Bandecchi, maturità e ambizione: «È come se fosse iniziata una nuova carriera»

Chiacchierata con la tennista ticinese, reduce dal suo miglior risultato in carriera al Roland Garros: «Qualche anno fa non riuscivo a gestire certi momenti»
Chiacchierata con la tennista ticinese, reduce dal suo miglior risultato in carriera al Roland Garros: «Qualche anno fa non riuscivo a gestire certi momenti»
LUGANO - Un percorso fatto di sacrifici, dubbi e ripartenze, fino al torneo più importante della sua carriera. Susan Bandecchi racconta le emozioni vissute, tra orgoglio e rammarico, dopo un risultato che segna un punto di svolta. Trent'anni (e oltre) dopo Emanuela Zardo, il tennis ticinese - un paio di settimane fa - è tornato ad accarezzare un’impresa storica: la qualificazione al tabellone principale in un torneo del Grande Slam. Non appagata (giustamente), la 27enne si era anche concessa il lusso di superare il primo turno, sconfiggendo nientemeno che la numero 33 al mondo spagnola Cristina Bucsa. Dalla gestione della pressione agli obiettivi futuri, passando per le difficoltà degli infortuni e il rapporto con i social, emerge il ritratto di un’atleta più matura, consapevole e determinata a spingersi ancora oltre.
«Il Roland Garros? A dire la verità c'è tanto rammarico per l'ultima partita. Ci ho pensato tanto... Dall'altra parte però sono molto contenta di com'è andata. Non dimentico infatti di aver annullato due match point alla mia avversaria (la Salkova, ndr) nel secondo turno di qualificazione. Ragionando dunque a mente lucida e fredda penso di aver fatto un gran torneo. Ovviamente rimane un pizzico di amaro in bocca, mentirei se dicessi il contrario, ma va benissimo così perché è stato il torneo più bello della mia vita».
Quindi un misto?
«Parlando anche con il mio ragazzo, ci siamo detti che se a 16 anni, quando sono andata via da casa per inseguire il mio sogno, mi avessero detto che avrei ottenuto un risultato del genere non so se ci avrei creduto. Questo pensiero mi ha emozionata».
Sentivi negli ultimi tempi il peso degli anni che passavano?
«Sì, non lo nascondo. L'ho sentito molto quando nel 2022 mi sono infortunata. L'idea di stare ferma mi aveva messo un po' in crisi, perché mi dicevo: "Quando tornerò in campo avrò 25 anni". Con tutte le conseguenze del caso, come la perdita di diverse posizioni nel ranking. Un po' di panico c'è stato. Dopo l'infortunio vedevo infatti il mio grande obiettivo allontanarsi. Non nascondo che qualche volta ho pensato di smettere, ma a fine 2024 ho ripreso a fare risultati e nel 2025 sono tornata a giocare uno Slam in Australia. Questo mi ha fatto pensare che avrei ancora potuto dare tanto al tennis».
Quanto è diversa la Susan di oggi rispetto a quella di qualche anno fa?
«Sono più matura e so gestire molto meglio alcuni momenti. Le primissime qualificazioni a uno Slam le avevo vissute male: ci pensavo tantissimo, c'era un sacco di gente che mi scriveva e non riuscivo a gestire tutto questo. Questa volta, invece, l'ho fatto molto bene e questo è indice di maturità. Non mi sono fatta influenzare da fattori esterni. Ero concentrata solo su quello che dovevo fare e in campo ero molto tranquilla. Una volta mi dicevo: "Oddio, gli Slam..."».
Comunque è tanta roba dire di essere una delle migliori 164 al mondo... no?
«Sì, con tutta la gente che ci prova, è sicuramente tanta roba. D'altro canto, il mio obiettivo non è terminare la carriera e dire: "Sono stata numero 164 al mondo". Quando ci arrivi, vuoi sempre di più. Se dovessi arrivare al numero 70, poi vorrò arrivare tra le prime 40. Sono convinta che attualmente sto giocando meglio rispetto ad anni fa. Possiamo dire che è come se fosse iniziata una nuova carriera».
ImagoQuali sono i tuoi prossimi obiettivi?
«Allenarmi bene e crescere. Non perché ho ottenuto questo risultato significa che sono arrivata. Voglio alzare ancora il livello del mio tennis. Giocherò un torneo dal 15 giugno in Portogallo, un 125, poi andrò a fare le qualificazioni di Wimbledon, torneo nel quale non ho mai vinto una partita, perdendo sempre le qualificazioni al terzo set. Spero dunque di riuscire a vincere almeno un match. (ride, ndr). Ad ogni modo, non mi pongo obiettivi di risultato, anche se ovviamente a Parigi puntavo a entrare nel tabellone. Questo risultato al Roland Garros mi ha permesso anche di giocare gli US Open. La stagione è lunga, non voglio mettermi troppa pressione».
Siamo in un periodo estremamente social… Sono aumentati i tuoi follower durante e dopo a Parigi?
«Per i miei standard direi di sì. Durante il torneo di Parigi ne ho guadagnati circa 500. Ogni giorno ricevevo nuove notifiche e tanti messaggi di persone che si complimentavano per i risultati. Inoltre, sono riuscita a ottenere la spunta blu (riservata a celebrità e brand di rilevanza pubblica, ndr). Ci avevo provato già in passato senza riuscirci: è bastato però che il profilo del Roland Garros pubblicasse una mia foto e me l'hanno concessa subito. Se amo i social? Ho impostato un limite di mezz'ora al giorno per Instagram, proprio per non perderci tanto tempo. A volte però li uso tanto anche per lavoro, per condividere quello che faccio ma anche per contattare le mie colleghe con le quali mi devo allenare».
Rimanendo ai social... Anche a Parigi sono arrivati gli ormai "classici" insulti dagli scommettitori?
«Sì, certo. Succede in tutti i tornei, anche quando si vince. Quando ho perso con la Kasatkina avrò ricevuto una ventina di messaggi. Non li leggo nemmeno più: finiscono direttamente nelle richieste nascoste. Li blocco senza neanche aprirli. Quello che mi dà fastidio è quando commentano le foto in cui mi taggano, dove possono scrivere liberamente. Non è il massimo, ma ci siamo abituati. È gente che commenta dal divano e che non ti ha mai visto giocare. Quando ero più piccola ci rimanevo male, adesso ci rido sopra con quei pochi che leggo».
Quando non pensi al tennis, quali sono i tuoi hobby?
«In generale non ho tanto tempo libero... Mi piace stare con gli amici e la mia famiglia, organizzare qualche cena, guardare qualche serie Tv, leggere e scrivere. In generale mi piace tanto visitare... Viaggio tanto, ma il tempo per ammirare le bellezze dei vari Paesi non è moltissimo».






