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Davos è al centro del mondo: sarà davvero "Spirito di dialogo"?

Al Forum economico mondiale verranno toccati i temi cruciali per il futuro del pianeta e che dividono i governi e l'opinione pubblica. Cosa aspettarsi nei prossimi giorni
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Fonte Ats Ans
Davos è al centro del mondo: sarà davvero "Spirito di dialogo"?
Al Forum economico mondiale verranno toccati i temi cruciali per il futuro del pianeta e che dividono i governi e l'opinione pubblica. Cosa aspettarsi nei prossimi giorni

DAVOS - La crisi di Gaza con il possibile debutto del Board of Peace; la guerra in Ucraina con l'ipotesi di una riunione tra Volodymyr Zelensky, Donald Trump e i Volenterosi per le garanzie di sicurezza; lo scontro sulla Groenlandia, con il presidente americano che sarà accanto a quegli stessi alleati della Nato che ha appena minacciato di una raffica di dazi se non cederanno ai suoi piani. E ancora, il Venezuela e l'Iran. Partono in questo clima le riunioni di Davos, in una situazione geopolitica che il Forum economico mondiale (WEF) ha descritto «sull'orlo del precipizio».

Sarà davvero "Spirito di dialogo"? - Mai prima d'ora Davos, da decenni tesa a promuovere la collaborazione multilaterale e con l'edizione 2026 intitolata "Uno spirito di dialogo", aveva fatto i conti con l'Europa minacciata di un'annessione territoriale dal principale alleato, gli USA. Né, probabilmente, i CEO globali, gli accademici, i leader che ogni anno si riuniscono fra le nevi della località grigionese avrebbero immaginato un'Europa lasciata sola di fronte alla Russia dalla stessa Washington che aveva spinto per staccare Kiev da Mosca.

È tempo di pragmatismo - Lo shock dovrà lasciare il posto al pragmatismo nei salotti e corridoi del WEF. Con tante riunioni - una di alto profilo si intitola "Déjà Vu" e fa un parallelo fra la situazione attuale e gli anni venti del Novecento - che ricorderanno che senza il dialogo multilaterale i problemi sono destinati a esplodere con danni economici ingenti. Una parte del pubblico che invece guarderà a Trump, seguito dalla più massiccia delegazione di ministri Usa mai venuta a Davos. Tutti di impronta MAGA: promozione degli interessi nazionali, business come traino degli accordi e prevalenza del più forte come base negoziale.

Gaza, come la vuole Trump - Il primo esempio potrebbe essere la riunione di debutto - proprio a Davos - del neo-formato Board of Peace per Gaza presieduto dallo stesso Trump, con businessmen divenuti negoziatori come Steven Witkoff e Jared Kushner nel comitato esecutivo e che, nelle intenzioni del magnate, mira ad archiviare il ruolo dell'Onu. Vigilerà su governance e ricostruzione - ci sono anche importanti riserve di gas in ballo - con l'accento della Casa Bianca su «attrazione degli investimenti» e «mobilitazione dei capitali».

Un mercoledì da tycoon - A Davos Trump terrà il suo "special address" mercoledì 21. È atteso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, con un'agenda tenuta finora riservata ma l'aspettativa, dichiarata, è che a margine del Forum venga firmato l'accordo sulle garanzie di sicurezza degli Stati Uniti. Domenica il segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale dell'Ucraina e capo negoziatore, Rustem Umerov, ha dichiarato dopo gli incontri con la delegazione americana, inclusi gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, che le due parti hanno discusso delle garanzie di sicurezza e del piano per rilanciare l'economia del paese.

Sullo sfondo, i CEO globali, i campioni dell'intelligenza artificiale, gli scienziati, i numeri uno della Nato, dell'Onu e altre organizzazioni e numerosi leader politici mondiali assisteranno ai discorsi di figure della Commissione Ue Ursula von der Leyen, del presidente francese Emmanuel Macron e del cancelliere tedesco Friedrich Merz, fianco a fianco nelle salette riservate con quello stesso Trump che vuole la Groenlandia «con le buone o con le cattive» e che ha imposto dazi al 10% da febbraio - minacciando il 25% - su Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito.

Gli otto paesi promettono di «rispondere in modo unito e coordinato» per «difendere la nostra sovranità» e guardano alle opzioni, inclusa l'attivazione del meccanismo anti-coercizione economica. Ci sarà anche il segretario generale della Nato Mark Rutte che, dopo aver parlato con Trump, promette di «lavorare su questo tema e non vedo l'ora di incontrarlo a Davos alla fine di questa settimana».

Il programma - Una nota lieta sarà il concerto di apertura di lunedì 19 gennaio: alle 18 si esibiranno il pianista e compositore Jon Batiste e il violinista Renaud Capuçon.

Martedì prenderanno la parola la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente francese Emmanuel Macron e il vicepremier cinese He Lifeng. Sono attesi gli interventi anche del premier canadese Mark Carney, del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, del segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent e del primo ministro, nonché ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. Tra i top manager, rivestirà particolare importanza l'intervento di Satya Nadella, CEO di Microsoft.

Mercoledì toccherà al presidente Usa. Prenderà la parola alle 14.30 e il suo intervento dovrebbe concludersi alle 15.15, ma con Trump non è mai possibile prevederlo con certezza. Insieme a lui ci saranno Børge Brende, presidente e CEO del World Economic Forum e Laurence D. Fink CEO di BlackRock e co-presidente ad interim dello stesso WEF. Ma i riflettori saranno puntati anche sul segretario generale dell'ONU António Guterres, sul presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi, sul premier dell'Autorità nazionale palestinese Mohammad Mustafa e su Jensen Huang, presidente e CEO di Nvidia. Parleranno il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, il segretario generale della NATO Mark Rutte, il presidente della Polonia Karol Nawrocki e il suo omologo finlandese Alexander Stubb. E ancora il presidente argentino Javier Milei.

Giovedì prenderanno la parola, tra gli altri, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente israeliano Isaac Herzog, il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, il presidente indonesiano Prabowo Subianto, il presidente della Siria Ahmad al-Shara e ancora, a chiudere la giornata, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde e il grande violoncellista Yo-Yo Ma.

Venerdì sarà la giornata di chiusura, che culminerà nell'intervento finale, alle 12, del presidente Børge Brende.

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