Nuovi dazi Usa: c'è chi parla di «sollievo»

Rahul Sahgal, direttore della Camera di commercio Svizzera-Stati Uniti, sottolinea: «Il 12,5% è meglio del regime in vigore fino a ieri sera»
WASHINGTON - I nuovi dazi doganali fissati dagli Stati Uniti al 12,5% sono una buona notizia per gli esportatori svizzeri. È l'opinione di Rahul Sahgal, direttore della Camera di commercio Svizzera-Stati Uniti, espressa oggi sulle onde della radio romanda RTS. Sahgal aggiunge però come la Svizzera resti svantaggiata rispetto all'Unione europea.
Per Sahgal la notizia rappresenta un «sollievo» piuttosto che un'inquietudine. Infatti questo nuovo tasso sarebbe più favorevole di quello applicato finora su numerosi prodotti d'esportazione svizzeri. «Il 12,5% è meglio del regime in vigore fino a ieri sera», ha sottolineato. Precedentemente una sovrattassa del 10% si applicava oltre al dazio doganale ordinario. Ciò significava, per esempio, che una macchina originariamente tassata all'8%, arrivava fino al 18%.
D'altro canto la Svizzera subisce un trattamento sfavorevole di 2,5 punti percentuali rispetto all'Unione europea. Sahgal ricorda che la differenza è dovuta all'assenza, nella legislazione elvetica, di una legge specifica contro il lavoro forzato e che la differenza si spiega con una scelta politica americana. «Gli Stati Uniti hanno detto, l'UE ha una legge del genere, la Svizzera no», ha riassunto, aggiungendo che numerosi imprenditori sono contrari a una legge simile a causa dei costi supplementari che comporterebbe.
Secondo il direttore della Camera di commercio non è però vero che la Confederazione non lotti a sufficienza contro il lavoro forzato. «Penso che la Svizzera faccia abbastanza ma con un approccio diverso». Anche la cooperazione con il settore privato sarebbe «diversa, ma non meno efficace», rispetto al sistema attuato negli Usa o nell'Unione europea.
Riguardo alla strategia da adottare da parte del Consiglio federale, Sahgal ritiene che vada mantenuta la rotta seguita finora: «Ha avuto parecchio successo, non va cambiata». Ha inoltre ricordato che il «Joint Statement» siglato con Washington permette alla Svizzera di situarsi tra i cinque Paesi con l'accordo più favorevole tra la sessantina di quelli coinvolti dalle nuove misure.
Infine, Sahgal sostiene che la situazione dovrebbe chiarirsi ulteriormente nelle prossime settimane: «Adesso attendiamo i risultati del secondo sondaggio sulla sovraccapacità, quindi credo che avremo una visione più chiara», ha concluso.



