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«Ho accumulato debiti per quasi 250.000 franchi con le scommesse sportive»

SVIZZERA«Ho accumulato debiti per quasi 250.000 franchi con le scommesse sportive»

24.02.23 - 06:30
In Svizzera i giocatori d'azzardo patologici sono raddoppiati negli ultimi tre anni. Vi raccontiamo la storia di uno di loro.
20min/Matthias Spicher
Fabio, 24 anni, è scivolato nella dipendenza da gioco d'azzardo.
Fabio, 24 anni, è scivolato nella dipendenza da gioco d'azzardo.
«Ho accumulato debiti per quasi 250.000 franchi con le scommesse sportive»
In Svizzera i giocatori d'azzardo patologici sono raddoppiati negli ultimi tre anni. Vi raccontiamo la storia di uno di loro.

ZURIGO - In Svizzera, è notizia di ieri, i giocatori d'azzardo patologici sono praticamente raddoppiati negli ultimi tre anni.

Tra di loro c'è anche il 24enne Fabio (nome di fantasia) che tra scommesse sportive e puntate nei Casinò online ha accumulato debiti per quasi 250.000 franchi. E i (tantissimi) soldi persi sono stati solo la punta dell'iceberg. «La mia dipendenza - precisa il giovane a 20 Minuten - mi è costata il lavoro, la mia compagna mi ha lasciato, molti amici mi hanno voltato le spalle e il mio rapporto con la famiglia è andato in pezzi».

Da sempre appassionato di sport, il giovane racconta la sua storia. E come un incidente abbia radicalmente cambiato la sua vita. Facendola finire lentamente (ma inesorabilmente) nel baratro. Come una biglia su un piano inclinato. «La mia famiglia non era ricca, ma non ci è mai mancato nulla. La mia infanzia è stata felice. Poi nel 2017 ho iniziato a scommettere a causa di un incidente che mi ha precluso la possibilità di lavorare e fare sport».

Tre franchi scommessi diventano 300

Fabio inizia a scommettere per noia. Assieme a dei colleghi. «All'inizio giocavamo solo piccole somme, tre franchi qui, cinque franchi là». Poi dopo alcune vincite qualcosa è cambiato. «Una volta ho scommesso dieci franchi, vincendone 600. La volta successiva ne ho quindi puntati 300. Perché puntarne solo cinque non mi dava più alcuna emozione». 

Le vincite e l'illusione di guadagni facili dà alla testa al 24enne che entra in un vero e proprio circolo vizioso. Con gli importi delle scommesse che crescono a dismisura. «Sono arrivato a giocarmi 4'500 franchi al mese, ovvero il mio intero stipendio».

Caduta nella dipendenza
Anche se inizialmente non voglia ammetterlo, Fabio è diventato dipendente dal gioco d'azzardo. E comincia a chiedere prestiti ad amici e parenti. «Naturalmente ho detto loro che i soldi mi servivano per pagare le bollette. Ma in realtà io me li giocavo». 

In questo modo i debiti sono cresciuti. A dismisura. E il giovane inizia a rendersi conto che qualcosa non funziona. «La mia mente non pensava ad altro che a raccogliere denaro per far quadrare i conti. Ma non potevo nemmeno fare a meno di giocare. Per ottenere denaro per il gioco d'azzardo mentivo a tutti. Senza battere ciglio. Una volta mi sono giocato i mille franchi che un amico mi aveva prestato per pagare i miei debiti».

Il castello di carte crolla
Quando Fabio finalmente si rende realmente conto della portata del problema, cerca di affrontarlo. Inizialmente da solo. «Mi sono fatto bloccare da tutti i casinò online svizzeri e sono andato anche da uno psichiatra». Ma neppure questo è servito: «Le scommesse sportive sono disponibili anche nei chioschi e i giochi d'azzardo si possono trovare su diversi siti esteri. Chi è dipendente, un modo di giocare lo trova sempre. Divieto o meno».

Ed è solo quando viene sorpreso a rubare soldi dalla cassa dell'ufficio che il castello di carte crolla definitivamente. «Non ho potuto più nascondere a lungo il fatto di aver perso il lavoro. Nel giro di pochi giorni, l'intera rete di bugie e debiti è venuta alla luce. In quel periodo stavo malissimo, non uscivo quasi dalla mia stanza». La fidanzata, con la quale conviveva, lo butta fuori di casa. «Non per i debiti, ma perché le ho mentito a lungo e ho abusato della sua fiducia. Oggi lo capisco».

Futuro incerto
Fabio torna quindi a vivere con i genitori. «A quel punto sapevano tutto. Ovviamente la cosa li ha feriti moltissimo, ma mi sono rimasti accanto. A questo punto mi sono fatto ricoverare nella clinica psichiatrica universitaria di Basilea. Ed è allora mi sono reso conto, un po' alla volta, di quanto fossi stato dipendente negli ultimi anni e di quali danni avessi provocato. Se le cose vanno avanti normalmente ci vorranno tredici anni affinché io possa pagare i miei debiti».

Nonostante queste prospettive a tinte fosche, Fabio è comunque contento di essere riuscito a spezzare il circolo vizioso in cui era precipitato. «Dopo lo choc, la mia vita sta lentamente tornando alla normalità». E con la normalità torna pure il pericolo di ricaderci. «A ogni partita di calcio, vedo la pubblicità di Sporttipp».

«Fermatevi prima»
Ad aiutarlo a non finire nuovamente nel baratro ci sono gli amici (rimasti) e la sua famiglia. «Ora che mi sono lasciato alle spalle la parte peggiore della dipendenza, posso di nuovo godermi le piccole cose della vita. E sono in salute, sto relativamente bene. Cerco di vedere il lato positivo».

Fabio parla apertamente della sua dipendenza per aiutare gli altri. «Se sospettate che qualcuno sia dipendente, non dategli soldi. Mai. Semmai pagategli direttamente le bollette, ma non dategli soldi. Li spenderà per la dipendenza». Poi dà l'ultimo consiglio. «Non aspettate di trovarvi nella mia situazione. Essere dipendente da qualcosa è una malattia, non una vergogna. Fatevi aiutare».

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