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GUERRA COMMERCIALE

A un anno dallo shock dei dazi, esportatori ancora nell'incertezza

Nonostante la riduzione delle tariffe, la politica commerciale americana rimane imprevedibile e rappresenta una sfida per l’export svizzero.
A un anno dallo shock dei dazi, esportatori ancora nell'incertezza
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Fonte Ats Awp
A un anno dallo shock dei dazi, esportatori ancora nell'incertezza
Nonostante la riduzione delle tariffe, la politica commerciale americana rimane imprevedibile e rappresenta una sfida per l’export svizzero.

ZURIGO - Un anno fa la stangata dei dazi statunitensi si abbatteva con tutta la sua forza sull'economia d'esportazione svizzera. Le tariffe punitive del 39% annunciate all'epoca avevano scatenato la paura di un crollo delle esportazioni, di margini in calo e di migliaia di posti di lavoro a rischio. A 12 mesi di distanza gli esportatori devono ancora fare i conti con un'aliquota del 12,5%

Tale riduzione degli ostacoli alle importazioni è tuttavia il risultato di lunghi e laboriosi negoziati politici, ma anche di sentenze giudiziarie e del ricorso a basi giuridiche mutevoli. Per le imprese svizzere, l'imprevedibilità della politica commerciale statunitense rimane una sfida centrale

Dazi punitivi al 39%Il tasso del 39% ha rappresentato il punto culminante temporaneo di uno sviluppo iniziato già diversi mesi prima. Il 2 aprile 2025, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva annunciato, nel suo cosiddetto "Liberation Day", un dazio di base del 10% su quasi tutte le importazioni, oltre a dazi "reciproci" aggiuntivi specifici per ciascun Paese.

Tale terminologia è tuttavia contestata, poiché la Svizzera non applica dazi sulla maggior parte dei prodotti industriali. Di conseguenza l'aliquota media applicata alle importazioni di merci statunitensi è particolarmente bassa.

Per la Svizzera era stato inizialmente previsto un dazio del 31%, cosa che Washington aveva allora giustificato con l'elevato deficit commerciale degli Stati Uniti nei confronti della Svizzera. Il Consiglio federale aveva tentato di ottenere una riduzione per via diplomatica: una telefonata dell'allora presidente della Confederazione Karin Keller-Sutter non aveva però portato alla svolta sperata: un Donald Trump infuriato aveva inasprito la misura, decretando dazi doganali punitivi del 39%, tra i più elevati al mondo.

L'annuncio dell'aumento era arrivato proprio il 1° agosto, giorno della Festa nazionale, con entrata in vigore prevista per il 7 agosto.

Sul filo del rasoio fino al novembre 2025Questa controversia doganale si è poi spostata nuovamente sul piano diplomatico e - dopo un nuovo ciclo di negoziati - nel novembre 2025 i due Paesi hanno concordato in una dichiarazione d'intenti un tetto massimo del 15% della maggior parte dei dazi doganali statunitensi sui prodotti svizzeri. L'aliquota attualmente in vigore, pari al 12,5%, è quindi inferiore al limite concordato.

L'amministrazione Trump aveva fondato i dazi supplementari originali sull'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). Nel febbraio 2026, la Corte Suprema ha dichiarato illegittima l'applicazione di questa legge sullo stato di emergenza, privando così i dazi di Trump della loro base legale.

Di conseguenza, il governo statunitense ha fatto ricorso ad altri fondamenti giuridici. Inizialmente è stata introdotta un'aliquota del 10% limitata a 150 giorni ai sensi della Sezione 122 del Trade Act. Alla sua scadenza, Washington ha basato le misure su un'indagine ai sensi della Sezione 301 relativa al lavoro forzato.

Inasprimento in vista?In questo ambito, il governo degli Stati Uniti verifica se un partner commerciale adotti misure sufficienti per impedire l'importazione di merci prodotte mediante il ricorso al lavoro forzato. È su questa base, alle importazioni dalla Svizzera si applica oggi un dazio supplementare del 12,5%.

È tuttavia in corso una seconda indagine incentrata su presunte sovraccapacità nella produzione industriale, che potrebbe comportare un inasprimento dei dazi doganali a carico delle merci svizzere che entrano negli Stati Uniti. Il Consiglio federale parte dal presupposto che il tetto massimo del 15%, concordato nella dichiarazione d'intenti congiunta del novembre 2025 sarà rispettato, indipendentemente dalla motivazione.

Per la Svizzera ciò significa che sebbene lo shock doganale iniziale del 39% appartenga al passato, l'incertezza in materia di politica commerciale persiste. Il quadro concordato tra Berna e Washington limita l'onere attuale, ma non garantisce certezza del diritto per gli sviluppi futuri della politica commerciale statunitense.

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