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MARCO CHIESA

Vent’anni di promesse. Zero soluzioni.

Marco Chiesa, consigliere agli Stati UDC
Ti-Press
Fonte red
Vent’anni di promesse. Zero soluzioni.
Marco Chiesa, consigliere agli Stati UDC

Da vent’anni assistiamo allo stesso spettacolo. Cambiano le parole, cambiano le giustificazioni, cambiano le promesse. I problemi invece restano sempre gli stessi.

Gli affitti aumentano. Le autostrade sono congestionate. I treni sono sovraffollati. Il territorio verde e agricolo si restringe mentre il cemento avanza. In Ticino i salari subiscono una pressione costante e sempre più giovani sono costretti a cercare altrove le opportunità che non trovano a casa loro. Su una cosa concordano ormai quasi tutti: così non si può andare avanti. Un vecchio detto sostiene che gli svizzeri si alzano presto ma si risvegliano tardi. Forse perché siamo un popolo prudente. Forse perché preferiamo osservare prima di agire. Ma arriva sempre il momento in cui anche la prudenza deve lasciare spazio alla decisione. Eppure, quando si passa dalle analisi alle soluzioni, cala il silenzio. L’UDC una proposta ce l’ha: riportare sotto controllo la crescita dell’immigrazione e fissare un limite di sostenibilità. La si può condividere oppure contestare, ma è una proposta concreta. Dagli altri sentiamo unicamente critiche. Critiche all’UDC. Critiche all’iniziativa. Critiche a chi solleva il problema. Ma dopo vent’anni si dovrebbe essere in grado di trasformare una critica in una proposta alternativa. Sembra di rivivere Aspettando Godot. Tutti aspettano qualcuno che dovrebbe arrivare a risolvere la situazione. Ma Godot non arriva mai. Anche a Berna ci chiedono da vent’anni di aspettare: il prossimo accordo, la prossima riforma, il prossimo compromesso. Nel frattempo, la popolazione continua a crescere ad un ritmo insostenibile, le infrastrutture si avvicinano ai loro limiti e la pressione sul territorio e sul mercato del lavoro aumenta. Ma la Svizzera non è un’opera teatrale. È casa nostra. Il rischio è semplice: quando gli altri avranno finalmente trovato una risposta, il problema sarà già diventato irreversibile. E la Svizzera che volevamo preservare non esisterà più. Il 14 giugno votare SÌ significa smettere di credere alle promesse da marinaio. Chi invita a votare NO dovrebbe rispondere a una domanda molto semplice: se non questa, qual è la vostra soluzione alle pressioni che deve sopportare la nostra popolazione? Dopo vent’anni di attesa, è arrivato il momento del risveglio. E il 14 giugno è il momento di decidere con un SI per la Svizzera e il suo futuro.

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