Certificati Covid falsi: ecco perché le indagini procedono a rilento

La protezione dei dati e l'alto numero di casi complicano il lavoro della giustizia svizzera.
BERNA - La pandemia è finita da tempo, ma la giustizia svizzera continua a occuparsi dei casi legati alla falsificazione dei certificati Covid. Tra questi c’è anche quello di Granit Xhaka: la Procura di Lucerna sta indagando sul capitano della Nazionale, che ha ammesso di aver acquistato un certificato di vaccinazione falso. Venerdì è inoltre emerso che anche Breel Embolo è stato condannato per la falsificazione di certificati di test. Secondo CH Media, il suo caso è però ormai concluso.
Durante la pandemia, in Svizzera sono stati emessi migliaia di certificati falsi. Non esiste tuttavia un bilancio nazionale completo. Nel solo Cantone di San Gallo, nel 2021, ne sono stati scoperti oltre 8'000. La Procura di Zurigo riferisce invece di oltre mille procedimenti penali legati alla pandemia, molti dei quali riguarderebbero proprio i certificati. Non è noto quanti fascicoli siano ancora aperti.
La protezione dei dati
Le falsificazioni avvenivano spesso su larga scala, ad esempio quando studi medici o centri di vaccinazione emettevano certificati irregolari. Nel 2021, durante un'indagine su un dipendente di un centro vaccinale cantonale di Sciaffusa, furono scoperte diverse centinaia di falsificazioni.
A complicare le indagini è stata anche la protezione dei dati. Lo stato vaccinale è infatti considerato un'informazione sensibile e il sistema federale dei certificati Covid era stato progettato in forma anonimizzata. I nomi delle persone a cui erano intestati i certificati non venivano registrati nel database, come conferma l'Ufficio federale di informatica e telecomunicazioni.
Di conseguenza, quando gli inquirenti individuavano una possibile fonte di certificati falsi, non potevano risalire direttamente alle persone che li avevano ricevuti. Le indagini potevano proseguire solo se, per esempio, lo studio medico coinvolto aveva conservato autonomamente un elenco dei clienti.
Procedimenti ancora aperti
A rallentare il lavoro della giustizia ha contribuito anche l'elevato numero di procedimenti avviati durante la pandemia. La Procura di Zurigo sottolinea che gli oltre mille casi legati al Covid hanno rappresentato un carico di lavoro significativo per le autorità.
Secondo Sven Zimmerlin, esperto di giustizia della Scuola universitaria professionale di scienze applicate di Zurigo, le procure tendono a dare priorità ai procedimenti in cui gli imputati sono in detenzione preventiva o rischiano pene particolarmente severe. I casi relativi ai certificati Covid falsi, osserva, difficilmente rientrano in questa categoria.
Non sorprende quindi che, a distanza di anni dalla fine della pandemia, continuino a emergere condanne e procedimenti legati ai certificati falsificati: per la giustizia, semplicemente, non sono stati tra i casi più urgenti.



