Fuochi d'artificio: no al divieto, sì alla responsabilità

È la posizione del comitato interpartitico che si oppone al tema in votazione popolare il prossimo 29 novembre
BERNA - Regole mirate e responsabilità al posto di un divieto nazionale: è questa la posizione del comitato interpartitico "No al divieto dei fuochi d’artificio", che ha lanciato oggi a Berna la campagna in vista della votazione del 29 novembre sull’iniziativa popolare "Per una limitazione dei fuochi d’artificio".
Cosa succederebbe in caso di approvazione
La proposta è ritenuta sproporzionata dagli oppositori, poiché introduce il divieto nazionale di vendita e utilizzo di articoli pirotecnici rumorosi. In caso di approvazione, i tradizionali spettacoli pirotecnici locali non sarebbero più consentiti con le modalità attuali. Deroghe sarebbero possibili solo per eventi di rilievo sovraregionale, su richiesta e con l’autorizzazione cantonale. I limiti toccherebbero sia le feste private che numerose manifestazioni organizzate da associazioni, paesi e Comuni.
«Il nostro settore conosce i rischi. Proprio per questo puntiamo sulle competenze specialistiche, sulla sicurezza, sul rispetto degli altri e su regole mirate», ha dichiarato Daniel Bussmann, presidente di ProFeuerwerk. Il settore coinvolge imprese e commercianti specializzati, dettaglianti, pirotecnici professionisti, organizzatori, associazioni e comitati locali.
Strumenti attuali «sufficienti»
Il comitato sostiene che gli strumenti già a disposizione di Cantoni e Comuni sono sufficienti: possono già oggi limitare l’uso dei fuochi d’artificio nel tempo o nello spazio, richiedere autorizzazioni o disporre divieti in presenza di pericoli concreti. Jean Guinand, già consigliere nazionale e di Stato nonché presidente del CdA di Sugyp SA, ribadisce che i problemi politici vanno risolti con strumenti proporzionati e al livello istituzionale opportuno.
Le esperienze dei contrari
Benjamin Roduit, consigliere nazionale del Centro vallesano ed ex presidente di Comune, richiama la propria esperienza locale. In caso di siccità, condizioni meteorologiche sfavorevoli o assenza delle necessarie garanzie organizzative, le autorità devono poter vietare i fuochi d’artificio, ma anche autorizzarli quando le condizioni lo permettono. «La convivenza si costruisce sulla responsabilità, sulla fiducia e sul giusto equilibrio», sottolinea.
Il consigliere nazionale Edgar Bischof (UDC/AR) ha evidenziato il valore dei fuochi d’artificio nella cultura svizzera della festa. Secondo Bischof, non si tratta di un prodotto di consumo quotidiano, ma di un elemento centrale di occasioni speciali vissute insieme. «Tradizione non significa mancanza di riguardo. Significa tramandare responsabilmente ciò che ha dato buona prova di sé», ha dichiarato.
Jonas Lüthy, presidente dei Giovani Liberali Radicali Svizzeri, inserisce la proposta in un contesto più ampio. «L’iniziativa sui fuochi d’artificio si inserisce in una politica che impone sempre più prescrizioni alle persone e accorda loro sempre meno fiducia. A questa tendenza va posto un freno. Inoltre, i fuochi d’artificio fanno tradizionalmente parte di momenti che uniscono la società. Non desidero che simili momenti diventino ancora più rari nel nostro Paese», afferma.
Le conseguenze per il settore
Il comitato segnala inoltre le possibili conseguenze per le piccole e medie imprese. Urs Furrer, direttore dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (usam), teme un aumento della burocrazia e ulteriori limiti alla libertà di commercio e industria. Critica anche la possibile riduzione dell’autonomia comunale, ricordando il forte radicamento locale delle imprese artigiane. «I divieti nazionali inutili devono essere combattuti. Altrimenti finiremo per avere divieti ovunque. Questo soffoca le PMI», afferma.
Consiglio federale e Parlamento raccomandano di respingere l’iniziativa. Il Consiglio nazionale ha espresso il proprio no con 131 voti contro 50 e 18 astensioni, mentre il Consiglio degli Stati si è opposto con 40 voti contro 3 e un’astensione. Il controprogetto indiretto è stato bocciato dal Consiglio nazionale in votazione finale e non arriverà al voto.
La campagna contraria all’iniziativa sarà condotta con lo slogan «Ciò che ci unisce deve rimanere».



