Irregolarità e punti oscuri: la controversa storia del Constellation, dall'inizio

L'inchiesta per la strage di Capodanno ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora
L'inchiesta per la strage di Capodanno ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora
CRANS-MONTANA - Dopo la catastrofe costata la vita a 41 persone nella notte di Capodanno e con oltre cento feriti, il Comune di Crans-Montana dovrà probabilmente affrontare conseguenze finanziarie rilevanti.
In particolare, riferisce la SonntagsZeitung nella sua edizione odierna, emerge una clausola determinante nella polizza assicurativa AXA del 1° gennaio 2025: la compagnia rinuncia al diritto di ridurre le prestazioni anche in caso di grave negligenza dell’assicurato, cioè il Comune. Ciò significa che l’assicurazione dovrà pagare comunque, anche se venissero accertate gravi violazioni nei controlli antincendio. L’assicurazione coprirà fino a 20 milioni di franchi, una cifra che non basterà per risarcire tutte le vittime.
Il Comune dovrà pagare, e tanto
Accanto ai coniugi Jacques e Jessica Moretti, un altro volto è diventato simbolo della tragedia: quello del presidente del Comune, Nicolas Féraud. Nei giorni scorsi Féraud ha ricevuto applausi dichiarando che non si dimetterà e che non sarà necessario aumentare le tasse per far fronte alle conseguenze dell’incendio. Tuttavia, documenti finora inediti provenienti dagli atti giudiziari delineano un quadro diverso: appare improbabile che il Comune possa evitare pesanti ripercussioni economiche.
Le origini del Constellation: in principio era un magazzino
La SonntagsZeitung ha ricostruito l'intera vicenda dell'esercizio pubblico balzato agli onori delle cronache in debutto di 2026. L’edificio Constellation fu costruito circa 50 anni fa da Maurice Beytrison. Comprendeva appartamenti in proprietà e una galleria commerciale. I locali oggi occupati dal bar erano inizialmente un negozio di alimentari, mentre il seminterrato, dove è scoppiato l’incendio il 1° gennaio, era adibito a magazzino.
Nel tempo, il negozio fu trasformato prima in un salone da parrucchiere e poi in un caffè, con risultati economici modesti: tra 150mila e 180mila franchi di fatturato annuo. La svolta arrivò quando il figlio di Beytrison, Julien, prese in mano la gestione e nel 2015 stipulò un contratto d’affitto con Jacques Moretti per 78mila franchi annui, cifra elevata rispetto ai precedenti incassi.
Cosa non torna
Restano diversi punti oscuri: il contratto fu firmato il 1° giugno 2015, ma la procura del padre risultava valida solo dal 19 giugno. Inoltre, i lavori di ristrutturazione iniziarono già ad agosto, prima dell’autorizzazione edilizia concessa il 15 settembre. Anche la licenza d’esercizio sarebbe stata rilasciata in anticipo.
Tra le criticità emerse, l’accessibilità per persone con disabilità: i servizi igienici erano nel seminterrato, raggiungibili solo tramite una scala, poi rivelatasi fatale. Una soluzione formale prevedeva l’uso di un ascensore collegato tramite un corridoio, ma non risulta sia mai stata effettivamente implementata. La porta prevista per questo accesso fu trasformata in uscita di emergenza, apribile dall’interno, ma chiusa a chiave dall’esterno.
Nel frattempo, il bar venne ampliato con una terrazza circondata da vetrate. L’autorizzazione imponeva di modificare l’ingresso affinché si aprisse verso l’esterno in caso di incendio, ma questa prescrizione non fu mai rispettata.
La festa prima del collaudo
Nel 2015 furono installati anche pannelli fonoassorbenti che, nella notte dell’incendio, presero fuoco. La provenienza del materiale resta incerta: non sarebbe stato acquistato né da Hornbach né tramite il sito indicato inizialmente. In una successiva deposizione, Jessica Moretti ha attribuito l’acquisto a Beytrison, che però non è stato interrogato. I lavori procedettero rapidamente e la festa di inaugurazione si tenne il 10 dicembre 2015, prima del collaudo ufficiale previsto per febbraio 2016. Documenti indicano che già prima si erano svolti eventi, nonostante i locali non avessero ricevuto il via libera.
Le carte sparite
Dopo la fusione comunale del 2017, come prosegue l'approfondita analisi della SonntagsZeitung, diversi atti scomparvero e finirono a casa dell’ex responsabile Albéric Clivaz. Il nuovo capo della sicurezza, Ken Jacquemoud, dichiarò di non aver ricevuto documentazione sui locali pubblici del territorio.
Nello stesso anno fu inaugurato un fumoir nel seminterrato, pubblicizzato apertamente. Un agente di polizia chiese chiarimenti sulle autorizzazioni, ma invece di sospendere l’attività, le autorità comunali fornirono direttamente i moduli necessari. Poco dopo, il fumoir risultò conforme e la capienza del locale fu aumentata da 100 a 250 persone, senza spiegazioni documentate. Un incendio minore avvenuto successivamente non ebbe conseguenze rilevanti. Negli anni seguenti, alcune irregolarità furono sanate senza controlli approfonditi sul posto.
La consegna dei documenti
Dopo la tragedia, la procura ha dovuto sollecitare più volte la consegna completa degli atti. Parte dei ritardi è stata attribuita al fatto che documenti erano conservati privatamente. Inoltre, è emerso che la selezione dei materiali da trasmettere è stata effettuata dal legale del Comune e dalla segretaria comunale, sotto la direzione di Féraud, sollevando dubbi su possibili conflitti di interesse.




