Educatore licenziato dopo «giochi di tortura» con dei bambini

I rapporti di lavoro tra un collaboratore e una struttura parascolastica sono terminati dopo una segnalazione e un’indagine interna. Le testimonianze dei genitori.
NYON - La settimana scorsa, un educatore di una struttura parascolastica nel distretto di Nyon è stato licenziato. Questa partenza fa seguito a un incidente che è costato una doppia frattura del polso a un bambino di 8 anni. Per diversi genitori, tuttavia, questo episodio non costituirebbe che l’esito di una serie di presunte violenze che coinvolgono il collaboratore - già segnalate alla direzione diversi mesi prima.
Contattata dal portale 20 minutes, la struttura ha confermato la fine dei rapporti di lavoro con il dipendente, precisando però che «non si trattava di un licenziamento con effetto immediato». Indica inoltre che una segnalazione le era pervenuta prima di questo episodio e che aveva portato a «l’apertura immediata di un’indagine interna». L’istituto contesta invece di essere stato a conoscenza di comportamenti violenti.L’educatore giocava a «giochi di tortura»
La madre di un bambino autistico di 5 anni, dice di aver visto suo figlio «cambiare comportamento di colpo» al ritorno dalle vacanze di febbraio. Il bambino, fino ad allora entusiasta di andare a scuola, ha allora «ricominciato a fare la pipì a letto e a chiudersi in forti crisi di rabbia». Alla fine confida alla madre che l'educatore praticava dei «giochi di tortura» su di lui. Secondo il bambino, l’uomo gli «stringeva molto forte i polsi», esercitava pressioni su alcune zone del corpo, faceva male «per gioco».
«Oggi non posso più abbracciare mio figlio»
La donna afferma di aver allora avvertito la struttura. Prima di scoprire, qualche giorno dopo, diversi lividi sul torace e sui glutei del figlio. È stato redatto un referto medico e una denuncia penale è stata presentata a fine marzo. «Oggi non posso più abbracciare mio figlio. È già complicato costruire un legame con un bambino autistico. Tutto questo ha rotto la sua fiducia», confida.
«Da dove un educatore impara la violenza sui bambini?»
Una testimonianza che fa eco a quella di una seconda mamma. Nel marzo 2025, suo figlio, allora di 5 anni, le aveva raccontato che lo stesso educatore lo aveva picchiato e gli aveva tirato i capelli «molto forte». I genitori avevano segnalato i fatti alla vicedirettrice. Qualche giorno dopo, è stato l'educatore stesso a contattare la madre. «Non per scusarsi, ma per dirmi che mio figlio aveva capito tutto male. Che era un gioco e che era permesso picchiare e tirare i capelli. Sono rimasta sbalordita», racconta al telefono.
«Da dove un educatore impara la violenza sui bambini? Mio figlio mi ha detto: giochiamo a farci male» Non ha allora sporto denuncia, giudicando l’incidente isolato. Ma dopo aver saputo che un’altra famiglia si era rivolta alla polizia, ha segnalato il caso alla direzione. «Quando un adulto è sospettato di maltrattamenti, mi aspetto altro dalla direzione. Non si mette a tacere la voce dei nostri figli» si sfogano le due mamme che descrivono lo stesso disagio: quello di segnalazioni inoltrate, ma di una reazione istituzionale giudicata troppo lenta, troppo prudente, troppo opaca.
Riguardo alle critiche formulate, la direzione assicura che «le preoccupazioni espresse dai genitori sono state debitamente prese in considerazione» non appena le sono state comunicate e sottolinea che il Service cantonal d'accueil de jour des enfants (SCAJE) le ha recentemente confermato che «le misure appropriate erano state prese in questo dossier».




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