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SVIZZERA / STATI UNITI

Accusa Trump di stupro: «Non mi metteranno a tacere»

La svizzera Béatrice Keul si racconta e ripercorre la presunta violenza subita dal presidente americano nel 1993, durante un concorso di bellezza a New York. La sua testimonianza è al centro di un rapporto dei democratici sul caso Epstein.
Accusa Trump di stupro: «Non mi metteranno a tacere»
BeatriceKeulOfficial.com
Fonte Tages-Anzeiger
Accusa Trump di stupro: «Non mi metteranno a tacere»
La svizzera Béatrice Keul si racconta e ripercorre la presunta violenza subita dal presidente americano nel 1993, durante un concorso di bellezza a New York. La sua testimonianza è al centro di un rapporto dei democratici sul caso Epstein.

ZURIGO / WASHINGTON - La sua testimonianza è finita al centro di un rapporto di 53 pagine presentato dai democratici della Commissione giustizia della Camera dei rappresentanti statunitense, che punta i riflettori sui possibili legami tra Donald Trump e la rete criminale di Jeffrey Epstein. Béatrice Keul, svizzera sulla cinquantina, accusa il presidente americano di averla violentata nel 1993, quando aveva 22 anni, al Plaza Hotel di New York, durante il concorso di bellezza «Donald J. Trump American Dream Pageant». Trump respinge tutte le accuse e vale la presunzione di innocenza.

Intervistata dal Tages-Anzeiger, la donna torna a raccontare quanto sostiene di aver vissuto e le conseguenze che, a suo dire, ne sono derivate. «Siete la mia assicurazione sulla vita, e lo dico sul serio», afferma al telefono, riferendosi ai media. Secondo Keul, da quando nel 2024 ha denunciato pubblicamente l'aggressione sessuale, la sua vita online è cambiata: Elon Musk le avrebbe cancellato l'account X, Mark Zuckerberg le avrebbe disattivato quello Facebook e la visibilità del suo profilo Instagram sarebbe diminuita sensibilmente. La donna sostiene inoltre di essere bersaglio di minacce e insulti.

Dopo la morte di Virginia Giuffre, una delle principali accusatrici di Epstein, le pressioni sarebbero aumentate. Secondo Keul, l'obiettivo sarebbe quello di intimidirla e metterla a tacere, fino a cancellare la sua presenza sui social media.

«Mi è saltato addosso»
Il suo racconto riporta a quando tutto ebbe inizio. Era il 1992 e Keul era stata invitata a partecipare al concorso di bellezza organizzato dal magnate immobiliare Trump. All'epoca impiegata di banca, aveva già preso parte ai concorsi di Miss Svizzera e Miss Europa e sperava che quell'occasione potesse rappresentare una svolta professionale. Durante l'evento, però, Trump l'avrebbe fatta chiamare nella sua camera d'albergo per un colloquio privato. Secondo la sua versione, le si sarebbe scagliato addosso senza preavviso: l'avrebbe palpeggiata, baciata, le avrebbe sollevato la gonna e infine l'avrebbe violentata, nonostante la sua opposizione. La gonna si sarebbe strappata e lei avrebbe perso sangue. «Poi mi ha detto: “Keep quiet, otherwise bad things will happen to you” (Tieni la bocca chiusa, altrimenti ti succederanno brutte cose)». E ancora: «The show must go on» (Lo spettacolo deve continuare). «Ero sotto shock e gli ho detto tutto quello che voleva sentirsi dire, pur di riuscire a tornare a casa viva. Mi sentivo completamente abbandonata a me stessa e avevo una paura tremenda». Trump, racconta inoltre, si sarebbe impossessato del suo passaporto.

Keul rimase negli Stati Uniti per tutta la settimana del concorso, ma una volta rientrata in Svizzera mantenne il silenzio. «Erano gli anni Novanta, non potevo parlarne con i miei genitori conservatori, né con nessun altro. Molti mi avevano ammirata e invidiata per l'invito negli Stati Uniti: come avrei potuto ammettere quello che era successo davvero? Che quegli uomini avevano messo in piedi insieme una sorta di supermercato del sesso a loro disposizione e che io ero caduta nella trappola?». A New York avrebbe conosciuto anche Epstein, che si sarebbe presentato come «Don's best friend», il migliore amico di Don.

Una coincidenza che può sollevare domande
Resta però una discrepanza tra il racconto attuale e quello riportato dalla stampa nel 2024. All'epoca, Keul aveva dichiarato di essere riuscita a respingere il tentativo di stupro, anche grazie alla sua altezza di 1,85 metri, e di aver inizialmente convinto Trump a limitarsi a una conversazione. Interpellata dal Tages-Anzeiger, la donna contesta questa ricostruzione: «Non ho affatto raccontato le cose in questo modo. Al contrario, ho descritto esattamente gli stessi fatti che racconto oggi. Ma i redattori avevano paura del presidente e delle conseguenze legali».

Keul sostiene che le preoccupazioni per eventuali ripercussioni legali abbiano portato alla pubblicazione di una versione attenuata della sua testimonianza. «Così ho dato il mio consenso alla pubblicazione di una versione edulcorata, che riportava soltanto una minima parte degli avvenimenti: meglio di niente». Ora si dice sollevata dal fatto che i deputati abbiano dato spazio alla sua versione dei fatti.

Rimane infine un interrogativo sulla tempistica: sia nel 2024 sia nel 2026 le sue dichiarazioni sono state pubblicate a fine ottobre, poco prima di importanti appuntamenti elettorali negli Stati Uniti. Una coincidenza che può sollevare domande.

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