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Le dimissioni di Claudio Zali non bastano. È il sistema che deve cambiare

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Le dimissioni di Claudio Zali non bastano. È il sistema che deve cambiare
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HelvEthica-Ticino prende atto delle dimissioni del Consigliere di Stato Claudio Zali.

Erano un atto inevitabile e rappresentano un primo passo per restituire credibilità alle istituzioni. Ma le dimissioni di un uomo non bastano.

Restano tante domande alle quali i cittadini hanno diritto di ricevere una risposta. La prima riguarda il riferimento al fidato «amico di Milano», evocato come la persona alla quale affidare un "lavoro sporco". HelvEthica-Ticino non formula accuse verso persone di cui non conosce l'identità. Chiede però che venga chiarito chi sia e perché un membro del Governo ritenesse naturale rivolgersi a lui per risolvere un problema con la violenza.

La seconda riguarda il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Lo stesso Gobbi ha dichiarato di essere stato informato già nel 2021 delle segnalazioni riguardanti Claudio Zali. Successivamente, mentre era ancora aperta la vicenda relativa all'incidente che lo aveva coinvolto e agli accertamenti alcolemici effettuati dalla Polizia, si verificò un fatto istituzionale del tutto inconsueto: lo scambio dei Dicasteri tra Gobbi e Zali.

HelvEthica-Ticino non sostiene che quello scambio fosse finalizzato a proteggere qualcuno; non esistono, allo stato, prove che consentano di affermarlo.

Rileva però che fatti che allora apparivano strani e difficilmente spiegabili trovano oggi una possibile chiave di lettura. Quello che sembrava un semplice arrocco amministrativo appare ora come una soluzione che, oggettivamente, poteva risultare conveniente per entrambi.

Non sono prove, ma sono indizi politici.

E quando gli indizi riguardano il funzionamento delle istituzioni, la politica ha il dovere di pretendere trasparenza ben prima che intervenga un giudice.

Per questo HelvEthica-Ticino chiede che venga ricostruita pubblicamente l'intera sequenza dei fatti: dalle prime segnalazioni del 2021, fino alle ragioni che portarono allo scambio dei Dicasteri.

Troppo spesso, negli ultimi anni, i cittadini hanno avuto la sensazione che appartenenze politiche, rapporti personali e legami familiari abbiano prevalso sulla trasparenza e sul merito.

È una percezione che la politica ha il dovere di dissipare con i fatti, non con il silenzio. Le dimissioni di Claudio Zali non chiudono questa vicenda. La aprono.

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