Quei pronto soccorso che ci fanno innervosire

Si riscontrano in media esperienze peggiori rispetto a quelle dei pazienti con un ricovero programmato. Un'indagine svizzera mostra dove sarebbero le lacune.
SONDAGGIO
ZURIGO - Chi arriva al pronto soccorso con dolori o problemi di salute vuole soprattutto una cosa: capire il prima possibile che cosa sta succedendo e quali saranno i passi successivi. Ma è proprio su questo fronte che gli ospedali svizzeri sembrano mostrare alcune carenze.
È quanto emerge da una nuova indagine dell'Associazione nazionale per lo sviluppo della qualità negli ospedali e nelle cliniche (ANQ) condotta su 194 strutture ospedaliere (13 delle quali in Ticino). I pazienti che passano dal pronto soccorso giudicano la propria esperienza nettamente peggiore rispetto a chi viene ricoverato in modo programmato.
L'indagine nazionale, condotta tra settembre e novembre 2025, ha raccolto le valutazioni di circa 46'000 pazienti. Di questi, quasi 18'000 erano arrivati in ospedale attraverso il pronto soccorso, mentre quasi 28'000 erano stati ricoverati in modo programmato.
Informazioni carenti soprattutto sui tempi di attesa
Le differenze maggiori emergono proprio nella fase iniziale del ricovero. Tra chi arriva dal pronto soccorso, la probabilità di assegnare il punteggio massimo alle informazioni sui tempi di attesa è inferiore di 14 punti percentuali rispetto ai pazienti con ricovero programmato. Al tempo stesso, la probabilità di esprimere un giudizio particolarmente negativo è superiore di circa sette punti percentuali.
Il pronto soccorso ottiene risultati peggiori anche per quanto riguarda la chiarezza delle spiegazioni fornite al momento dell'ammissione in ospedale. In questo caso, la probabilità di assegnare il punteggio massimo è inferiore di 10,9 punti percentuali. Per la puntualità, invece, la differenza è di 8,3 punti percentuali.
Ma le criticità non riguardano soltanto le attese. I pazienti del pronto soccorso giudicano meno positivamente anche la comunicazione con i medici, la disponibilità del personale sanitario e l'attenzione riservata alle loro preoccupazioni e paure.
I pazienti del pronto soccorso si sentono meno seguiti
Un dato colpisce in particolare: le differenze emergono in tutti e otto gli ambiti esaminati. E persistono anche tenendo conto di fattori come l'età, lo stato di salute, il sesso, la classe assicurativa e l'ospedale in cui i pazienti sono stati curati.
Gli autori dello studio invitano però a considerare un aspetto importante: chi arriva al pronto soccorso si trova spesso in condizioni di salute più difficili. La percentuale di pazienti con più di 80 anni, ad esempio, è oltre il doppio rispetto a quella registrata tra i ricoveri programmati.
L'indagine non permette di stabilire con certezza perché l'esperienza dei pazienti del pronto soccorso sia meno positiva. Gli autori sottolineano tuttavia che la fase iniziale del ricovero è particolarmente delicata. Da un lato, i pazienti hanno bisogno di risposte e rassicurazioni il prima possibile. Dall'altro, il personale sanitario deve dare la precedenza alle emergenze più gravi.
Gli ospedali dovrebbero informare meglio i pazienti
Secondo gli autori dello studio, quindi, per migliorare l'esperienza dei pazienti non basta ridurre i tempi di attesa: serve anche una comunicazione più chiara. Chi aspetta dovrebbe capire perché altre persone vengono visitate prima e sapere che cosa succederà nelle fasi successive.
Tra le possibili soluzioni vengono indicate procedure più efficaci per la valutazione iniziale dei pazienti, spiegazioni semplici sui diversi livelli di urgenza medica e schermi informativi digitali nelle sale d'attesa.
I risultati mettono dunque in evidenza un aspetto fondamentale: non conta soltanto la rapidità con cui si viene curati, ma anche quanto ci si sente informati e seguiti durante la permanenza in ospedale.



