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«Croci-Torti? È lui l'artefice del miracolo Lugano»

Paolo Tramezzani applaude la crescita della squadra bianconera, ancora imbattuta in stagione, alla vigilia della sfida contro il Getafe: «Sta facendo davvero grandi cose».
«Croci-Torti? È lui l'artefice del miracolo Lugano»
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«Croci-Torti? È lui l'artefice del miracolo Lugano»
Paolo Tramezzani applaude la crescita della squadra bianconera, ancora imbattuta in stagione, alla vigilia della sfida contro il Getafe: «Sta facendo davvero grandi cose».
Conference League22.10.2026
Getafe CF
18:45
Lugano
CALCIO: Risultati e classifiche

LUGANO - Diciannove risultati utili consecutivi in tutte le competizioni. Questa sera, nel secondo turno di Conference League, il Lugano va a caccia della cifra tonda. L'ostacolo si chiama Getafe, settimo nella Liga la scorsa stagione, e la trasferta alle porte di Madrid si preannuncia tutt'altro che semplice. Ma i bianconeri, galvanizzati da un avvio di stagione straordinario, hanno tutte le intenzioni di giocarsi le proprie carte.

Per analizzare il momento d'oro dei ticinesi abbiamo contattato Paolo Tramezzani, ex allenatore del Lugano nella stagione 2016/17, chiusa con 35 punti in 18 partite e il terzo posto finale. Oggi il tecnico 56enne siede sulla panchina del Como Women. «È sicuramente un cammino sorprendente», esordisce. «So quanto sia difficile mantenere una simile continuità di risultati, soprattutto a inizio stagione e su più competizioni. È qualcosa di straordinario».

Il Lugano è ancora imbattuto, ha il miglior attacco e la miglior difesa della Super League. Qual è il segreto di questa squadra?
«Guardandola da fuori, partirei dalle fondamenta. E la prima persona a cui penso è Mattia Croci-Torti. Sta facendo davvero grandi cose: in questo percorso c'è molto di lui, della sua crescita e della sua evoluzione come allenatore, che procede di pari passo con i risultati ottenuti dalla squadra negli ultimi anni. Credo sia il principale artefice del successo del Lugano. C'è poi un altro aspetto che mi piace sottolineare: il club ha continuato a credere nella strada intrapresa diversi anni fa, sostenendo il proprio allenatore anche nei momenti più difficili».

Come all'inizio della scorsa stagione, quando a fine agosto il Lugano era già fuori dalla Coppa Svizzera e dall'Europa, oltre a essere attardato in campionato...
«Esattamente. Anche al club vanno quindi riconosciuti grandi meriti. Nel calcio di oggi la figura dell'allenatore viene spesso messa in discussione sulla base dei risultati, più che delle reali capacità, competenze e qualità. Il Lugano, invece, ha continuato a dare fiducia a Croci-Torti anche quando le cose non giravano e i risultati non arrivavano. In un certo senso, i successi di oggi sono anche il frutto di quella fiducia e di quella pazienza».

Quanto ha inciso sulla crescita del Lugano l'avvento dell'AIL Arena?
«Non ho ancora avuto modo di vederla dal vivo, ma chi ci è stato me ne ha parlato come di un vero gioiellino. È la casa ideale per una realtà come Lugano. E il fatto che sia spesso piena dimostra quanto sia stato importante questo investimento. Giocare in uno stadio del genere, potendo disputare le partite europee in casa anziché doversi trasferire a San Gallo o a Thun, contribuisce a creare identità. La crescita passa anche dagli investimenti nelle infrastrutture, a cominciare proprio dallo stadio. Giocare lì ti fa sentire davvero a casa, mentre per gli avversari può essere più complicato rispetto al vecchio Cornaredo, uno stadio aperto e molto più ampio»

ImagoTramezzani ha allenato il Lugano nella stagione 2016/17.

Allenatore e stadio, ma anche i giocatori stanno facendo la loro parte. C'è qualche singolo che merita una menzione particolare o il segreto sta soprattutto nel gruppo?
«Il gruppo è fondamentale. A Lugano c'è un bel mix di giovani talentuosi e giocatori d'esperienza, che conoscono molto bene il campionato svizzero. Poi ci sono due giocatori che considero un po' come dei figli: "Gianni" Alioski e Anto Grgic. Mi fa piacere vederli giocare ad alto livello in una squadra competitiva. Anto, in particolare, è un giocatore importantissimo: ha un'intelligenza calcistica fuori dal comune e vede le cose prima degli altri».

Dal dischetto, poi, è una sentenza: 26 rigori consecutivi trasformati. L'ultimo errore risale al 31 ottobre 2021, in un Sion-GC.
«Basta pensare che Messi, con la maglia dell'Argentina, ha sbagliato otto rigori per capire quanto sia clamorosa la percentuale realizzativa di Anto».

Torniamo alle qualità della squadra: che cosa la colpisce maggiormente?
«Al di là delle individualità, il Lugano difende bene ed è molto forte anche nel possesso palla. Basta pensare all'ultima partita casalinga contro la Stella Rossa, un'avversaria di valore. Inoltre, ha tante alternative: chi entra dalla panchina non abbassa il livello. È un aspetto fondamentale, soprattutto oggi, con cinque cambi a disposizione che permettono di modificare praticamente metà formazione durante una partita. Quando giochi ogni tre o quattro giorni, la profondità della rosa può davvero fare la differenza».

A Getafe può arrivare il ventesimo risultato utile consecutivo?
«Me lo auguro. È una trasferta insidiosa e in Europa ogni partita è complicata, anche quando affronti squadre che militano in campionati considerati inferiori. Ma, vista la personalità e la consapevolezza acquisite, sono convinto che il Lugano possa fare risultato anche in Spagna. Naturalmente bisognerà fare i conti con l'avversario: il Getafe è una squadra forte, che gioca con ritmo e intensità. Sono proprio sfide come questa, però, a permettere al Lugano di crescere ulteriormente e completare un percorso di maturazione già molto avanzato. Al di là del risultato e della prestazione, l'Europa ti dà tantissimo sotto ogni punto di vista. Ti chiede molto, ma ti restituisce altrettanto».

Insomma, se quest'anno il Lugano non vincesse il campionato, sarebbe una sorta di fallimento?
«No, su questo non sono d'accordo. Guardando la classifica e il rendimento del Lugano rispetto a quello delle altre squadre più accreditate, si potrebbe arrivare a ragionare così. Ma i campionati sono lunghi e siamo ancora a ottobre. Non è pessimismo: semplicemente, nel calcio ne ho viste davvero tante. È chiaro che, se il Lugano continuasse a questi ritmi, sarebbe difficile per chiunque stargli dietro. Ma il punto è proprio questo: riuscire a mantenere il rendimento. Anche nelle stagioni migliori possono arrivare momenti difficili. Ho comunque l'impressione che questa squadra ne sia pienamente consapevole. Allenatore e giocatori sanno benissimo quanto sia bello stare in vetta, ma anche quanto sia difficile restarci».

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Ultimo aggiornamento: 22.10.2026 07:10
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