Si riparte da zero. E si riparte dai Castelli

Paolo Balzari, Vice presidente Il Noce e membro Task Force Castelli
Lo scorso 27 settembre Bellinzona ha deciso. La raccolta firme ha dato a cittadine e cittadini la possibilità di esprimersi sul progetto Fortezza e il risultato è stato chiaro: ha vinto il NO e quel progetto è stato bocciato. Quella fase si è chiusa lì.
Oggi, però, non basta limitarsi a prendere atto del risultato e andare avanti come se nulla fosse successo. Sarebbe il modo peggiore di leggere una votazione popolare. Quando la maggioranza esprime una scelta, quella scelta deve avere conseguenze anche su ciò che viene dopo.
È proprio da qui che nasce la Task Force Castelli. Non nasce per continuare una campagna referendaria che si è conclusa e nemmeno per dire no a qualsiasi cosa venga proposta in futuro. Nasce perché il voto del 27 settembre rappresenta un punto di partenza nuovo e perché crediamo che da questo momento sia necessario ripensare tutto con maggiore ascolto, maggiore trasparenza e soprattutto con la disponibilità a rimettere davvero in discussione ciò che la popolazione ha respinto.
La prima cosa, per quanto mi riguarda, è molto semplice e credo sia anche una delle più sentite dalla gente: deve sparire la denominazione «Fortezza». Ovunque. Dai cartelli, dalla segnaletica, dalla comunicazione, dai documenti e da tutto ciò che verrà realizzato da oggi in avanti.
Si torni a utilizzare ufficialmente la denominazione Castelli, a partire dalla segnaletica e da tutta la comunicazione pubblica.
So benissimo che il nome non era formalmente oggetto della votazione. Lo sappiamo tutti e credo sia inutile continuare a ripeterlo ogni volta come se questo chiudesse la discussione. La votazione riguardava il progetto e il progetto è stato bocciato. Adesso si riparte e, se davvero si vuole ricominciare da zero, è giusto rimettere in discussione anche quel nome che per mesi è stato infilato praticamente ovunque e che una parte molto ampia della popolazione non ha mai sentito proprio.
Continuare a dire che «sul nome non si è votato» significa guardare solo il dato formale e ignorare tutto quello che si è sentito durante la campagna, nelle strade, nei commenti, negli incontri e nelle discussioni con i cittadini. Basterebbe ascoltare.
Il messaggio arrivato da Bellinzona, secondo me, è molto più chiaro di quanto qualcuno voglia ammettere. La gente non vuole il nome Fortezza, non vuole che la gestione dei Castelli venga affidata a una fondazione che allontani il controllo pubblico, non vuole vedere spazi oggi pubblici diventare a pagamento e non vuole che vengano spesi milioni per un progetto che ha lasciato troppi dubbi e troppe domande senza risposta.
Questo non significa essere contrari al futuro dei Castelli. È esattamente il contrario.
Siamo pronti a sederci a un tavolo con il Municipio, con il Cantone e con tutte le altre parti coinvolte. Siamo pronti a discutere, a portare idee, a confrontarci e a contribuire alla costruzione di qualcosa di nuovo. Nessuno di noi pensa che i Castelli debbano restare immobili o che non possano essere valorizzati meglio.
Ma nuovo deve voler dire davvero nuovo.
Non avrebbe alcun senso prendere il progetto appena bocciato, modificarlo qua e là, cambiare qualche cifra, qualche modalità di gestione o qualche parola e poi ripresentarlo come se fosse un’altra cosa. Se la popolazione ha detto no a quel progetto, il minimo che ci si possa aspettare è che ciò che è uscito dalla porta non venga fatto rientrare dalla finestra.
È anche per questo che vogliamo esserci.
Non per sostituirci alle istituzioni e nemmeno per pretendere di avere l’ultima parola su tutto, ma per seguire quello che succederà, fare domande quando servirà, controllare ciò che verrà proposto e portare al tavolo quel sentimento che abbiamo raccolto in questi mesi parlando con tante cittadine e tanti cittadini.
La nascita della Task Force Castelli è quindi il passo successivo naturale dopo la votazione. Dimostra anche una cosa che durante la campagna qualcuno ha cercato di far passare: non siamo disfattisti e non siamo quelli che vogliono semplicemente bloccare tutto. Abbiamo contestato un progetto preciso, motivando punto per punto le nostre ragioni, in modo chiaro e senza lasciare spazio a equivoci su ciò che contestavamo. Abbiamo raccolto le firme necessarie perché la popolazione potesse esprimersi e la popolazione si è espressa.
Adesso siamo pronti anche alla fase successiva.
Ma proprio perché siamo pronti a costruire, chiediamo che si parta da basi diverse, senza scorciatoie e senza far finta che il 27 settembre non sia successo nulla.
Il voto è finito.
La volontà espressa nelle urne, invece, deve continuare ad essere rispettata.



