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Xhaka e Fischer? Due falsi certificati Covid, ma casi diversi

Entrambi avevano dichiarato di essere vaccinati, ma motivazioni, tempistiche e conseguenze giudiziarie sono molto diverse: ecco cosa distingue le due vicende.
Xhaka e Fischer? Due falsi certificati Covid, ma casi diversi
Imago / Freeshfocus
Xhaka e Fischer? Due falsi certificati Covid, ma casi diversi
Entrambi avevano dichiarato di essere vaccinati, ma motivazioni, tempistiche e conseguenze giudiziarie sono molto diverse: ecco cosa distingue le due vicende.
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NAZIONALE - Granit Xhaka e Patrick Fischer hanno entrambi ammesso di essersi procurati un falso certificato Covid, ma le due vicende presentano differenze importanti, sia nelle motivazioni sia sul piano giudiziario.

Fischer ottenne il documento alla fine del 2021 per poter raggiungere la Cina in occasione dei Giochi olimpici di Pechino 2022, evitando così le tre settimane di quarantena previste. Xhaka, invece, non avrebbe avuto bisogno di una certificazione per partecipare ai Mondiali 2022 in Qatar: secondo quanto ricostruito, alla base della sua scelta ci sarebbe stata piuttosto la pressione pubblica legata al tema della vaccinazione.

Diversa anche la situazione giudiziaria dei due protagonisti. Quando emerse il caso Fischer, si seppe che l'allora allenatore della Nazionale di hockey era già stato condannato, nel marzo 2020, a una pena pecuniaria sospesa di 25 aliquote giornaliere da 440 franchi per un eccesso di velocità. Xhaka, invece, allo stato attuale, non ha precedenti penali. La Procura di Lucerna sta indagando sul capitano della Nazionale e su una dottoressa per il sospetto di aver ottenuto e prodotto un certificato Covid falso.

A distinguere le due vicende è anche la tempistica. Il caso Fischer venne alla luce poche settimane prima dei Mondiali di hockey di Zurigo e Friburgo, che avrebbero dovuto rappresentare il suo ultimo torneo alla guida della Svizzera. La Federazione svizzera di hockey lo licenziò e, successivamente, la federazione mondiale lo sospese per quattro anni da tutte le attività con le squadre nazionali.

Il caso Xhaka è emerso anch'esso poco prima di un raduno della Nazionale, ma in questo caso in vista degli impegni di Nations League. Il centrocampista ha ammesso il proprio comportamento prima di un'eventuale condanna e ha assicurato piena collaborazione alle autorità. Il procedimento è tuttora in corso e, per Xhaka, vale naturalmente la presunzione di innocenza.

Nel caso Fischer, invece, la vicenda emerse anni dopo i fatti, a seguito di alcune informazioni trapelate durante le riprese di un servizio della SRF e delle successive ricerche dell'emittente.

C'è però un elemento che accomuna i due casi: entrambi avevano dichiarato pubblicamente di essere vaccinati. Fischer lo aveva affermato nel 2021 in un'intervista al «Tages-Anzeiger». Xhaka, dopo le polemiche legate alla sua iniziale scelta di non vaccinarsi, nel marzo 2022 aveva invece dichiarato a "20 Minuten": «Sì, sono vaccinato, così non avete più nulla da scrivere».

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