La direttrice della Seco mette in guardia dai rischi di un «mondo multipolare»

Helene Budliger Artieda sottolinea l'urgenza di una maggiore coesione interna e di un ruolo internazionale più attivo.
ZURIGO - La Svizzera si trova di fronte a una svolta epocale, secondo Helene Budliger Artieda. La direttrice della Segreteria di stato dell'economia (Seco) lancia l'allarme dalle colonne della SonntagsZeitung, avvertendo che il Paese deve prepararsi a un'economia globale radicalmente trasformata. Siamo entrati in un'era chiaramente multipolare, dove le superpotenze fanno leva senza scrupoli sul proprio peso politico ed economico per imporre le regole del gioco.
"Per noi come Svizzera questo è un grande svantaggio", afferma Budliger Artieda, secondo cui questo sviluppo è iniziato ben prima del secondo mandato di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. "Il corpus di regole dell'Organizzazione mondiale del commercio è indebolito. La cosa notevole del presidente Trump è che dice tutto questo in modo molto chiaro e lo concretizza con le sue decisioni".
Budliger Artieda vede non solo l'ordine internazionale, ma l'intero mondo occidentale in una crisi d'identità. L'Europa potrebbe non aver sfruttato correttamente i "30 anni di dividendo della pace" seguiti alla caduta del Muro di Berlino, confidando troppo nel fatto che tutti avrebbero rispettato le regole del gioco. "Oggi dobbiamo ammettere a noi stessi che probabilmente siamo stati troppo ingenui sotto molti aspetti".
Per quanto riguarda la politica dei dazi della Svizzera con gli Stati Uniti, il Consiglio federale continua a mirare alla conclusione di un accordo giuridicamente vincolante, afferma la direttrice della Seco senza fornire dettagli. "I negoziati sono in corso, non posso dirvi di più al riguardo".
Svizzera ben posizionata da punto di vista geopolitico
Per la segretaria di Stato, un declino della Svizzera è evitabile. Il Paese è ben posizionato dal punto di vista geopolitico, ma deve "fare bene i compiti". Come sfida centrale cita la coesione sociale. La popolazione sembra non comprendere più i benefici di un'economia forte, mentre l'economia non riesce a comunicare le proprie esigenze.
A livello internazionale, nel frattempo, la Svizzera deve agire in modo più attivo. "È un people's business", ha dichiarato Budliger riferendosi alle relazioni commerciali. Nessuno a Washington, Bruxelles, Pechino o Delhi sta aspettando la Svizzera. "Se poi ci presentiamo alla porta e cerchiamo il dialogo, veniamo presi in considerazione". Il piccolo mercato interno da solo non rappresenta un'offerta convincente; gli accordi di libero scambio rimangono uno strumento importante.



