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Cassis incontrerà Kim Jong-Un? «Corea del Nord? Giusto andarci»

Il ticinese nei prossimi giorni sarà impegnato in un viaggio diplomatico tra le due Coree, a Pyongyang riaprirà una rappresentativa diplomatica. E la politica, che ne pensa?
Cassis incontrerà Kim Jong-Un? «Corea del Nord? Giusto andarci»
20min/Taddeo Cerletti - Korea Summit Press/Pool
Cassis incontrerà Kim Jong-Un? «Corea del Nord? Giusto andarci»
Il ticinese nei prossimi giorni sarà impegnato in un viaggio diplomatico tra le due Coree, a Pyongyang riaprirà una rappresentativa diplomatica. E la politica, che ne pensa?

BERNA - Il consigliere federale Ignazio Cassis partirà a fine ottobre per una missione diplomatica di tre giorni tra Corea del Nord e Corea del Sud.

A Pyongyang parteciperà alla riapertura di un ufficio diplomatico della Confederazione, come annunciato lunedì dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Cassis avrà inoltre «colloqui politici» con le autorità di entrambe le Coree. Interpellato da 20 Minuten, il DFAE non ha voluto precisare se e quando il capo del Dipartimento incontrerà anche il leader nordcoreano Kim Jong-un, che ha frequentato le scuole nella regione di Berna.

La visita di Cassis in Corea del Nord fa discutere a Palazzo federale. Il consigliere nazionale del Centro Gerhard Pfister ricorda di aver già espresso scetticismo sull'apertura di un ufficio diplomatico nel Paese, visti «gli attuali problemi sul budget» del DFAE.

«Così però ha deciso il Consiglio federale, ed è quindi coerente che il consigliere federale Cassis ci vada», osserva lo zurighese. Quanto alle aspettative sul viaggio, Pfister ritiene difficile formularne. Ricorda però che la Svizzera svolge da decenni un ruolo importante nella sorveglianza del confine tra Corea del Nord e Corea del Sud.

Per il consigliere nazionale UDC Roland Rino Büchel, invece, il viaggio «ha assolutamente senso». Il dialogo con la Corea del Sud è importante soprattutto per l'economia svizzera, ma anche per la situazione della sicurezza nel Paese. In Corea del Nord, invece, i buoni uffici della Svizzera continuano ad avere un ruolo significativo.

«Se si apre un ufficio diplomatico, è giusto anche darne visibilità», afferma Büchel. A suo avviso, è importante che la Svizzera mantenga una presenza in questo «conflitto latente» e sia pronta a confrontarsi «con un capo di Stato non sempre gradevole».

Interpellato sulle conoscenze dello Schwyzerdütsch da parte di Kim Jong-un, che ha trascorso diverso tempo in Svizzera, il democentrista risponde con una battuta: «La possibilità che Kim padroneggi il nostro splendido dialetto tanto bene quanto il consigliere federale Cassis esiste, eccome».

Anche Hans-Peter Portmann (PLR) sostiene la politica del «parliamo con tutti», soprattutto perché diversi Paesi si stanno riavvicinando alla Corea del Nord. A suo giudizio, Cassis dovrebbe cercare di aprire porte in entrambi i Paesi, creando opportunità per future collaborazioni.

Portmann invita però a non sopravvalutare il ruolo della Svizzera nel conflitto tra le due Coree. E aggiunge: «Ora che il presidente statunitense Trump definisce il leader nordcoreano Kim Jong-un amico e un grande statista, ma allo stesso tempo vuole o dovrebbe essere il garante della sicurezza della Corea del Sud, non so cosa ci faccia la Svizzera in questo “teatrino delle marionette”».

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