Digitale al massimo, difese al minimo

Lo studio internazionale svela un divario preoccupante tra la spinta all’innovazione e la gestione della sicurezza informatica, dove i vicini europei fanno meglio.
ZURIGO - La Svizzera si trova di fronte a un sorprendente paradosso: è il paese più competitivo al mondo dal punto di vista digitale, ma si piazza solamente al 31esimo posto su 66 per la preparazione al contrasto delle minacce informatiche. Una nuova indagine internazionale spiega infatti che i cyberattacchi contro le organizzazioni svizzere sono cresciuti del 35% in un solo anno.
Al top da una parte, a metà classifica dall'altra
Lo studio, realizzato da Abilene Academy, ente specializzato in governance, rischi e conformità, ha analizzato 66 paesi. La Svizzera ottiene il punteggio massimo di 100/100 in competitività digitale, superando Stati Uniti (99,29), Svezia (95,42), Danimarca (97,23) e Paesi Bassi (96,82). Tuttavia, quando si valuta la capacità di risposta alle cyberminacce, il paese scivola al 31esimo posto con un punteggio di 5,32 su 10.
I vicini fanno meglio
Il confronto con i vicini europei è significativo: la Francia, pur avendo una competitività digitale inferiore (81,91), si posiziona al 14esimo posto per preparazione, mentre la Germania, con 84,25 punti in competitività, ottiene un punteggio globale superiore (6,45). Anche l'Italia fa meglio, totalizzando complessivamente 6.32 punti. Così la Svizzera, pur vantando il miglior ecosistema digitale tra le principali economie europee, mostra il punteggio più basso in termini di preparazione alla cybersicurezza.
Nel mirino
Secondo i dati dello studio, nell’ultimo anno la Svizzera ha registrato 7 cyberattacchi o incidenti politici, pari a 0,0777 incidenti ogni 100.000 abitanti. Un dato superiore rispetto a Francia (0,0644), Germania (0,0478) e Italia (0,0255).
Poca Europa tra i migliori al mondo
A livello globale, la classifica vede Singapore al vertice con 8,53 su 10, seguita da Emirati Arabi Uniti, Finlandia, Arabia Saudita e Stati Uniti. La Svizzera, pur dominando nella competitività digitale, come già detto si trova solo a metà classifica per resilienza alle minacce informatiche, proprio mentre gli attacchi sono in forte aumento.
Essere all'avanguardia non basta
Henri Haenni, direttore generale di Abilene Academy, commenta: «La posizione della Svizzera mette in evidenza una distinzione fondamentale: essere all’avanguardia nel digitale non basta a garantire la resilienza di un’economia alle cyberminacce. La resilienza si costruisce con una governance efficace, una solida gestione dei rischi e una capacità di reagire agli incidenti. Non è una questione teorica: la resilienza si acquisisce con l’esperienza, non si decreta».
Haenni aggiunge: «Con l’aumento e la sofisticazione delle cyberminacce, la cybersicurezza non può più essere considerata solo una questione informatica. Deve essere integrata nella governance e nei processi decisionali a tutti i livelli. Per la Svizzera, la priorità è far evolvere la gestione dei rischi digitali di pari passo con le sue capacità tecnologiche».
Il paradosso e la necessità
Anche Alexis Hirschhorn, CEO di ACUNA GRC, sottolinea il divario tra infrastrutture digitali avanzate e governance della sicurezza: «Il paradosso svizzero è una realtà che riscontriamo ogni giorno: infrastrutture di livello mondiale, ma una gestione dei rischi che non sempre tiene il passo. Colmare questo gap non significa solo investire in nuove tecnologie di sicurezza, ma rendere la governance operativa e integrarla nelle decisioni quotidiane, superando la logica dell’audit annuale».
Lo studio lancia quindi un messaggio chiaro: la Svizzera deve rafforzare la propria resilienza cibernetica per assicurare che il suo primato digitale sia accompagnato da una solida capacità di difesa. Specialmente considerando che le minacce informatiche sono in continua evoluzione.



