Il rischio più alto al mondo di bolla immobiliare? A Zurigo

La città balza in testa all'indice UBS 2026 davanti a Tokyo. Ginevra segue poco distante. Pesano prezzi e accessibilità.
ZURIGO - Zurigo è la città con il rischio più alto al mondo di una bolla immobiliare. È quanto emerge dal Global Real Estate Bubble Index 2026 di UBS, che mette a confronto 23 metropoli internazionali. La città sulla Limmat sale dal terzo posto dello scorso anno al primo, davanti a Tokyo e Miami. Seguono Dubai e Seoul, poi Ginevra.
Zurigo e Tokyo sono tuttavia le sole città collocate nella fascia ad alto rischio, con valori dell'indice rispettivamente di 1,69 e 1,54 punti. Più della metà delle città analizzate presenta invece rischi moderati o bassi. Secondo UBS, in Svizzera i bassi costi di finanziamento accentuano gli squilibri: i tassi d'interesse reali restano negativi, rendendo gli immobili attrattivi anche per gli investitori stranieri.
A Zurigo, l'attrattività della città e l'afflusso di specialisti internazionali hanno contribuito a spingere i prezzi delle abitazioni. A livello globale, invece, i prezzi d'acquisto sono rimasti mediamente pressoché stabili, ma con forti differenze: a Seoul, Lisbona, Madrid e Hong Kong sono cresciuti di circa il 10%, mentre a Toronto e Vancouver sono diminuiti in misura analoga.
Un altro nodo è l'accessibilità economica. Secondo gli esperti, i redditi non riescono più a tenere il passo con l'andamento dei prezzi al netto dell'inflazione. Per acquistare un appartamento di 60 metri quadrati servono circa otto anni di lavoro a Zurigo o Ginevra, contro 15 a Hong Kong. Nelle città più care, Zurigo compresa, i costi annuali di utilizzo di un'abitazione possono superare il 50% del reddito lordo di un lavoratore altamente qualificato.
UBS ritiene che un lieve aumento dei tassi in Svizzera nei prossimi 12 mesi non dovrebbe cambiare radicalmente l'andamento del mercato. Secondo l'economista Matthias Holzhey, per gli investitori la situazione potrebbe diventare più difficile qualora non fosse più possibile finanziarsi a breve termine sotto il 2%. Per i proprietari che abitano nel proprio immobile e hanno un finanziamento di lungo periodo, anche una correzione più ampia dei prezzi dovrebbe invece restare gestibile. Maggiori rischi potrebbero emergere in caso di un aumento dei tassi improvviso e più forte del previsto o dal 2029, quando gli interessi passivi non potranno più essere dedotti dalle imposte.



