«Perché non hai potuto resistere ancora un po'?»

Il fuoriclasse argentino rompe il silenzio dopo la morte del padre Jorge e racconta il Mondiale vissuto con il pensiero a lui: «Volevo vincerlo per portarti la Coppa».
ROSARIO - «Perché non hai potuto resistere ancora un po’?». È una domanda che non cerca risposta, ma racchiude tutto il dolore di Lionel Messi per la scomparsa del padre Jorge, morto quattro giorni fa a 68 anni. Il fuoriclasse argentino ha affidato a una lunga lettera pubblicata sul proprio profilo Instagram l’ultimo saluto all’uomo che lo ha accompagnato fin dai suoi primi passi nel calcio.
«Papà, non riesco ancora a credere che te ne sia andato», scrive Messi. Parole che raccontano un dolore ancora troppo recente per poter essere davvero elaborato. «Per me è molto difficile immaginare che non ti vedrò più, che non parleremo più. So che soffrivi e che è stato meglio così, ma te ne sei andato troppo presto».
A pesare maggiormente è ciò che non hanno potuto vivere insieme. Soprattutto quel Mondiale che Jorge avrebbe voluto seguire da vicino, come tutti gli altri. «Mi hai chiesto così tanto di giocare l’ultimo Mondiale», racconta Messi, ricordando come le condizioni del padre fossero peggiorate proprio nei giorni precedenti all’inizio della competizione.
Per la prima volta, Jorge non era al suo fianco durante un grande torneo. Messi, però, continuava a sperare. «La mamma mi diceva che saresti migliorato e che saresti stato abbastanza bene da poter viaggiare. Ti dicevo che saremmo arrivati in finale, così avresti potuto venire».
Dopo ogni partita, però, si ripresentava lo stesso vuoto. «Aspettavo e sentivo la mancanza del tuo messaggio. È stato allora che ho capito che la situazione era davvero grave». Eppure Messi ha continuato a giocare, spinto anche dalla speranza di regalare al padre un’ultima emozione.
L’Argentina arrivò in finale, ma Jorge non poté esserci. Messi scese in campo con il sogno di conquistare un’altra Coppa del mondo anche per lui. Ma le cose non andarono come sperava. «Volevo vincerla per portartela e mostrarti una nuova Coppa. Non ci sono riuscito; le mie gambe non ce la facevano più».
Al ritorno arrivò il momento più difficile. «Quando sono arrivato, pensavi che avessimo perso la finale ai rigori». Non ci fu nemmeno il tempo di raccontarsi tutto. «Non abbiamo potuto parlare di tutto quello che era successo. Non hai potuto goderti nulla».
Ma il Mondiale è soltanto una parte di una storia molto più lunga: quella di un padre che ha accompagnato il figlio fin dall’infanzia, tra allenamenti, partite e sacrifici. «Mi portavi a tutti gli allenamenti appena tornavi dal lavoro. Per molti di questi era la mamma ad accompagnarmi perché tu stavi lavorando. Ovviamente non hai mai perso una sola partita».
Jorge era molto più di un genitore: era il primo punto di riferimento, il consigliere e anche il procuratore di Lionel Messi. «Sei stato papà, amico e procuratore. Sei sempre stato la persona di cui avevo bisogno in ogni momento e non hai mai sbagliato nulla».
Ora Messi deve fare i conti con un futuro senza quella presenza e con dubbi che vanno oltre il calcio. «Non so cosa farò senza di te, non so come andare avanti. Ho giocato solo a calcio e ora ho molti dubbi sul fatto che continuerò a farlo ancora per molto».
Resta una promessa: portare Jorge con sé, anche attraverso i propri figli. «Sarò sempre presente, soprattutto nel modo in cui crescerò i miei figli, perché insegno loro e li educo come avete fatto voi due con me».
Poi l’ultimo saluto, semplice e definitivo: «Mi mancherai tantissimo. Riposa in pace e prenditi cura di noi da lassù, come hai fatto quaggiù. Grazie di tutto. Ti amo, papà».



