Consegnava i pacchi cercando di evitare i furti: licenziato in tronco dopo 42 anni di lavoro

È successo a un postino di Vevey, ora disoccupato a 60 anni: «È vergognoso. La qualità del servizio non deve diminuire per risparmiare».
VEVEY - Jean-Daniel Taverney ha 60 anni, è di Vevey e ha fatto il postino per ben 42 anni. Eppure la Posta non ha esitato a licenziarlo...solo perché cercava di fare il suo lavoro il meglio possibile.
Lo riporta il 24heures spiegando che il postino non rispettava le direttive ufficiali e preferiva consegnare i pacchi salendo ai rispettivi piani, al posto che lasciarli nell'atrio dei condomini.
«Mi rimproveravano di salire ai piani per consegnare i pacchi. Per il mio datore di lavoro era una perdita di tempo. Ma non mi sono attenuto alle direttive».
Questo, per motivi di sicurezza e per rispetto dei destinatari. «Venivano segnalati molti furti, il che giustificava il fatto che salissi ai piani. D’altronde, per molto tempo era il postino a decidere se la situazione fosse sicura o meno», spiega il 60enne.
Analogamente, l'uomo non avrebbe rispettato il cosiddetto processo X/Y, che, per contenere i costi, stabilisce che la consegna della posta B debba avvenire a giorni alterni. «Seguendo questa procedura, si può evitare di fermarsi in alcune abitazioni, come ad esempio le ville. Ma in città bisogna comunque passare dappertutto. Quindi prendevo comunque la posta B», spiega l'ex postino.
Alla fine, però, la sua buona volontà non lo ha premiato...ed è scattato il licenziamento. «La qualità del servizio al cliente non deve diminuire per risparmiare. È vergognoso, è un servizio pubblico», commenta Taverney, aggiungendo che il suo attivismo a livello sindacale potrebbe aver contribuito a indispettire la Posta.
«L’annuncio del licenziamento di Jean-Daniel mi ha irritata e sconvolta», riferisce dal canto suo Virginie Zürcher, sindacalista di Syndicom, al quotidiano vodese. «Il suo licenziamento è il simbolo del clima che regna nell’azienda. Una parte dei dipendenti, soprattutto i più anziani, subisce una perdita di senso del proprio lavoro come servizio pubblico. E non possiamo che deplorarlo». Il 60enne, aggiunge, «ha agito attraverso una disobbedienza professionale, consapevole e volontaria. Ha disobbedito deliberatamente per difendere la sua idea di servizio pubblico e del suo lavoro».
La sindacalista evidenzia che la Posta «ha un'ossessione per la produttività» che «provoca una perdita di senso con un impatto fisico e psicologico importante sui dipendenti».
Il sindacato ritiene che il licenziamento sia non solo «ingiustificato» ma anche «abusivo». E, annunciando che porterà il caso in tribunale, ha chiesto al gigante giallo la reintegrazione del postino.
La Posta, intanto, afferma di non poter entrare nel caso specifico, ma «respinge qualsiasi affermazione che lasci intendere che una decisione in materia di risorse umane possa essere legata a un impegno sindacale. La Posta rispetta la libertà sindacale e il dialogo sociale, che fanno parte integrante dei suoi valori».



