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SVIZZERA

Il Consiglio nazionale dice sì all'accordo per la ricostruzione dell'Ucraina

La camera bassa ha approvato l'accordo con 148 voti favorevoli.
20Minuten
Fonte Ats
Il Consiglio nazionale dice sì all'accordo per la ricostruzione dell'Ucraina
La camera bassa ha approvato l'accordo con 148 voti favorevoli.

BERNA - La ricostruzione dell'Ucraina deve coinvolgere maggiormente il settore privato svizzero, in particolare in ambito energetico e delle infrastrutture. Il Consiglio nazionale ha approvato oggi un accordo con Kiev in tal senso, con 148 voti a 9 e 38 astensioni.

Esso prevede aiuti finanziari a fondo perso. L'Ucraina potrà definire un elenco di beni e servizi che la Svizzera acquisterà poi da aziende elvetiche in conformità con la legislazione sugli appalti, ma escludendo i fornitori stranieri, ha spiegato a nome della commissione preparatoria Simon Michel (PLR/SO).

L'intesa consentirà di sfruttare maggiormente le competenze e le innovazioni della Svizzera e di mobilitare investimenti privati, ha aggiunto.

La partecipazione del settore privato alla ricostruzione del Paese costituisce uno degli assi portanti del programma nazionale per l'Ucraina 2025-2028. Per il periodo in questione è previsto un importo di 1,5 miliardi di franchi. Complessivamente, tra il 2025 e il 2036 saranno stanziati cinque miliardi di franchi.

Le organizzazioni di aiuto allo sviluppo avevano espresso scetticismo nei confronti dell'aiuto vincolato, ossia l'obbligo di acquistare beni nel Paese donatore. Avevano in particolare criticato il fatto che la ricostruzione fosse legata agli interessi delle imprese private.

La maggioranza della commissione preparatoria avrebbe voluto tener conto di queste preoccupazioni, precisando esplicitamente che, nell'attuazione dell'accordo, il Consiglio federale dovrebbe seguire le raccomandazioni della commissione specializzata competente dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Una minoranza, composta da UDC, PLR e UDF, con l'appoggio del Centro, si è però opposta con successo a questa aggiunta, ritenendola una restrizione eccessiva per le imprese svizzere in Ucraina. «È in totale contraddizione con il contenuto effettivo dell'accordo», ha per esempio affermato Monika Rüegger (UDC/OW).

Gli aiuti vincolati potrebbero essere problematici qualora indebolissero l'economia locale, ha replicato Corina Gredig (PVL/ZH). Le ha fatto eco Laurence Fehlmann Rielle (PS/GE), secondo la quale per sostenere davvero l'Ucraina occorre fornirle beni che il Paese non produce autonomamente, e a prezzi accessibili. Per PS, Verdi e Verdi liberali, che sostenevano l'aggiunta, non c'è stato però niente da fare: è stata bocciata con 118 voti a 76.

In conclusione, il «ministro» dell'economia, Guy Parmelin, ha sottolineato come il modello svizzero venga ritenuto esemplare dall'Ucraina. «Ci siamo accordati con l'Ucraina su un modello di scelta», ha affermato, mettendo in guardia che «senza uno sforzo concertato non riusciremo mai a ricostruire il Paese».

A seguire, la Camera del popolo ha approvato all'unanimità un aggiornamento dell'accordo di libero scambio tra gli Stati dell'AELS (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) e l'Ucraina, che sostituisce quello in vigore dal 2012 e colma una serie di lacune in diversi settori.

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