Nuovi dazi Usa: tutti i partiti sono critici

È l'ennesima dimostrazione che «gli Stati Uniti di Trump non sono un partner affidabile», afferma per esempio il PS
BERNA - I nuovi dazi doganali imposti dagli Stati Uniti ai prodotti svizzeri hanno suscitato critiche da parte dei maggiori partiti elvetici. A prevalere è l'incomprensione della misura.
Secondo l'UDC, le motivazioni alla base dei nuovi dazi non sono comprensibili. Il partito chiede, in risposta, una riduzione delle regolamentazioni e la conclusione di ulteriori accordi di libero scambio, ha indicato a Keystone-ATS. L’UDC si è inoltre espressa contro un avvicinamento all'Unione europea (Ue). In nessun caso la Svizzera dovrebbe «legarsi a un'Ue in crisi e ricattatoria, che sta soffocando la propria economia con una regolamentazione eccessiva».
I nuovi dazi statunitensi «dimostrano ancora una volta che gli Stati Uniti di Trump non sono un partner affidabile», denuncia da parte sua il Partito socialista (PS), sottolineando che la politica del presidente americano è «irrazionale e imprevedibile». «La strategia isolazionista e compiacente della Svizzera non ha funzionato»; di conseguenza «il Consiglio federale e il ministro dell'economia Guy Parmelin devono smettere di tentare di ingraziarsi gli Stati Uniti proponendo continuamente nuove concessioni». Secondo il copresidente del Gruppo socialista alle Camere federali e consigliere nazionale vodese Samuel Bendahan, la Svizzera deve fare marcia indietro sulle promesse relative all'allentamento delle norme di omologazione per le automobili e i dispositivi medici in Svizzera.
Il PLR condanna fermamente l'aumento dei dazi doganali al 12,5% nei confronti della Svizzera imposti dagli Stati Uniti. Si tratta di una misura ingiusta, decretata in modo pretestuoso dal presidente americano, che minaccia numerosi posti di lavoro e PMI nella Confederazione, scrive il partito in un comunicato. Per rimanere competitiva, è essenziale che la Svizzera si impegni a favore del libero scambio e rinunci all'introduzione di nuove tasse, sottolinea la nota.
I nuovi dazi doganali statunitensi non sono «né comprensibili né giustificati», ha comunicato il Centro secondo cui non esiste alcuna ragione convincente per riservare alla Svizzera un trattamento meno favorevole rispetto all'Ue. Le nuove sovrattasse «svantaggiano le imprese svizzere rispetto alle loro concorrenti europee e mettono in pericolo impieghi, investimenti e la pianificazione dell'economia d'esportazione svizzera», denuncia il partito. Il Centro si aspetta che il Consiglio federale prosegua «con determinazione le discussioni con gli Stati Uniti, su un piano di parità». La Svizzera non deve ottenere miglioramenti temporanei «al prezzo di concessioni eccessive o unilaterali», viene sottolineato.
I Verdi chiedono «totale trasparenza» da parte del Consiglio federale in merito ai dazi doganali statunitensi. Il partito esige di poter essere informato sulle discussioni (con l'amministrazione statunitense) e che sia possibile esprimersi tramite referendum. «La Svizzera ha bisogno di relazioni basate su regole e non sulla legge del più forte», ha dichiarato la presidente del partito Lisa Mazzone in un comunicato odierno. È quanto ha dimostrato la politica doganale arbitraria del presidente Donald Trump. Il Consiglio federale non deve negoziare a porte chiuse, ha sottolineato.
I Verdi Liberali hanno criticato i nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti definendoli «arbitrari». In risposta, il partito ha chiesto negoziati risoluti e la conclusione di ulteriori accordi di libero scambio. La «barriera protettiva artificiale» rappresentata dall'aumento dei dazi danneggia le imprese su entrambe le sponde dell'Atlantico, ha comunicato il Partito dei Verdi liberali (PVL), sottolineando che la misura evidenzia l'imprevedibilità dell'attuale politica commerciale statunitense. Il partito giudica «incomprensibile» anche lo svantaggio rispetto all'Unione europea (Ue) e ad altri paesi. «Sotto la presidenza Trump non c’è alcuna affidabilità», ha indicato il presidente del PVL Jürg Grossen citato nella nota. Ciononostante, la Svizzera deve ora proseguire con determinazione i negoziati.



