Non un limite numerico, ma risposte lungimiranti

Gloria Bernasconi Ghielmini, Membro Comitato PVL Ticino
L’iniziativa dell’UDC che mira a limitare la popolazione residente a 10 milioni di abitanti ha certamente un merito: quello di portare nel dibattito pubblico alcune delle sfide più importanti che il nostro Paese deve affrontare. Tra le questioni sollevate durante la campagna figurano le difficoltà nell’accesso all’alloggio, la cementificazione del territorio, l’invecchiamento della popolazione, la pressione sulle infrastrutture, la dipendenza della Svizzera da risorse e manodopera provenienti dall’estero. Sono problemi reali, che preoccupano molti cittadini e che meritano risposte. L’UDC sostiene di avere trovato la soluzione: fissare un limite a 10 milioni di abitanti. Secondo il partito, una soglia numerica rigida permetterebbe di risolvere molte delle difficoltà che il Paese sta vivendo. Ma è davvero così? Prendiamo il tema della carenza di alloggi e della cementificazione. In molte regioni la carenza di abitazioni è dovuta non solo alla crescita demografica, ma anche alla speculazione immobiliare e a scelte pianificatorie discutibili. Nel Canton Zugo, proprio l’UDC ha sostenuto la creazione di “zone bianche”, ovvero aree nelle quali i promotori immobiliari potrebbero costruire senza vincoli edilizi. Una proposta che rischia di accelerare quella pressione sul territorio che il partito denuncia come conseguenza dell’aumento della popolazione. Eppure, una politica lungimirante non dovrebbe forse incentivare il recupero di edifici sottoutilizzati, o promuovere modelli innovativi di co-living, che permettono di condividere spazi comuni a favore della cittadinanza? Vi è poi il tema dell’invecchiamento demografico e della dipendenza della Svizzera dalla manodopera estera. Se si vuole davvero ridurre la dipendenza dall’immigrazione, non sarebbe logico valorizzare prima il potenziale di chi vive già nel nostro Paese? Una delle risposte consisterebbe nel favorire una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro attraverso asili nido accessibili, servizi extra scolastici e misure di conciliabilità famiglia lavoro. Tuttavia, l’UDC si oppone regolarmente a molte delle proposte che vanno in questa direzione. Limitarsi a indicare un numero non basta. Ciò di cui abbiamo bisogno è una visione coerente e lungimirante. Ed è per questo che occorre votare No il prossimo 14 giugno.



