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SVIZZERA

Armi svizzere, Berna vuole facilitare l'esportazione di materiale bellico

Il Consiglio federale vuole allentare il freno sulle esportazioni di armi e invita ad approvare la revisione della legge sul materiale bellico il prossimo 29 novembre.
Armi svizzere, Berna vuole facilitare l'esportazione di materiale bellico
Tamedia AG - Raphael Moser
Armi svizzere, Berna vuole facilitare l'esportazione di materiale bellico
Il Consiglio federale vuole allentare il freno sulle esportazioni di armi e invita ad approvare la revisione della legge sul materiale bellico il prossimo 29 novembre.

BERNA - Il Consiglio federale vuole allentare le norme sulle esportazioni di materiale bellico per garantire la capacità di difesa della Svizzera e salvaguardare i posti di lavoro. Per questo invita ad approvare, nella votazione popolare del 29 novembre, la revisione della legge sul materiale bellico.

Oggi, è cosa nota, è vietato esportare materiale bellico svizzero verso Paesi coinvolti in conflitti interni o internazionali. Secondo Berna, dall'inizio della guerra condotta dalla Russia contro l'Ucraina, le rigide norme svizzere in materia di esportazione hanno reso l'industria nazionale degli armamenti poco attraente, sottoponendola a forti pressioni.

Con la revisione della legge, uno degli oggetti sottoposti al voto il 29 novembre, la maggioranza borghese in Parlamento intende concedere al Consiglio federale, a determinate condizioni, un maggiore margine di manovra sulle esportazioni e sulle riesportazioni di armi. L'obiettivo è facilitare il trasferimento verso Paesi terzi, da parte dei Paesi occidentali, di materiale bellico acquistato in Svizzera.

Il Consiglio federale dovrebbe inoltre ottenere un diritto di veto e la possibilità di esigere che le armi rimangano nel Paese acquirente qualora sussistano riserve legate alla sicurezza o alla politica di neutralità. In circostanze eccezionali, e allo scopo di tutelare gli interessi di politica estera o di sicurezza, sarà invece possibile derogare agli attuali criteri di autorizzazione, sempre nel rispetto degli obblighi internazionali.

«Non si tratta in alcun caso di un assegno in bianco per il Consiglio federale», ha sottolineato il presidente della Confederazione e capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) Guy Parmelin durante la conferenza stampa. «Ogni esportazione di materiale bellico resta soggetta a un'autorizzazione, come avviene già oggi». Tutte le autorizzazioni, ha aggiunto, dovranno continuare a essere conformi «al diritto della neutralità, ai diritti umani e agli altri obblighi internazionali della Svizzera». La riforma, insomma, garantisce al Consiglio federale una maggiore flessibilità in materia di politica estera in caso di crisi eccezionali e rafforza l'industria svizzera degli armamenti quale fondamento della difesa nazionale.

Per Parmelin, infatti, la questione riguarda anche la capacità della Svizzera di procurarsi materiale bellico. «In caso di crisi, le industrie degli armamenti rispondono innanzitutto alle esigenze del proprio Paese. Un Paese che non ha nulla da offrire non ha nulla da chiedere se la Svizzera vuole essere rifornita il giorno in cui ne avrà bisogno».

Per questo, ha sostenuto il consigliere federale, la Svizzera deve «rimanere integrata nelle catene internazionali di creazione del valore». È questa, secondo Parmelin, la condizione per mantenere «un'industria degli armamenti competitiva, non come fine a se stessa, ma perché è dalla sua stessa sicurezza che dipende».

La modifica, ha concluso, «rafforza così la nostra sicurezza, la sicurezza della Svizzera», consolidando la posizione del Paese sul mercato degli armamenti. Un aspetto che, a suo avviso, assume particolare importanza perché la Svizzera «è neutrale e non fa parte di alcuna alleanza di difesa».

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