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BELLINZONA/SVIZZERA

Truffa milionaria alle FFS, chiesti sei anni e cinque mesi per l'ex dipendente

L’accusa ha sostenuto che il sistema di fatture fittizie abbia permesso all’imputato di sottrarre milioni per finanziare un tenore di vita lussuoso.
Truffa milionaria alle FFS, chiesti sei anni e cinque mesi per l'ex dipendente
Tipress
Fonte ATS/RED
Truffa milionaria alle FFS, chiesti sei anni e cinque mesi per l'ex dipendente
L’accusa ha sostenuto che il sistema di fatture fittizie abbia permesso all’imputato di sottrarre milioni per finanziare un tenore di vita lussuoso.

BELLINZONA/SVIZZERA - Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha chiesto una pena detentiva di sei anni e cinque mesi nei confronti di un ex dipendente dell'azienda ferroviaria, oggi 54enne, a processo davanti al Tribunale penale federale a Bellinzona. L'uomo è accusato di aver sottratto circa 8,7 milioni di franchi alle Ferrovie federali svizzere (FFS) attraverso un sistema di fatture fittizie, costruito con l'aiuto di quattro complici.

Secondo l'accusa, l'uomo avrebbe sfruttato per anni la propria posizione all'interno delle FFS per arricchirsi, utilizzando il denaro sottratto per finanziare immobili, automobili di lusso e uno stile di vita dispendioso. La difesa, invece, ha chiesto una pena di 32 mesi, di cui 22 sospesi, puntando il dito contro le carenze nei controlli interni dell'azienda.

«Le FFS usate come un self-service»
Nonostante l'imputato abbia dichiarato di aver sempre lavorato molto volentieri per le Ferrovie federali, questo non gli avrebbe impedito, a partire dal 2007, di «abusarne come di un self-service». È l'immagine utilizzata dal procuratore federale durante la sua requisitoria. Per il Ministero pubblico della Confederazione, il 54enne avrebbe agito in maniera pianificata, con dolo diretto e piena consapevolezza delle proprie azioni. Avrebbe elaborato un vero e proprio piano criminoso, mettendolo in pratica con il sostegno di altre quattro persone.
Il movente sarebbe stato economico, nonostante l'imputato percepisse già «un salario considerevole». Nel 2010 guadagnava 118'000 franchi all'anno, una cifra salita progressivamente fino a sfiorare i 147'000 franchi nel 2023. Secondo il procuratore federale, nell'arco di circa 13 anni l'uomo si sarebbe personalmente arricchito per quasi 3,87 milioni di franchi.

Le fatture fittizie e il sistema di società
La carriera dell'imputato alle FFS era iniziata quando aveva appena 23 anni. Nel corso degli anni aveva assunto incarichi di crescente responsabilità, fino a diventare caposezione nel 2019, come emerge dall'atto d'accusa. Parallelamente, secondo gli inquirenti, dal settembre 2007 avrebbe cominciato a costruire il sistema che gli avrebbe permesso di sottrarre milioni all'azienda. Il primo passo sarebbe stato il coinvolgimento di un amico di lunga data, attraverso la cui società venivano emesse fatture fittizie indirizzate alle FFS. Successivamente, al sistema si sarebbero aggiunte altre due persone, ciascuna con proprie aziende. Alla fine del 2010, anche la sorella dell'imputato avrebbe fondato due società, poi integrate nella struttura.

Il meccanismo era relativamente semplice: le società emettevano fatture per prestazioni o forniture che, in realtà, non venivano mai effettuate. Le FFS pagavano quindi senza ricevere alcun materiale o servizio effettivamente necessario. Il sistema sarebbe rimasto inosservato così a lungo grazie alla particolare posizione ricoperta dall'imputato all'interno dell'organizzazione ferroviaria. Pur non lavorando nel settore degli acquisti, l'uomo poteva operare contemporaneamente in due ruoli: quello di chi segnalava un bisogno e quello di chi effettuava l'ordine.

La difesa: «Mancanza di responsabilità delle FFS»
Nella sua arringa, l'avvocato del principale imputato ha concentrato una parte importante delle critiche proprio sull'azienda ferroviaria, costituitasi parte civile nel procedimento. Secondo il legale, le FFS avrebbero dimostrato una «mancanza di responsabilità», poiché il comportamento illecito del suo assistito avrebbe potuto e dovuto essere individuato attraverso semplici verifiche.

Spettava all'azienda, ha sostenuto, predisporre un «sistema di ordinazione sicuro», che non potesse essere facilmente aggirato. Il difensore ha quindi elencato diverse lacune nei meccanismi di controllo. All'epoca, ha spiegato, all'interno delle FFS alcune persone potevano effettuare ordini e gestire fatture senza disporre delle necessarie autorizzazioni. L'azienda ferroviaria, secondo la difesa, non avrebbe quindi esercitato adeguatamente né la propria funzione di controllo né il proprio dovere di vigilanza.

