È stata l'estate più calda e secca di sempre

Le temperature record e la scarsità di precipitazioni hanno messo a dura prova fiumi, laghi e biodiversità.
BERNA - Con poco più della metà delle precipitazioni abituali, il periodo tra aprile e luglio è stato il più caldo e secco mai registrato in Svizzera dall'inizio delle misurazioni nel 1901. Lo riferisce oggi l'Ufficio federale di meteorologia (MeteoSvizzera) in collaborazione con l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) e l'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL).
La temperatura media nazionale è stata di 2,7 gradi superiore alla media tra il 1991 e il 2020. Le precipitazioni sono invece rimaste al 54% del valore solito, con valori ancora più bassi nel Giura (45%) e nell'Altopiano (47%). Ma anche ad Airolo, per esempio, sono caduti solo 341 millimetri di pioggia, a confronto di una media di 775. Tra il 1° aprile e il 24 agosto in 139 delle 408 stazioni di rilevamento sono stati registrati deficit da record.
I livelli d'acqua sono dunque risultati nettamente inferiori alla media in diversi laghi e nel Reno, mentre sull'arco alpino sono rimasti tendenzialmente più elevati a causa della fusione dei ghiacciai che ha compensato la mancanza di precipitazioni.
Correlata alla scarsità di volume d'acqua presente nei bacini è la loro temperatura particolarmente elevata: in diversi corsi d'acqua sono stati superati i valori massimi registrati durante le estati torride del 2003 e del 2018. Ad esempio, il 14 luglio l'Aare a Berna ha raggiunto i 24,82 gradi, superando così il precedente record di 24,12 registrato il 4 agosto 2022. Quando la portata d'acqua è bassa, infatti, i torrenti e i fiumi si riscaldano più rapidamente sotto l'intensa radiazione solare, ponendo inoltre molti organismi acquatici in situazione di stress.
Dal 2003 i ricercatori di MeteoSvizzera e il Politecnico federale di Zurigo (ETHZ) osservano un aumento della ricorrenza di condizioni calde e secche e prevedono che estati tali diventeranno sempre più frequenti e intense. Dati come quelli di quest'estate non sono insomma da considerare inaspettati.



