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SVIZZERA

Quella data che ha cambiato la sicurezza nei parlamenti svizzeri

L’attentato di Zugo del 2001 ha innescato una revisione radicale dei protocolli di sicurezza nei parlamenti svizzeri. Anche in Ticino.
Quella data che ha cambiato la sicurezza nei parlamenti svizzeri
Tipress
Fonte Ats
Quella data che ha cambiato la sicurezza nei parlamenti svizzeri
L’attentato di Zugo del 2001 ha innescato una revisione radicale dei protocolli di sicurezza nei parlamenti svizzeri. Anche in Ticino.

ZUGO - L'attentato avvenuto nella sala del Consiglio cantonale di Zugo il 27 settembre 2001 ha segnato una svolta nelle misure di sicurezza attorno ai parlamenti di tutta la Svizzera. Da allora, non solo il Palazzo federale, ma anche le sedi cantonali sono state oggetto di una protezione rafforzata.

Provvedimenti immediati
Il giorno stesso dell'attentato, in cui Friedrich Leibacher uccise 14 membri del governo e del parlamento cantonale prima di togliersi la vita, le misure di sicurezza nelle sale dei consigli svizzeri furono immediatamente rafforzate. Nel cantone di Basilea Campagna, dove il Landrat era in seduta, la notizia del crimine portò alla chiusura della tribuna del pubblico e all'accesso regolamentato alla seduta dopo la pausa pranzo, consentito solo dopo un controllo.

Nei giorni successivi, la presenza della polizia fu intensificata in diversi cantoni, con agenti che sorvegliavano le sedute. Negli anni seguenti, in molti luoghi la presenza delle forze dell'ordine è stata ridotta, ma in alcuni parlamenti la sorveglianza da parte degli agenti è tuttora attiva.

Il dispositivo di sicurezza è stato potenziato più volte. In diversi edifici governativi e parlamentari sono state adottate misure strutturali per garantire una maggiore protezione, come l'installazione di varchi di sicurezza, pulsanti d'allarme e telecamere. Solo il cantone di Appenzello Interno non ha ritenuto necessario rafforzare le misure dopo la strage di Zugo.

Nuovi controlli a Palazzo federale
Già il 27 settembre 2001, a Palazzo federale fu annunciata l'installazione di un metal detector e l'introduzione del controllo di borse e zaini. Furono inoltre applicati severi controlli d'accesso anche ai consiglieri nazionali e agli Stati, seppur solo temporaneamente.

Dopo l'attentato di Zugo, «la presenza del personale di sicurezza nell'edificio del Parlamento è stata rafforzata», ha dichiarato una portavoce dei Servizi del Parlamento a Keystone-ATS. Nel 2001, il concetto di sicurezza fu «fondamentalmente rivisto alla luce della situazione mondiale allora tesa». Prima di allora, il Palazzo federale era liberamente accessibile.

La Delegazione amministrativa delle Camere federali aveva già rafforzato il controllo d'accesso al Palazzo federale dal 1° luglio 2001. Da quella data, le persone con autorizzazione d'accesso permanente potevano utilizzare una porta girevole dedicata.

Ancora oggi, i 100mila visitatori annuali del Palazzo federale devono identificarsi all'ingresso e sottoporsi a un controllo di sicurezza. Esistono ulteriori misure per prevenire attentati come quello di Zugo, ma la portavoce non ha voluto fornire dettagli «per motivi di sicurezza».

«Un'intera serie» di misure
Anche il cantone di Zugo ha introdotto controlli d'accesso alla sala del Gran Consiglio cantonale. Le misure di sicurezza nell'amministrazione, nei tribunali e nelle aziende che operano per conto del cantone sono state verificate e ulteriormente sviluppate, come ha comunicato un portavoce della polizia di Zugo a Keystone-ATS. Oggi, i controlli d'accesso rappresentano solo una delle molteplici misure di sicurezza adottate. Il portavoce non ha fornito dettagli sulle altre misure e sulla loro concreta attuazione.

Per prevenire atti di violenza, dal 2013 la maggior parte dei cantoni ha introdotto una cosiddetta "gestione delle minacce". Grazie all'impiego di specialisti, si punta a identificare precocemente i potenziali soggetti "pericolosi" per prevenire gravi reati. Oltre alla violenza contro le autorità, la gestione delle minacce mira anche a prevenire la violenza domestica, sessuale e l'estremismo.

Il cantone di Zugo dispone di un servizio per le misure preventive, ma non ancora di una gestione delle minacce. Un adeguamento della legge di polizia, che dovrebbe consentirne l'introduzione, è attualmente in consultazione.

Le misure di sicurezza attorno alle sedute del Consiglio cantonale vengono oggi regolarmente verificate e, se necessario, adeguate, ha aggiunto il portavoce della polizia di Zugo. «Dal punto di vista della polizia di Zugo esistono misure adeguate per garantire la protezione delle persone presenti».

In Ticino
Anche in Ticino la reazione fu praticamente immediata. In quei giorni il Parlamento non si riuniva però a Palazzo delle Orsoline, che era interessato da lavori di ristrutturazione: le sedute si tenevano alla Scuola d'arte e mestieri. Ignazio Bonoli, che nel 2001 era presidente del Gran Consiglio ticinese chiese al Consiglio di Stato di mettere due agenti di polizia all'entrata, proprio per introdurre almeno una forma di controllo. La richiesta fu accolta senza remore.

Cosa successe in Ticino

Una testimonianza particolarmente interessante è quella di Ignazio Bonoli, che nel 2001 era presidente del Gran Consiglio ticinese. In quei giorni il Parlamento non si riuniva però a Palazzo delle Orsoline, che era interessato da lavori di ristrutturazione: le sedute si tenevano alla Scuola d'arte e mestieri. Bonoli raccontò che, dopo Zugo, chiese al Consiglio di Stato di mettere due agenti di polizia all'entrata, proprio per introdurre almeno una forma di controllo. La richiesta fu accolta. Da quel momento vennero introdotte misure di sicurezza per accedere alla sala del Gran Consiglio, agli uffici del Consiglio di Stato e ai servizi dell'Amministrazione cantonale. Ai giornalisti venne data una tessera stampa per accedere alle sedute del Gran Consiglio, come testimonia questa foto scattata in quei giorni dall'agenzia fotografica Tipress. Il motivo era molto concreto: dopo quanto accaduto a Zugo, in Ticino si temeva che un episodio analogo potesse verificarsi anche qui.


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