Efficienza o controllo? Il lato oscuro dei robot che trascrivono le riunioni

L’intelligenza artificiale aumenta la produttività ma mette a rischio la libertà di espressione e la sicurezza psicologica dei lavoratori.
BERNA - Quando un robot ascolta, le persone smettono di parlare liberamente.
È uno dei rischi legati alla crescente diffusione degli assistenti basati sull’intelligenza artificiale, in grado di registrare e trascrivere automaticamente le riunioni. Lo riporta la Tribune de Genève. Il meccanismo è semplice: durante una riunione virtuale compare sullo schermo un nuovo partecipante. Non è una persona, ma un software che prende appunti.
Bisogna trascrivere tutto?
Le esperienze sono contrastanti. «Le riunioni si riducono a una messa in scena di sé stessi», racconta una dipendente di una compagnia assicurativa. Gli scherzi sono quasi scomparsi, così come le sessioni informali di brainstorming, in cui trovavano spazio idee ancora incomplete o audaci. «Le discussioni critiche avvengono solo durante le pause caffè o a pranzo».
La direttrice di un’agenzia digitale ne vede invece le opportunità. Non deve più partecipare a tutte le riunioni e può consultare i resoconti quando vuole. Grazie anche alla possibilità di cercare parole chiave, le trascrizioni possono inoltre facilitare la formazione dei nuovi collaboratori o di chi sostituisce un collega assente per ferie.
La vera domanda, osserva Michael Burtscher, ricercatore sulle dinamiche di squadra alla ZHAW, è capire chi consulti davvero tutti questi resoconti. Perché il fatto che sia tecnicamente possibile trascrivere ogni riunione non significa che sia opportuno farlo. «Per la coesione del team, gli scambi informali sono essenziali». I collaboratori devono poter parlare apertamente dei problemi e proporre idee non convenzionali. «Quando una persona esterna ascolta, si resta prudenti», osserva.
Il nodo del consenso
C'è poi la questione legale: si può registrare una riunione senza il consenso dei partecipanti? No, se si tratta di una conversazione non pubblica. Chi registra senza il consenso degli altri partecipanti rischia conseguenze penali. E in ambito aziendale, spiega l'avvocato David Vasella, le riunioni a porte chiuse sono considerate conversazioni non pubbliche.
Diverso è il caso della semplice trascrizione senza conservazione dell’audio, che non è contemplata dal diritto penale. Se l’assistente IA trascrive in tempo reale senza salvare il file audio, il consenso non sarebbe quindi necessario.
Resta però il problema della protezione dei dati. Le aziende devono stabilire perché le riunioni vengono trascritte, chi può accedere ai resoconti, per quanto tempo conservarli e quali incontri escludere. «Non basta trascrivere sistematicamente tutte le riunioni pensando che un giorno queste informazioni potranno risultare utili», sottolinea Vasella.
C'è poi il rischio che le trascrizioni vengano utilizzate per indagini interne o procedimenti disciplinari, magari alla ricerca di una battuta fuori luogo o di una dichiarazione confidenziale. Senza il contesto e le sfumature della voce, però, anche l’ironia può essere fraintesa.
Il confine con la sorveglianza, del resto, è sottile. Alcuni software permettono di sapere chi ha parlato e per quanto tempo. Altri possono persino analizzare il tono degli interventi e rilevare la frustrazione, l’incertezza o l’approvazione. Sistemi di questo tipo, precisa Vasella, sono vietati sul posto di lavoro e nelle scuole nell’Unione europea.



