatico specifico. Medico e paziente ne valutano vantaggi e svantaggi, decidendo individualmente se eseguirlo. In Svizzera non esiste attualmente un programma nazionale di screening sistematico e uniforme per il cancro alla prostata, a differenza di quanto avviene per i tumori del seno e del colon.

La maggior parte dei tumori viene scoperta quando è ancora limitata alla prostata: il 36% allo stadio I e il 30% allo stadio II. Il 14% dei casi rientra nel gruppo di rischio 1 e un altro 14% nel gruppo 2a, entrambi caratterizzati da un rischio limitato di progressione. Individuare precocemente la malattia è positivo per trattamento e prognosi, osserva il rapporto, ma può anche portare alla scoperta - soprattutto negli uomini anziani - di tumori che non avrebbero mai assunto rilevanza clinica né ridotto l'aspettativa di vita. Per questo, secondo gli autori, negli uomini anziani con un'aspettativa di vita limitata gli esami di screening dovrebbero essere impiegati con cautela.

Per i tumori a basso rischio e confinati alla prostata, di norma non viene raccomandato un trattamento immediato, ma la sorveglianza attiva. In Svizzera questa strategia riguarda circa il 72% dei pazienti del gruppo di rischio 1 e prevede controlli ravvicinati mediante strumenti quali test del PSA, risonanza magnetica e biopsia.

Nel 20% dei casi a basso rischio, tuttavia, si procede comunque con un trattamento, per esempio un intervento chirurgico o la radioterapia. Secondo il rapporto, in molti casi queste terapie potrebbero probabilmente essere evitate: non offrirebbero un beneficio aggiuntivo rispetto alla sorveglianza attiva e potrebbero invece provocare effetti collaterali. Uno screening uniforme e basato sull'evidenza, con criteri chiari di inclusione ed esclusione, potrebbe contribuire a limitare sia le sovradiagnosi sia le sovraterapie.

Guardando all'insieme dei pazienti, il trattamento più frequente è l'intervento chirurgico: il 35% viene sottoposto a prostatectomia radicale. Il 25% riceve una terapia ormonale e il 19% una radioterapia. A seconda delle caratteristiche del tumore, delle condizioni del paziente e dell'obiettivo terapeutico, le diverse opzioni possono essere combinate.

Nei tumori con rischio da intermedio ad alto, il trattamento più frequente è la chirurgia, utilizzata nel 37%-57% dei casi, oppure la radioterapia, con o senza terapia ormonale e/o chemioterapia aggiuntiva, nel 17%-43%. Quando al momento della diagnosi sono già presenti metastasi a distanza, nel 69% dei casi il trattamento consiste esclusivamente nella terapia ormonale e/o nella chemioterapia.

Un altro aspetto evidenziato dall'analisi riguarda il coinvolgimento dei gruppi interdisciplinari. Nel 56% dei casi la decisione sul trattamento viene presa nell'ambito di un comitato oncologico, o tumor board, nel quale specialisti di diverse discipline discutono le opzioni e formulano raccomandazioni sulla base degli standard terapeutici più recenti. Per migliorare l'assistenza e ridurre il rischio di trattamenti eccessivi, il rapporto raccomanda che, per quanto possibile, ogni nuova diagnosi di cancro alla prostata venga discussa da uno di questi comitati.

I dati sulla sopravvivenza delineano infine una prognosi favorevole. Rispetto al resto d'Europa, la Svizzera presenta un basso tasso di mortalità per cancro alla prostata e tassi di sopravvivenza elevati. La sopravvivenza relativa - calcolata rispetto alla popolazione generale - è del 99% a un anno dalla diagnosi, del 98% a due anni e del 97% a tre anni.

Il SNRT, gestito dall'Istituto nazionale per l'epidemiologia e la registrazione del cancro (NICER) per conto del governo federale, raccoglie i dati provenienti dai registri cantonali dei tumori e dal Registro dei tumori pediatrici. Le informazioni vengono utilizzate per produrre statistiche sulle malattie tumorali e sostenere la ricerca, oltre che per valutare e migliorare prevenzione, diagnosi precoce e assistenza sanitaria in Svizzera.

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