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ZURIGO

«Gli agenti hanno umiliato la donna». Il Tribunale federale bacchetta la polizia di Zurigo

Sotto accusa la polizia di Zurigo. La sentenza evidenzia la violazione dei diritti fondamentali durante un fermo avvenuto nel 2020.
«Gli agenti hanno umiliato la donna». Il Tribunale federale bacchetta la polizia di Zurigo
Foto archivio 20 Minuten
Fonte ATS/RED
«Gli agenti hanno umiliato la donna». Il Tribunale federale bacchetta la polizia di Zurigo
Sotto accusa la polizia di Zurigo. La sentenza evidenzia la violazione dei diritti fondamentali durante un fermo avvenuto nel 2020.

ZURIGO - La polizia cittadina di Zurigo ha sottoposto una donna a un trattamento illegale e degradante dopo il suo arresto il 1° maggio 2020. Lo ha stabilito il Tribunale federale, accogliendo il ricorso presentato dall'interessata.

La donna era stata fermata mentre, insieme ad altre persone, cercava di appendere manifesti contro la violenza domestica. In quel periodo, a causa della pandemia di coronavirus, era in vigore un divieto di manifestazione. Dopo un controllo, la polizia aveva condotto i partecipanti al posto di polizia.

Qui la donna era stata costretta a rimanere per due ore seduta a terra, in un garage, con le mani ammanettate. Secondo il Tribunale federale, sia l'uso delle manette sia l'obbligo di sedere a terra erano inutili, poiché la donna non rappresentava alcun pericolo.

La sentenza si sofferma anche su quanto avvenuto durante un passaggio in bagno. La polizia aveva lasciato la porta socchiusa e, alla richiesta della donna di chiuderla, l'agente che la accompagnava aveva risposto con osservazioni inopportune. Secondo i giudici di Losanna, la porta aperta non garantiva una protezione dagli sguardi di estranei e poteva provocare sentimenti di disagio e vergogna.

Nel complesso, il Tribunale federale ha quindi qualificato gli avvenimenti come un trattamento degradante. I giudici hanno inoltre ritenuto illegali sia la decisione di fotografare la donna sia la conservazione delle immagini per tre mesi, dal momento che la sua identità era già nota.

In precedenza, il Tribunale delle misure coercitive di Zurigo e il Tribunale superiore avevano considerato in parte corretto il trattamento riservato alla donna dalla polizia.

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