Aiuti bloccati e ospedali in crisi: la Svizzera chiamata ad agire per Gaza

Ancora nessuna risposta da parte del governo all'appello di quasi 600 personalità per Gaza. «È necessario che la Svizzera porti aiuto concreto alla popolazione che soffre e metta finalmente tutto il suo peso, incluse sanzioni mirate».
Ancora nessuna risposta da parte del governo all'appello di quasi 600 personalità per Gaza. «È necessario che la Svizzera porti aiuto concreto alla popolazione che soffre e metta finalmente tutto il suo peso, incluse sanzioni mirate».
BERNA - Quasi 600 personalità del mondo accademico, culturale, diplomatico, giuridico e medico hanno sottoscritto un appello urgente per garantire l’accesso alle cure e la copertura dei bisogni vitali della popolazione di Gaza. L’iniziativa, inviata al Consiglio federale il 13 maggio, non ha finora ricevuto risposta ed è stata al centro della conferenza stampa che si è tenuta oggi a Berna.
La richiesta di un intervento deciso del governo
Tra i firmatari figurano, tra gli altri, l’architetto Mario Botta e gli ex Consiglieri federali Ruth Dreifuss, Micheline Calmy-Rey e Joseph Deiss. Il documento denuncia una situazione umanitaria drammatica: «Siamo inorriditi dalla situazione nella Striscia di Gaza. La fame, la sete e la mancanza di cure fanno soffrire in primo luogo le persone più vulnerabili: bambini, donne e anziani».
I promotori chiedono un intervento deciso del governo svizzero affinché «le cure possano arrivare a Gaza» e sollecitano il Consiglio federale a esigere «l’apertura delle frontiere di Gaza all’aiuto necessario alla sopravvivenza e alla salute della popolazione», oltre a garantire l’accesso dei media per documentare la situazione. L’appello invoca inoltre che «i responsabili siano puniti» e che, in caso di persistenti violazioni del diritto internazionale umanitario, vengano adottate «sanzioni mirate riguardanti tutti gli individui, le imprese e le istituzioni coinvolti», in conformità con l’obbligo della Svizzera di far rispettare le Convenzioni di Ginevra.
«Aiuti e sanzioni mirate in nome del Diritto internazionale»
Nel corso della conferenza stampa sono intervenuti diversi esperti. Il professor Pietro Majno-Hurst, professore emerito dell’USI e professore onorario dell’Università di Ginevra, ha sottolineato la necessità che «la Svizzera porti, da un lato, aiuto concreto alla popolazione che soffre, e dall’altro che metta finalmente tutto il suo peso, incluse sanzioni mirate, affinché il Diritto internazionale sia rispettato».
«Quasi mille morti e oltre 3mila feriti dall'inizio del cessate il fuoco»
Zoe Sangalli, medica e membro del comitato dell’associazione Swiss Healthcare Workers Against Genocide, ha illustrato alcuni dati: dall’inizio del cessate il fuoco, il 10 ottobre 2025, attacchi israeliani hanno causato 981 morti e oltre 3.100 feriti. Solo tra il 3 e il 10 giugno si contano 39 vittime. La situazione sanitaria resta critica: su 36 ospedali «solo la metà è parzialmente funzionante, nessuno a piena capacità», mentre «quasi la metà dei medicinali essenziali non è più disponibile». Il materiale medico rimane bloccato alle frontiere a causa di «procedure di controllo interminabili e restrizioni cosiddette “dual-use”».
«La sofferenza e l'inazione sono un fallimento morale collettivo»
La professoressa Johanna Sommer, docente di medicina a Ginevra, ha richiamato la dimensione etica della crisi: «Il nostro silenzio rinnega la nostra umanità». Secondo Sommer, «il silenzio, l’inazione o l’indifferenza davanti alle sofferenze incommensurabili della popolazione civile costituiscono un fallimento morale collettivo». Ha aggiunto che la storia giudicherà «non solo gli atti commessi, ma anche la reazione – o l’assenza di reazione – di coloro che avrebbero avuto la possibilità di agire».
Sanzioni mirate
Per il professor Marco Sassòli, già docente di diritto internazionale all’Università di Ginevra, «non vi è alcun dubbio ragionevole che Israele stia violando il diritto internazionale umanitario», pur in un contesto di scarsa trasparenza. «Gli appelli e le condanne non bastano se non portano alla fine delle violazioni», ha affermato, invitando la Svizzera ad adottare «sanzioni mirate contro chi viola il diritto internazionale umanitario».
L’ex Consigliera federale Ruth Dreifuss: «Nessuno Stato ha il diritto di esercitare ritorsioni sproporzionate»
L’ex Consigliera federale Ruth Dreifuss ha ribadito che «Israele, come ogni altro Stato, ha il diritto di difendersi se viene attaccato e la sua popolazione è minacciata», ma ha precisato che «nessuno Stato ha il diritto di esercitare ritorsioni sproporzionate, e ancor meno di vendicarsi senza discriminazione sull’insieme di una popolazione». Secondo Dreifuss, «la Svizzera ha oggi l’obbligo morale e legale di fare tutto quanto è in suo potere per esigere da Israele la fine delle restrizioni all’aiuto medico, sanitario e umanitario alla popolazione di Gaza».
Tra i primi firmatari dell’appello figurano anche Claudio Bassetti, Paolo Bernasconi, Samantha Besson, Armando Dadò, Micheline Calmy-Rey, Daniele Finzi-Pasca, Regula Grabherr, Marco Sassòli, Marco Solari e Jenö Staehelin.