«Trascinato in un vortice di reati»
Il legale ha inoltre cercato di spiegare il comportamento del suo assistito attraverso le difficoltà economiche e le pressioni vissute nella precedente situazione familiare. L'uomo sarebbe stato trascinato dalla famiglia di allora in un «vortice di reati», alimentato dall'elevato tenore di vita che doveva sostenere. In particolare, avrebbe avvertito una forte pressione da parte della moglie, finendo per sprofondare progressivamente in una spirale dalla quale non sarebbe più riuscito a uscire.

Per queste ragioni, secondo il difensore, non si tratterebbe di un «classico caso di truffa». L'avvocato ha inoltre sottolineato che il suo assistito avrebbe confessato già durante il primo interrogatorio, contribuendo così ad accelerare e facilitare il procedimento penale. A suo favore giocherebbe anche una «prognosi legale favorevole», ossia la previsione che, dopo la condanna, possa condurre una vita senza commettere nuovi reati. Una valutazione sostenuta, secondo la difesa, anche dall'attuale situazione personale stabile dell'imputato.

La richiesta è quindi di una pena detentiva parzialmente sospesa di 32 mesi: 22 con la condizionale e dieci da scontare. Il legale ha chiesto inoltre l'assoluzione dall'accusa di violazione della legge sulle armi, mentre per gli altri capi d'imputazione ha proposto una dichiarazione di colpevolezza.

La confessione: «Una soluzione completamente stupida»
Interrogato sulle ragioni che lo avevano spinto a creare la struttura societaria illegale, il principale imputato ha chiamato in causa i problemi economici del suo precedente matrimonio. La sua ex moglie, ha raccontato, avrebbe portato nella relazione numerosi debiti, finendo per esaurire tutto il suo patrimonio. «Ho poi cercato una soluzione completamente stupida per affrontare il problema, e ho quindi iniziato con questo», ha dichiarato il 54enne. L'uomo ha riconosciuto di essere stato consapevole dell'illegalità delle proprie azioni, sostenendo però di non essere «in linea di principio» una cattiva persona. Quanto accaduto avrebbe rappresentato per lui un «enorme peso». E davanti al tribunale ha espresso il proprio pentimento: «Se potessi, tornerei indietro e annullerei tutto».

Immobili, Porsche e una Lamborghini da 400'000 franchi
Secondo il Ministero pubblico della Confederazione, i soldi sottratti alle FFS sarebbero stati utilizzati per finanziare un patrimonio considerevole e mantenere uno stile di vita particolarmente elevato. Tra gli acquisti figurerebbero una casa nel Canton Soletta e un'altra in Florida, negli Stati Uniti, oltre a numerose automobili di lusso. Nel parco veicoli dell'imputato sarebbero comparse una Ford Mustang Shelby, due Porsche e una Lamborghini, costata da sola quasi 400'000 franchi. Parte del denaro sarebbe inoltre servita a finanziare le spese quotidiane legate all'elevato tenore di vita e una collezione di armi.

Un danno da 8,7 milioni, ma solo cinque sono perseguibili
Il presunto sistema fraudolento è rimasto in funzione per anni prima che le FFS si rivolgessero alle autorità. Alla fine di settembre 2024, l'azienda ferroviaria ha presentato una denuncia penale. Poco più di due mesi dopo, l'ex dipendente è stato arrestato. È rimasto in carcerazione preventiva per due mesi, mentre il Ministero pubblico della Confederazione ha disposto diverse perquisizioni domiciliari. Le FFS hanno inoltre licenziato l'uomo in tronco.

Sebbene l'importo complessivamente sottratto sia stimato in circa 8,7 milioni di franchi, non tutti gli episodi possono essere perseguiti penalmente. A causa del termine di prescrizione di 15 anni, il procedimento può infatti riguardare soltanto i fatti commessi a partire dal 1° aprile 2011. Di conseguenza, il danno rilevante sul piano penale si riduce a circa cinque milioni di franchi. È questa la somma che le FFS chiedono di recuperare nel procedimento, in qualità di parte civile.

Le accuse e gli altri quattro imputati
Il principale imputato deve rispondere di ripetuta amministrazione infedele, truffa aggravata, grave riciclaggio di denaro e ripetuta falsificazione di documenti. A questi reati si aggiunge una presunta violazione della legge sulle armi, contestata dopo che gli investigatori hanno sequestrato nella sua abitazione un coltello a serramanico vietato. Anche le altre quattro persone coinvolte nella struttura societaria devono rispondere davanti alla giustizia. Sono accusate di complicità in amministrazione infedele e truffa aggravata. Tre di loro devono inoltre rispondere di grave riciclaggio di denaro. L'unica eccezione è la sorella del principale imputato, nei cui confronti questa accusa non è stata formulata. Uno dei quattro coimputati, indicato come quinto imputato nel procedimento, non si è presentato martedì all'apertura del processo per motivi di salute.

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